Foreste: tagli illegali a Papua, nuova legge in Brasile
Questo taglio illegale distrugge, secondo il gruppo ambientalista Greenpeace, oltre 250 mila ettari di foresta ogni anno, in una zona dove meno dell’1% delle foreste pluviali sono protette contro lo sfruttamento commerciale. “Senza immediate azioni per fermare il taglio illegale – dice Steve Shallhorn, capo esecutivo di Greenpeace per Australia e Pacifico – si estingueranno specie, i cicli delle piogge saranno alterati e il clima mondiale cambierà in modo sempre più veloce”. Nei giorni scorsi Greenpeace ha accettato l'invito in Papua Nuova Guinea rivolto dalla tribù Kuni per stabilire una "stazione di protezione delle foreste" sulla sua terra e per delimitare i confini dei territori tradizionali delle tribù Papua al fine di salvarli dall'industria illegale del legno. Intanto in Brasile, il presidente Luiz Ignácio Lula da Silva ha promulgato una nuova legge che abilita le aziende private brasiliane allo 'sfruttamento sostenibile' delle foreste pubbliche principalmente in Amazzonia. Le concessioni riguardano legname e prodotti agricoli e sono previste solo per “imprese legalmente costituite in Brasile” per un lasso di tempo iniziale di 5 anni prolungabile fino a 40 anni. Ogni quinquennio l’operato delle aziende sarà sottoposto a verifiche per accertare che abbia rispettato le norme a difesa dell’ambiente e che non abbia in alcun modo violato i territori indigeni: solo con il ‘via libera’ di una commissione ‘ad hoc’ sarà possibile ottenere la proroga della concessione. “Con questa legge, lo Stato si riprende le sue terre, da sempre devastate dai saccheggi dei ‘grileiros’ (possidenti illegali), ‘madereiros’ (commercianti di legname) e ‘fazendeiros’ (latifondisti)” - ha detto Paulo Adario, coordinatore della ‘Campagna Amazzonia’ di ‘Greenpeace’, elogiando l’iniziativa del governo. La nuova legge prevede che l’80% degli introiti derivanti dalle concessioni sia diviso tra lo Stato, le autorità locali e un ‘Fondo di sviluppo forestale’ per incentivare anche le amministrazioni regionali a non favorire l’occupazione illegale di terre. L’obiettivo del governo, ha spiegato il ministro dell’Ambiente Marina Silva, è di regolare in 10 anni lo sfruttamento di 13 milioni di ettari, pari al 3% della superficie amazzonica brasiliana. Si calcola che dagli anni ’70 almeno 700 mila chilometri quadrati dell’Amazzonia siano stati distrutti per la commercializzazione del legname pregiato e la creazione di terre coltivabili. [GB] |



