L'Unione e l'affidamento del Servizio idrico integrato
"Il Sole 24 Ore" del 27 gennaio 2006 pubblica un articolo dal titolo "Unione, compromesso sulle liberalizzazioni" (di Lina Palmerini) dove, al paragrafo "Reti: proprietà pubblica, gestione al mercato" viene detto: Quali sono le cautele, i "caveat" che hanno dovuto accettare Ds e Margherita per arrivare a un accordo con la sinistra ? Il programma di liberalizzazioni - per i servizi pubblici locali - è inserito in un contesto in cui si garantisce "il servizio universale" che, in alcuni settori come i trasporti, vuol dire mantenimento dei cosiddetti rami secchi. Si rivendicano poi "le clausole sociali per i lavoratori", si richiama alla concorrenza come fattore di sviluppo della qualità dei servizi e abbassamento dei costi.
Il passaggio sopra riportato, per chi ha sempre creduto nella gestione pubblica del ciclo integrato delle acque, è indubbiamente positivo. Nella situazione attuale, però, occorre un passaggio ulteriore; ciò alla luce della delega ambientale che - pare - di imminente e definitiva approvazione (via libera del Consiglio dei Ministri ottenuto lo scorso 19 gennaio 2006), contestata dalla Conferenza unificata delle Regioni (v. Manifesto del 27 gennaio 2006), viene considerata non conforme alle norme costituzionali in quanto sposta (nuovamente) l'asse di competenza su molte materie di carattere ambientale dalle periferie al centro (contraddicendo il principio di sussidiarietà). Essa introduce elementi anche normativi di confusione, di fatto ostacola - ad esempio - la realizzazione di un necessario sistema di tutela e di pianificazione delle acque, moltiplica in maniera non efficiente soggetti di Autorità, di fatto indebolisce il ruolo degli Enti locali intermedi (soprattutto le Regioni). Tra le altre, mi permetto portare l'attenzione comune sulla terza parte del decreto ambientale, dedicato a "La gestione delle risorse idriche". Riguardo l'affidamento della gestione del Servizio idrico integrato il decreto - anziché garantire pari dignità alle diverse forme di affidamento del servizio - richiama seccamente il decreto 267/2000 (modificato in diverse parti dalla legge 326/2003) e pare ribaltare come opzione "prioritaria" di affidamento quella della gara ad evidenza pubblica, ponendo come ipotesi altresì possibili l'affidamento a società con capitale interamente pubblico ("in house providing") o a società con capitale misto pubblico-privato (in tutti i casi, sempre a soggetti di diritto privato). Inoltre, il decreto dispone che il Comitato per la vigilanza sull'uso delle risorse idriche" divenga una "Autorità di vigilanza sulle risorse idriche e sui rifiuti" con, fra le competenze assegnate, (.)l'osservanza dei principi e delle regole della concorrenza e della trasparenza nelle procedure di affidamento dei servizi (.). In una fase in cui: - esiste il termine tassativo per la scelta della forma di affidamento al 31/12/2006; - è in atto una pressione stringente sul significato di "controllo analogo" (quello che gli enti locali devono avere sulle società di capitali da loro interamente partecipate per motivare un affidamento "in house"); - è stata istituita l'"Autorità di vigilanza" per verificare il rispetto delle regole della concorrenza E’ necessario non abbassare la guardia e prestare attenzione alle evoluzioni normative sopra riportate. Nel contempo, a mia valutazione, si tratta di interagire progettualmente per costruire "modelli" sostenibili sul piano dell'affidamento diretto, senza passaggio di gara ad evidenza pubblica (riproponendo un ruolo centrale e decisivo dei Consigli comunali e dei Consigli dei cittadini negli ATO). Fa bene l'Unione a muoversi sul piano segnalato da "Il Sole 24 Ore"; compito di tutti noi, se vogliamo essere "classe dirigente "dal basso, è di sollecitare quanti hanno scelto quelle opzioni perché le medesime si possano realizzare sul piano delle scelte operative; pare urgente, pertanto, mandare un chiaro segnale ai decisori legislativi ad "aggiustamento" delle opzioni previste nel decreto di delega ambientale. di Marco Emanuele - marco@ipstrategie.it Fonte: Associazione progetto Strategie |



