Vertice Fao: vaghe promesse, Terra Preta chiede 'diritto al cibo'
Sul documento, approvato ieri sera per acclamazione nel Comitato plenario e non, come previsto, per voto nominale e quindi senza il passaggio dell’approvazione formale nell’Assemblea, il direttore generale della Fao, Jacques Diouf, ha come di consueto in questi casi espresso soddisfazione sottolineando la difficoltà di dover mettere d’accordo quasi 200 delegazioni per raggiungere un compromesso. “Posso affermare che gli obiettivi raggiunti vanno oltre le nostre aspettative” - ha detto Diouf, annunciando lo stanziamento di circa otto miliardi di dollari (pari a sei miliardi e mezzo di euro) per fronteggiare la crisi alimentare. Chiaro e documentato, invece, il documento finale del Forum 'Terra Preta' firmato da 270 organizzazioni contadine, movimenti sociali e organizzazioni non governative: “I vertici economici e politici si stanno arricchendo con la crisi alimentare, le speculazioni finanziarie sono una tra le cause dirette dell’incremento dei prezzi delle derrate alimentari e di conseguenza alimentano esponenzialmente la crisi alimentare”. Il Forum della società civile 'Terra Preta' – con i suoi numerosi rappresentanti di oltre 60 paesi, molti del Sud del mondo - ha tentato di vigilare e dare ai lavori dei "grandi" un senso che non fosse solo quello del fitto “business bilaterale” intrecciato a margine del grande incontro internazionale. “Nel momento in cui la fame cronica, lo spodestamento dei produttori di cibo e dei lavoratori, speculazione di merci e terra e il riscaldamento globale sono all’apice - sottolinea il documento del Forum 'Terra Preta' - governi, agenzie e istituzioni finanziarie stanno offrendo proposte che aggravano solamente queste crisi attraverso versioni ancor più pericolose di politiche che originariamente hanno innescato l’attuale situazione”. Secondo “Terra Preta”, le iniziative di alcuni governi e dei responsabili Onu al vertice Fao “costituiscono un’aggressione ai produttori di cibo su piccola scala (tra i quali le donne sono in prima linea) e ai beni naturali”. Negli ultimi 30 anni, “i piani di aggiustamento strutturale della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale - sostengono ancora i rappresentanti della società civile provenienti dai cinque continenti - hanno creato le condizioni per ricorrenti crisi alimentari attraverso le politiche di liberalizzazione che hanno minato la capacità locale e nazionale di garantire politiche appropriate e l’autosufficienza alimentare”. E’necessario “resistere al controllo dell’alimentazione e dell’agricoltura da parte delle multinazionali” si aggiunge, intervenendo per “combattere le speculazioni finanziarie” per il “finanziamento da parte di governi e organizzazioni internazionali dei piccoli produttori”. Occorre “evitare la produzione e l'esportazione di biocarburanti” e “inserire l’agricoltura nell’ambito dei negoziati sugli impegni di Kyoto post-2012”, che si svolgono quest’anno in Polonia e l’anno prossimo in Danimarca. Ma soprattutto, è necessaria “una complessiva riforma agraria in favore di produttori, popoli indigeni e comunità locali” promuovendo “un nuovo modello di sviluppo che metta al centro la sovranità alimentare”. In conclusione, le organizzazioni chiedono “che i governi avviino procedimenti giuridici a favore delle vittime dell’emergenza alimentare, tenendo in considerazione, attraverso procedimenti criminali, le società e le istituzioni (inclusi i governi), le cui azioni hanno negato alle comunità il loro diritto al cibo”. [GB] Fonte: Misna |



