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martedì, 02 dicembre, 2008

WSA: è tempo di coabitare l'Europa delle minoranze

"Da un'Europa sconvolta dai recenti conflitti nei Balcani ad un Europa che, valorizzando etnie, lingue e religioni, sappia cogliere le tante opportunità anche attraverso l'allargamento dell'Unione". E' questo l'appello che è emerso dalle relatrici intervenute alla Conferenza internazionale promossa venerdì scorso a Bolzano dalla World Social Agenda nell'ambito della manifestazione "Libera Europa – Freies Europa". La conferenza sul tema "Coabitare l’Europa delle minoranze” ha concluso il ciclo di riflessione quadriennale sui continenti nei quali donne dell'Africa, America Latina, dell'Asia, dell’Europa dell’Est e dei Balcani hanno presentato le loro attività e la visione loro di un mondo "diverso, multiplo, mescolato".

Le tematiche affrontate nella Conferenza internazionale non erano semplici e spaziavano dalle difficoltà ed opportunità dell’allargamento ad est dell’Unione Europea, al dibattito sull'identità europea, fino alla possibilità di convivenza tra etnie, culture, religioni differenti in territori, come quelli dell’Europa balcanica, che hanno vissuto recentemente il trauma della guerra. La World Social Agenda le ha affrontate mantenendo fede alla tradizione delle passate edizioni, dando cioè spazio alla "voce femminile". Le relatrici, Floarea Virban (rumena), Monika Bulaj (polacca) e Radmila Zarkovic (bosniaca), moderate da Cornelia Dell’Eva del Centro per la Pace di Bolzano, sono state le protagoniste della Conferenza alla quale è intervenuta anche Chiara Rabini dell’Ufficio Affari di Gabinetto della Provincia Autonoma di Bolzano.

Fabio Pipinato, responsabile per la Regionale Trentino Alto Adige della Fondazione Fontana, promotrice della conferenza della WSA, ha salutato il pubblico a nome della Fondazione e ringraziato per la collaborazione nell’organizzazione dell’evento la Regione Autonoma Trentino-Alto Adige, la Provincia Autonoma di Bolzano, il Comune di Bolzano, la Fondazione Cassa di Risparmio di Bolzano, la Fondazione Alexander Langer, l’Associazione Donne Nissà, il Centro per la Pace di Bolzano, il CSSEO, l’UPAD, l’Osservatorio sui Balcani ed Unimondo. “Nonostante la nuova Europa sembri meno interessante di altri temi più esotici”, ha sottolineato Pipinato, “è importante mantenere alta l’attenzione sui Paesi che ne fanno parte, a fronte anche dei recenti fatti di razzismo e filo-nazismo“.

Ha introdotto la conferenza Chiara Rabini dell’Ufficio Affari di Gabinetto della Provincia Autonoma di Bolzano (PAB) che ha delineato l’impegno della PAB per la cooperazione con l’est Europa. La Provincia impiega in quest’area una percentuale modesta del budget per la cooperazione, il 10%, ma questa è controbilanciata da un forte impegno del territorio che ha sviluppato solidi ponti con l’Europa dell’est sia per motivi di vicinanza geografica che per la presenza in Alto Adige di immigrati dall’Europa dell’est e dai Balcani. “Crediamo di dover proseguire con il nostro impegno nella cooperazione decentrata nei Balcani” - ha affermato. “Le priorità saranno ancora i minori, le donne e il dialogo inter-etnico per poter contribuire, anche se in piccola parte, ad un’Europa uguale per tutti”.

La moderatrice dell’incontro, Cornelia Dell’Eva, ha aperto la serata ricordando come parlare di Est Europa e Balcani “in un certo senso significa parlare di noi”.

Floarea Virban, rumena, ricercatrice dell’Istituto Europeo di Fiesole, ha iniziato la sua relazione ponendo una domanda al pubblico: “Europei si nasce o si diventa?”. Dopo una breve introduzione storico-politica sulla divisione tra Europa Orientale e Occidentale e sulla formazione dell’Unione Europea, ha spiegato come l’identità europea non possa essere caratterizzata dalla sola appartenenza ad un certo spazio geografico o al fatto di essere nati all’interno dell’Unione Europea. Essa implica invece una riflessione sullo sviluppo dei diritti umani all’interno di un determinato Paese. “Per la Romania - ha affermato - l’entrata in UE ha significato nuove speranze in termini di possibilità di studio e di finanziamenti per sostenere lo sviluppo”. “Essere europeo in Romania - ha continuato - significa innanzitutto un vantaggio economico per quegli imprenditori che non sono tenuti a rispettare tutti i diritti che trovano nel paese d’origine. Essere rumeno in UE non ha significato, invece, un grande cambiamento, anzi è venuto meno un senso di compassione e molti problemi permangono come ad esempio la delinquenza organizzata e la prostituzione”.

Radmila Zarkovic, bosniaca, imprenditrice e pacifista, appartenente alle Donne in Nero, ed oggi impegnata nel progetto Lamponi di Pace realizzato dalla Cooperativa Insieme a Bratunac-Srebrenica, ha cercato di analizzare che conseguenze possano avere i concetti di globalizzazione ed allargamento se applicati al suo paese d’origine. “La globalizzazione può portare anche ad una forma di neocolonialismo, in cui una certa Europa cerca di controllare altri Paesi europei” - ha affermato. “L’allargamento, quindi, può significare nuove opportunità ma anche forme di disparità”. Per la Bosnia l’entrata nell’Unione Europea sembra ad oggi l’unica soluzione possibile, ma ci sono diversi rischi: il pericolo è, infatti, che vadano persi valori e peculiarità del Paese. Radmila ha raccontato poi l’operato del Progetto Lamponi di pace che cerca di “recuperare il valore di una vita insieme” tra le diverse minoranze offrendo agli abitanti del territorio opportunità lavorative. La cooperativa Insieme, in cui vivono e lavorano persone di etnie diverse - in particolare serbo bosniaci e bosniaci mussulmani - si occupa della produzione di un prodotto come i lamponi che era già conosciuto prima della guerra per cui le persone avevano già le conoscenze necessarie per coltivarlo.

Monika Bulaj, polacca, antropologa e fotografa, la cui mostra “Genti di Dio. Viaggio nell’altra Europa” è stata esposta durante i quattro giorni della manifestazione, ha parlato di “memoria” ed “oblio”, due categorie presenti nel suo lavoro. Il suo lungo viaggio alla scoperta dei confini delle fedi, dal Mar Baltico al Mar Nero, nasce dalla sua infanzia, dal suo tentativo di elaborare il lutto altrui. “Il silenzio Steti era famoso per la comunità ebraica, ed inciampando sulle pietre tombali ho scoperto che la parola ebreo significa anche silenzio” - ha raccontato. Nel suo viaggio ha scoperto un’immensità di minoranze e a Gerusalemme ha potuto ritrovare i luoghi che le ricordavano e spiegavano il suo paese. “La memoria degli ebrei si basa sul ricordo, sulla rievocazione delle generazioni”, ha sottolineato. “I Rom hanno invece una cultura dell’oblio che si vede soprattutto nei funerali dove fanno di tutto per dimenticare ed allontanare il morto. Forse anche per questo a Norimberga, non si presentò nessuna rappresentanza Rom per rievocare lo sterminio, continuando così a perpetrare l’oblio”.

A fine conferenza, dopo alcune domande del pubblico, il duo Bubesapravie ha intrattenuto gli ospiti con ritmi balcanici mentre il ristorante Nada Mas di Bolzano offriva un buffet a base di piatti est europei. La manifestazione della World Social Agenda "Libera Europa – Freies Europa" si è conclusa con la conferenza internazionale. Dal prossimo anno, la World Social Agenda proporra percorsi, dibattiti e eventi a Padova, Trento e Bolzano sugli "Obiettivi del Millennio" proposti dall'Onu.

di Barbara Sartori



 
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