CRMB: bene il ritiro del Governo dal fondo privatizzazione dell'acqua
“Accogliamo positivamente questa mossa coraggiosa del governo italiano” - ha detto Elena Gerebizza della Campagna per la riforma della Banca mondiale (CRBM). “Invece di destinare fondi per favorire le privatizzazioni nel Sud del mondo, è giunto il momento di veicolare le scarse risorse destinate alla cooperazione internazionale alla promozione dei beni pubblici globali, tra cui l’acqua” ha aggiunto la Gerebizza. “Noi di CRBM continueremo a chiedere al nostro esecutivo di ritirarsi da fondi simili al PPIAF, che ben poco fanno per risolvere i problemi dei poveri del pianeta” - ha concluso la Gerebizza. Il PPIAF è da anni nell’occhio del ciclone delle proteste delle Ong internazionali e delle popolazioni locali dei Paesi del Sud del mondo, che subiscono gravi conseguenze dai processi di privatizzazione dell’acqua. In base ad uno studio delle Ong, dal 1999 il PPIAF ha utilizzato una parte dei fondi a sua disposizione in 37 dei Paesi interessati per “costruire consenso” o promuovere le privatizzazioni, senza che ne derivassero risultati apprezzabili. Per questa ragione lo scorso febbraio la Norvegia ha deciso di abbandonare il PPIAF, imitata nei giorni scorsi dall’Italia. Intanto, un gruppo di Ong internazionali, tra cui Friends of the Earth International e gli americani di Pacific Environment, hanno scritto ieri una lettera aperta al Financial Times e all’International Finance Corporation (IFC), chiedendo di ritirare la nomination della ABN Amro per il premio di 'Banca Sostenibile' dell'anno. Il premio, infatti, e il relativo evento sono indetti dall'autorevole quotidiano economico britannico e dalla stessa IFC. Tra le nomination di quest'anno figura anche la ABN AMRO, alla quale le ONG contestano, tra le altre cose, il fatto di aver finanziato con un prestito di circa un miliardo di dollari la Gazprom, la compagnia petrolifera di stato russa. Con quei fondi la Gazprom si è aggiudicata la maggioranza delle quote del progetto di Sakhalin II, un gasdotto nato per sfruttare le risorse nell'omonima isola all'estremo orientale della Russia. Da anni quest'opera è tra le più contestate al mondo per la gravità dei suoi impatti socio-ambientali, a partire dalla distruzione dell'habitat di specie di balene già a rischio di estinzione. Il premio sarà consegnato il mese prossimo durante una cerimonia pubblica che si terrà a Londra. Finanziando, seppur indirettamente, un opera come il gasdotto di Sakhalin II, la ABN AMRO secondo le Ong violerebbe gli Equator Principles, ovvero le linee guida socio-ambientali che alcune tra le principali banche al mondo, tra cui la stessa banca olandese, si sono date nel 2004. E sull'operato della Gazprom e dell'Eni è intervenuta la trasmissione di ieri di Report di RaiTre, documentando che sono 10 anni che l’Eni estrae gas dal Kazakhistan, ma quel gas viene svenduto alla Gazprom e alla Kazmunaygas "ad un 20esimo del prezzo che noi paghiamo quando arriva in Italia". La posizione dell’Eni è: “ci stiamo lavorando”. [GB] |



