Acqua: verso una crisi mondiale, salteranno gli Obiettivi Onu
Quest'anno, in concomitanza con l'International Year of Sanitation (IYS), l'Anno internazionale per i servizi igienico-sanitari dichiarato dall'Onu, la settimana si è concentrata sul tema dei "Progressi e prospettive sull'acqua: per un mondo pulito e in salute con particolare attenzione all'accesso ai servizi igienici". Secondo l’Onu, un quinto della popolazione mondiale vive oggi in condizione di mancanza di acqua, due miliardi e mezzo di persone manca di servizi igienici e cinquemila bambini muoiono ogni giorno di dissenteria legata alla tale mancanza su un totale di 1,8 milioni di persone l'anno. In Asia, dove vive il 60% della popolazione, lo sviluppo economico esponenziale degli ultimi anni ha avuto un impatto significativo sulla diminuzione delle risorse idriche: oggi, ogni abitante del continente asiatico può contare in media sul 20% dell’acqua di cui poteva disporre negli Anni '50. Neanche l’Europa è risparmiata dal problema dell’acqua, considerando che 20 milioni di persone non hanno accesso a installazioni sanitarie decenti. Da non dimenticare il timore di guerre per l'oro blu: sono 263 nel mondo i corsi d'acqua transfrontalieri, cioé condivisi da almeno due nazioni, e anche se finora non hanno scatenato conflitti - e anzi stanno nascendo forme di collaborazione - si registrano comunque 37 episodi di violenza tra Stati per questioni legate all'acqua, 30 dei quali avvenuti nel Medio Oriente. L'Associazione per i popoli minacciati presenta un bilancio critico delle gravi violazioni dei diritti umani - e in particolar modo delle popolazioni indigene - collegate allo sfruttamento delle risorse idriche. Quella dell'"oro blu" è un'industria che a livello globale vale più di 300 miliardi di dollari: ed è in crescita tanto che si stima che il capitale necessario a coprire i bisogni di acqua urbana ed infrastrutture fognarie in 50 mercati leader entro il 2025 si aggira sui 2,3 migliaia di miliardi. Ma gli "investimenti e miglioramenti nella gestione delle risorse idriche, fornitura di acqua e servizi igienici sono spesso percepiti meramente come costi sia nel Nord che nel Sud del mondo" segnalava il documento preparatorio su "economia, finanza e settore privato". I consumi mondiali di acqua sono ripartiti in modo ineguale: a fronte dei 400 litri utilizzati ogni giorno da un nordamericano e dei circa 200 litri di un europeo, una persona povera nei Paesi del Sud del mondo non può disporre che di 10 litri al giorno per bere, fare il bucato e cucinare. Va inoltre considerato che negli Usa si butta il 30% di cibo, l'equivalente di 40mila miliardi di litri, ossia l'acqua necessaria ai bisogni di 500 milioni di persone. E proprio sulle "enormi quantità di cibo sprecate nei processi di lavorazione, trasporto, stoccaggio, nei supermercati e nelle cucine" che "è anche spreco di acqua" si è concentrato l’appello ai governi, formulato della Fao, dell’Istituto internazionale per la gestione dell’acqua (Iwmi) e dello Stockholm International Water Institute (Siwi). Nel mondo, ricordano le tre agenzie, si produce abbastanza cibo per nutrire tutti "ma il problema sta nella distribuzione e nell’accesso", oltre che in abitudini superflue nel modo di comprare e consumare i beni. Mentre nei Paesi più poveri la maggior parte dello spreco si verifica prima che gli alimenti arrivino al consumatore - si stima che il 15-35% dello spreco avvenga già nel campo e il 10-15% nelle fasi di lavorazione, trasporto e stoccaggio - nei paesi più ricchi, invece, il processo di produzione e stoccaggio è più efficiente, ma lo spreco è comunque maggiore. Per questo Siwi, Fao e Iwmi hanno chiesto ai governi di dimezzare lo spreco di cibo entro il 2025, "un obiettivo necessario e raggiungibile" - afferma la nota. E "dietro la crisi alimentare mondiale c'è la crisi globale dell'acqua dolce, che potrebbe peggiorare rapidamente per effetto dell´intensificazione del cambiamento climatico" - ha affermato il direttore generale del Wwf International, James Leape aprendo la settimana di lavori. "L'irrigazione agricola fornisce il 45% delle risorse alimentari di tutto il mondo e senza di essa non avremmo cibo per i 6 miliardi di persone del nostro pianeta. Tuttavia, in tutto il mondo molte aree irrigate, sia nei Paesi ricchi che nelle Nazioni meno sviluppate, sono molto stressate, così come i fiumi e le riserve di acqua sotterranee che le sostengono". A Stoccolma il Wwf ha presentato uno studio sull'impronta idrica di Gran Bretagna e Svezia, nel quale si dimostra che la Gran Bretagna è la sesta maggiore importatrice di "acqua virtuale" al mondo, ovvero di acqua ottenuta per realizzare prodotti come cibo, abbigliamento e altri beni per i quali è necessario appunto un ampio uso di acqua. "Lo studio dimostra che solo il 38% dell’acqua usata dai cittadini britannici proviene dai fiumi, dai laghi e dal sottosuolo del Regno Unito – ha commentato Michele Candotti, Direttore generale del WWF Italia. Il resto è importato e si nasconde nei beni primari e di largo consumo che il paese compra dall’estero. Il paradosso è che moltissimi di questi prodotti provengono da aree del mondo in cui le risorse idriche sono già sotto stress o lo diventeranno presto". Le associazioni promotrici della Water footprint da alcuni anni pongono l'attenzione proprio sull'impronta ecologica dei consumi d’acqua. I primi cinque maggiori importatori idrici mondiali di "acqua virtuale" sono Brasile, Messico, Giappone, Cina e Italia. In Italia si consumano 215 litri di acqua reale al giorno a testa, ma se si conteggia anche l’acqua virtuale la cifra aumenta di trenta volte. Nel nostro paese gli sprechi delle reti arrivano fino al 40% e secondo il 'Dossier Acque Wwf 2007', il consumo d'acqua nelle abitazioni e nelle città incide solo per il 10% sul totale, mentre all'agricoltura va il 46% dei consumi, alle industrie manifatturiere il 17%, alla produzione idroelettrica il 19% e per le forniture pubbliche il 18%. [GB] |



