Immigrati: quasi 4 milioni, urge dialogo
Con questo ritmo tra 10 anni la popolazione straniera raddoppierà. Dai 3 dello scorso anno a 6 milioni. Non si tratta solo di “nuovi arrivi” ma di “nuovi nati”. Le neonatologie nostrane scoppiano di bambini di colore. Le donne straniere, a riguardo, battono le nostre 2 a 1. Stanno letteralmente svecchiando la nostra società che vede, senza gli immigrati, 130 anziani contro 100 ragazzi. I nuovi arrivi, metà donne e metà uomini, hanno un’età media di 32 anni a fronte dei nostri 44. Son presenti dove c’è lavoro e quindi con un 60% al nord, 27% al centro e 13% al sud impegnati il 12% in agricoltura, 26% industria e 62% servizi. 1 su 10 degli occupati è nato in un paese non europeo. Nonostante siano più istruiti della media italiana più di 130.000, che hanno avuto meno opportunità di studio in gioventù, frequentano i corsi per adulti ed altrettanti sono i titolari d’azienda con aumento vertiginoso delle donne nell’ultimo biennio. Quest’ultime persone “capaci d’impresa” impiegano sempre più personale italiano e da problema si trasformano in risorsa. Anzi. In traino. Il primato della presenza è detenuto da Romania con 600 mila presenze. Ma “son dei nostri” ed affatto extracomunitari. Seguono quasi a pari merito Marocco ed Albania. Il forte impatto ha portato a qualche situazione d’emergenza a livello scolastico ove i minori neo arrivati rappresentano talvolta un quarto della popolazione scolastica. Nelle classi, in media, v’è un bambino straniero ogni venti nostrani. Bicchiere mezzo pieno. Un europeo su due ritiene che la presenza sia ormai indispensabile mentre il bicchiere mezzo vuoto ritiene sia la principale fonte d’insicurezza. Anche lavorativa. "Senza gli immigrati il sistema Italia si bloccherebbe", afferma il Presidente Napolitano in un messaggio inviato alla Caritas Migrantes che ha curato il rapporto anche con l'aiuto di Cinformi. I dati, sottolinea il capo dello Stato, "conferma il fatto che l'Italia si presenta oggi come uno dei paesi europei più decisamente investiti dai flussi migratori. E conferma pure il radicamento di una parte consistente dei nostri immigrati: più famiglie, più nascite, più studenti, più acquisti di abitazioni, più nuovi cittadini. Conferma altresì il contributo decisivo del lavoro immigrato alla produzione di beni e servizi, al pagamento di contributi e imposte". Infatti beneficiano ancor poco delle pensioni contribuendo non poco. Il capo dello Stato auspica che si creino le "condizioni di successo del nostro comune impegno di denuncia e di rifiuto di ogni rigurgito e nuova manifestazione di razzismo". Gli fa eco il Commissario Europeo Vladimir Špidla a chiusura dell’anno “Equal opportunities for all” – Eguali opportunità per tutti: o dall’Europa ne traggono beneficio tutti i gruppi e le minoranze oppure viene meno la sua credibilità. L’Europa deve agire affinché l’uguaglianza divenga realtà. Sottoscriviamo. Purché si rivedano le politiche europee molto propense all’infrastruttura e meno a favorire un nuovo ed urgente dialogo tra popoli diversi. di Fabio Pipinato (Osservatorio Migra) Fonte: L’Adige del 31/10/2007 |



