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sabato, 22 novembre, 2008

Dinamiche psicosociali e pratiche interculturali con i migranti

Nell’ambito dei programmi di formazione di figure professionali riconosciute in ambito psicosociale, l’Unità Psicosociale e di Integrazione Culturale dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), offre un corso di formazione formatori (Dinamiche psicosociali e pratiche interculturali con i migranti)finalizzato a costruire un network di professionisti. Tale network si specializza in interventi formativi secondo un approccio multidisciplinare che coniuga prospettive sistemiche e psicodinamiche con una sensibilità per i contesti culturali di provenienza e di appartenenza dei migranti.

Destinatari
Il corso di formazione formatori è rivolto a operatori psicosociali e mediatori culturali ed è finalizzato all’approfondimento di aspetti teorici e pratici dei processi migrativi attraverso la sperimentazione e l’analisi degli strumenti di formazione (laboratori esperienziali, discussione di casi, role-playing, ecc.).

Requisiti
I partecipanti hanno preferibilmente un profilo psicosociale educativo (psicologi, psicoterapeuti, medici, insegnanti, formatori, counsellors, mediatori culturali) con esperienze di lavoro con migranti presso servizi ed associazioni, nella scuola e nella sanità.

Iscrizioni
Entro il 1 giugno 2004 gli interessati possono inviare all’Unità Psicosociale e di Integrazione Culturale, via email: psycho@iom.int o via fax: 06 4402533, una richiesta di partecipazione precisando le proprie motivazioni e allegando il Modulo di Iscrizione e il Curriculum Vitae.

Programma
Il corso si tiene a Roma ed inizia con un evento residenziale di 4 giorni dove viene introdotto l’approccio antropologico e psicoculturale ai processi migrativi attraverso discussioni teoriche e sperimentazioni pratiche: i partecipanti vengono invitati a sperimentarsi in un role-playing che rievoca le dinamiche familiari e intergenerazionali della partenza, la negoziazione nei confronti degli anziani e le aspettative di chi rimane: l’emigrazione è spesso un progetto collettivo oltre che individuale dove si declinano strategie familiari e personali. Altra situazione si presenta quando la partenza è un evento forzato da cause esterne, accompagnato da eventi luttuosi, da espulsioni violente: il dramma sociale della partenza, vissuto dai protagonisti in maniera incompleta o rapida, e spesso con conseguenze traumatiche, può essere rievocato in un contesto protetto, il setting psicosociale, attraverso strumenti proiettivi quali le maschere, gli oggetti autorappresentativi, le fiabe e le narrazioni della propria esperienza migratoria. Questa condivisione consente e favorisce il “lavoro della memoria”, ovvero quel processo di risignificazione e di rimemorazione possibile solo una volta che si è completata l’elaborazione del lutto. Nei giorni successivi, il lavoro di gruppo viene dedicato allo sviluppo di una sensibilità psicoculturale all’interno del setting psicosociale dove i partecipanti sperimentano direttamente l’ascolto attivo, la restituzione di feed-back e la costruzione di metacontesti comunicativi di mediazione interculturale.
Negli incontri successivi, che si svolgono in moduli di due giornate consecutive (tra ottobre e dicembre 2004), vengono approfondite, sempre attraverso una metodologia partecipativa e la discussione di casi, le seguenti tematiche: disagio mentale e esclusione sociale per alcuni profili di migranti (rifugiati, displaced people, marginalità sociale), mediazione e comunicazione interculturale nella relazione terapeutica, supervisione di casi.


 
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