Gaza: porre fine all'assedio, mobilitazione il 26 gennaio
"Israele deve riconsiderare e porre fine alla sua politica di pressione sulla popolazione civile di Gaza a causa delle inaccettabili azioni dei militanti. Le punizioni collettive sono proibite dalla legge internazionale" - ha affermato B. Lynn Pascoe, Sotto-segretario Generale per gli affari politici dell’Onu alla riunione del Consiglio di sicurezza convocata ieri in via straordinaria su richiesta della Lega Araba per discutere il deterioramento della situazione umanitaria nella Striscia di Gaza, definita “estremamente fragile”. Pascoe ha condannato l’aumento dei lanci di razzi sul territorio israeliano da parte dei militanti di Hamas, ma ha chiarito che non giustificano “passi sproporzionati” da parte del governo di Israele che è stato sollecitato a investigare adeguatamente gli incidenti che hanno portato alla perdita di vite civili a Gaza e garantire un’adeguata assunzione di responsabilità, consentendo l’accesso delle merci e degli aiuti umanitari internazionali a Gaza dove a dicembre è stato garantito l’approvvigionamento di appena il 34,5% dei beni necessari - riporta l'agenzia Misna. Il blocco della Striscia – in atto da 7 mesi - sta segnando in profondità la vita della popolazione palestinese. "Oltre quaranta Palestinesi uccisi e centinaia di feriti in una sola settimana di massicci raid israeliani nella Striscia di Gaza ma anche in Cisgiordania" - riporta Luisa Morgantini, vice presidente del Parlamento Europeo, in un appello nel quale denuncia che le "reazioni tardive e titubanti dell'UE stanno aggravando l'isolamento e il dramma della popolazione nei Territori palestinesi". "Non ci sono parole di condanna dalla Comunità Internazionale e neanche dall'Unione Europea, a parte le dichiarazioni isolate del Commissario UE per le Relazioni Esterne, Benita Ferrero-Waldner - che ha chiesto ieri a Israele "di riprendere le forniture di nafta e di riaprire le frontiere" agli aiuti umanitari - e le voci sparse e tardive dei Governi Italiano, Francese e Spagnolo che esprimono preoccupazione su una "situazione umanitaria già catastrofica". Nessuno comunque finora - nota la Morgantini - aldilà delle condanne per l'aggravamento della crisi umanitaria e delle richieste di far entrare medicine e carburante, ha preteso con fermezza la riapertura dei valichi della Striscia al transito di persone e merci e la fine dell'embargo che strangola Gaza, che rappresenta l'unico modo per fermare anche i lanci di razzi Qassam sui civili israeliani da parte di estremisti palestinesi, esecrabili, controproducenti e segno di impotenza e rabbia, non di resistenza" . "L'Unione Europea - aggiunge la Morgantini - invece, è rimasta sorda di fronte alla risoluzione votata lo scorso 11 ottobre dal Parlamento Europeo con cui si chiede al Governo Israeliano di porre fine all'assedio di Gaza, e ha dimostrato un'assoluta mancanza di un ruolo politico efficace per una presa di posizione immediata contro tutto quello a cui stiamo assistendo, ignavi, sempre e comunque responsabili". "L'Unione Europea, così come la politica del Quartetto, sono responsabili e devono assumersi subito le proprie responsabilità: pretendere la fine dei bombardamenti e dell'assedio di Gaza come richiesto in tutto il mondo dalla società civile riunita nella campagna 'End the Siege. Il 26 gennaio, nella giornata dei Forum Mondiali, sono previste mobilitazioni per chiedere di porre fine all’assedio di Gaza. "Questa iniziativa creerà certamente un momentum che dobbiamo utilizzare dichiarando il 26 gennaio 2008 come una Giornata d’Azione Internazionale. Una giornata in cui tutti e tutte uniamo le nostre forze per fare pressioni sul Governo Israeliano affinché ponga fine all’assedio di Gaza" - chiede la Campagna 'End the Siege'. Perciò, noi ci appelliamo a tutti i nostri amici e amiche, sostenitori e sostenitrici in tutto il mondo per organizzare attività nello stesso giorno nelle proprie città, per protestare contro l’assedio israeliano a Gaza. Suggeriamo di organizzare delegazioni che incontrino membri del Parlamento e rappresentanti del Governo, di ottenere una visibilità mediatica e di organizzare manifestazioni davanti le ambasciate e i consolati Israeliani". [GB] |



