Finansol: facciamo luce sui derivati finanziari
I derivati sono quegli strumenti finanziari il cui prezzo è basato sul valore di mercato di altri beni come azioni, indici, valute, tassi, ecc. Un fenomeno dalle dimensioni e dalle implicazioni preoccupanti che, solo grazie ad una recente inchiesta della trasmissione Report, è balzato all’attenzione dell’opinione pubblica. “I derivati o swap si chiamano così – spiegava Milena Gabanelli nella trasmissione – perché derivano il loro valore da variabili esterne. Sono operazioni che di solito si costruiscono su un debito. Sul debito si pagano gli interessi, che possono aumentare a seconda di come vanno i mercati. E allora la banca di solito ti propone una assicurazione. Prospettata così nessuno dice di no. E infatti li hanno piazzati un po’ a tutti, dalla grande Regione al piccolo Comune di montagna, dal policlinico al salumificio, all’istituto delle suore. Solo che spesso quest’assicurazione invece che tutelarti dai rischi spesso te ne rifila degli altri. E tu non lo capisci, perché sono contratti così complessi che addirittura l’ex ministro delle finanze Siniscalco ha detto: ‘Io stesso ho difficoltà a leggerli e a capirli’”. L’associazione finansol.it offre una chiara spiegazione dei derivati (in .pdf) “Il messaggio che intendiamo dare con la nostra Campagna – continua Gallicani – è che se proprio le amministrazioni vogliono giocare come se si fosse al Casinò almeno lo facciano a carte scoperte, visto che le fiches sono dei cittadini”. Per questo finansol.it mette a disposizione di cittadini, amministratori e organizzazioni della società civile informazioni sui derivati e i loro rischi; una petizione sottoscrivibile on line; una bozza di mozione (in .pdf) da presentare a Comuni, Province e Regioni per fare luce su un fenomeno che, a fine 2006 per il Ministero del Tesoro, vede esposti gli Enti Locali italiani per 13 miliardi di euro, ma che secondo finansol.it arrivano a 33 miliardi, calcolando il peso delle banche estere non registrate dalle istituzioni italiane di controllo. A fine agosto, secondo Banca d’Italia, il valore di mercato dei derivati in tasca agli Enti Locali era negativo per un miliardo e 55 milioni di euro, su una perdita complessiva di 5 miliardi di euro attribuibili al sistema paese. "Inutile dirlo - continua Gallicani - ma le uniche a guadagnarci da questa roulette sono le banche; il loro saldo netto è di 1 miliardo di euro mentre le società, sia quotate che non, ne perdono quasi 5 e gli enti locali 1". Due terzi di queste perdite sono in capo ai Comuni, un quarto alle Regioni e il resto alle Province. "Chiunque legga il prospetto che riportiamo (in .pdf) si accorgerà che il fenomeno è decisamente rilevante". Oggi il dibattito politico si va orientando verso un ruolo autorizzativo e di controllo del Tesoro. "La nostra idea – spiega Gallicani - è invece dare piena trasparenza e pubblicità a queste operazioni nei documenti contabili degli enti pubblici così chi ha autorizzato queste operazioni dovrà quanto meno renderne conto ai suoi elettori. Un’acrobazia coperta dai soldi dei cittadini che ripianeranno i debiti con l’aumento dei prelievi fiscali e con un’erosione dei servizi offerti dagli enti pubblici stessi – continua il presidente di finansol.it - I cittadini devono essere informati su un fenomeno misconosciuto che colpisce duramente la finanza pubblica attraverso meccanismi quasi mai trasparenti". Secondo la Consob circa l’80% dei contratti risulta in perdita (relazione in .pdf) con una rimessa media per operazione di circa 80.000 euro: gli Enti Locali hanno subito perdite medie molto più elevate di quelle delle imprese (circa 430.000 euro contro 76.000), anche a causa della dimensione media dei contratti più elevata (circa 12 milioni di euro di valore nozionale, contro i 2,6 milioni di euro delle imprese). |



