Cluster bombs: Onu chiede moratoria, ma l'Italia le fabbrica
“Ma occorre denunciare – dice Giuseppe Schiavello direttore della Campagna Italiana Contro le Mine - che malgrado ciò, l’Italia non ha ancora ratificato il V protocollo della Convenzione sull’uso d’armi convenzionali (Ccw) che riguarda gli ordigni inesplosi e la bonifica dei siti contaminati.” (…) Inoltre - continua Schiavello - questi micidiali congegni continuano ad essere prodotti in Italia, dalla Simmel difesa, e in altri paesi europei come Francia, Spagna e Inghilterra”. Va ricordato che Simmel Difesa a fine 2004 ha oscurato il proprio catalogo online che riportava diversi modelli di queste armi: da un'inchiesta di Rainews24 la Simmel Difesa continua a esportare componenti di cluster. La Campagna contro le mine e Rete Disarmo invitano il Governo Italiano a prendere una chiara posizione in materia di disarmo di fronte alle prove inconfutabili di massacri di civili dovuti agli ordigni inesplosi. “Non è accettabile – conclude Schiavello - che l’Italia non riesca a sostenere un chiaro orientamento a sostegno dei diritti umani nei consessi diplomatici demandati alle politiche per il disarmo quando si è dotata, grazie all’impegno della società civile, di una legge di messa al bando delle mine che ha la più avanzata definizione di mina antipersona al mondo e che certamente assimila senza ombra di dubbio ordigni con effetti indiscriminati come le sub-munizioni cluster”. Un Disegno di Legge per l’inclusione delle cluster bombs nella legge che mette al bando la produzione delle mine antipersona (legge 374/97) è stato presentato al Senato raccogliendo più di 37 firme da diversi schieramenti ed un analogo Disegno di Legge e stato presentato alla Camera dei Deputati. Anche il parlamento svizzero si appresta a discutere un'iniziativa per il divieto delle bombe a grappolo: la Svizzera possiede 200mila esemplari di questo tipo di armi e la proposta chiede "il divieto di fabbricazione, esportazione, stoccaggio e utilizzazione di queste armi in Svizzera". Dalla fine del conflitto in Libano, le Nazioni Unite hanno stimato la presenza di circa 100mila ordigni inesplosi ed è stato confermato sempre da fonti dell’Onu, l’utilizzo di armi al fosforo bianco. La Campagna "Stop cluster munitions" chiede che questi ordigni siano equiparati alle mine antipersona e che siano messi al bando: secondo l'organizzazione non governativa "Handicap international", dal 1973 le cluster bombs avrebbero provocato più di 11mila vittime e 33 milioni sarebbero gli ordigni rimasti inesplosi sul terreno. Le cluster bombs, bombe a grappolo, uccidono soprattutto dopo la fine dei conflitti: sono relativamente recenti e sono state messe a punto dopo il bando di sistemi precedenti, in sostituzione delle mine antipersona. E' stato calcolato che le bombe inesplose (circa il 10-30%) rimangono sul terreno diventando delle mine che possono esplodere in seguito al minimo contatto. [GB] |



