Migranti: il Cpt gestito dalla Minerva, divise le coop
La Cooperativa Minerva opera nel settore del facility management per imprese ed enti con attività che vanno dalla progettazione ed erogazione di sanificazioni ospedaliere ai servizi di igiene ambientale, dalla gestione e manutenzione di aree verdi alle pulizie civili e industriali, dalle manutenzioni edili alle pitturazioni, al facchinaggio, all’assistenza alla persona. Il Presidente della Cooperativa è Adriano Ruchini, un imprenditore emergente. Prese in mano la cooperativa Minerva nel 1990. Allora aveva due dipendenti: in quindici anni è diventata la maggiore azienda del settore in provincia di Gorizia con 200 addetti. L’appalto è stato vinto, il 17 dicembre scorso, dalla cooperativa isontina Minerva. “Indubbiamente colpisce, ma ormai non ci stupisce più, che sia proprio una cooperativa aderente alla Lega delle Coop, che quindi si rifà, o dovrebbe rifarsi, a quell’eticità dei valori che all’inizio del ’900 hanno fatto nascere le cooperative, oggi rivesta un lavoro da aguzzini nei Centri di Permanenza Temporanea", ha dichiarato il consigliere regionale friulano Alessandro Metz. Ma da parte del movimento cooperativo necessitano alcune precisazioni. Già il 21 ottobre l'assemblea regionale di Legacoopsociali del Friuli-Venezia Giulia espresse all’unanimità una dura posizione contro l'apertura al Cpt, aderendo alla campagna contro l'apertura e per la non partecipazione alla gara d'appalto per l'affidamento. La posizione di Legacoopsociali regionale è stata condivisa anche da Legacoop regionale. Poi purtroppo hanno partecipato alla gara d'appalto realtà appartenenti a tutte e tre le confederazioni cooperative (Legacoop, Confcooperative ed Agci): per altro, la cooperativa aggiudicataria, Minerva di Gorizia, è aderente all'AGCI (Associazione Generale Cooperative Italiane) e solo recentemente ha anche aderito in seconda istanza pure a Legacoop, evidentemente pensando che le prese di posizione della nostra associazione siano astratti teoremi e non precise direttive etiche e comportamentali. Per questo Gian Luigi Bettoli, Presidente regionale di Legacoopsociali si propone alla prossima riunione della Giunta e Direzione di Legacoop del Friuli Venezia Giulia di assumere una ferma posizione di condanna, sia di Minerva che di altre realtà che hanno partecipato alla gara d'appalto. Quasi come atto di conversione arriva la nota stampa della Confederazione delle Misericordie d'Italia che attualmente gestisce i Cpt di Lampedusa, Crotone, Bari, Modena e Bologna. Le Misericordie parlando di “riconvertire i Cpt in luoghi di accoglienza e la loro intera gestione deve essere affidata alle organizzazioni umanitarie, affiancate dai volontari e dagli organi dello Stato che accertino lo status degli ospiti e limitino la presenza delle forze dell'ordine”. In questo modo – secondo il movimento delle Misercordie – il numero dei Centri potrebbe essere aumentato, eliminando il sovraffollamento in strutture come quella di Lampedusa. Questo cambio di rotta, prosegue la nota, contribuirebbe ''a rimuovere l'ostilita' di larghissimi strati di popolazione e di pubbliche amministrazioni verso l'apertura di nuovi Centri che, nella logica dell'accoglienza, devono essere moltiplicati rispetto al numero attuale eliminando le tragiche condizioni di sovraffollamento che periodicamente si sono dovute sperimentare a Lampedusa o in altri centri''. Ma non si può dimenticare che per la Confederazione delle Misericordie d'Italia la gestione dei Cpt è un business miliardario gestito da Daniele Giovanardi, responsabile del pronto soccorso del Policlinico nonché fratello gemello di Carlo, ministro per i Rapporti con il Parlamento. La Misericordia di Modena ha vinto l’appalto per il Cpt di Bologna giocando al ribasso attraverso una politica dei tagli di generale razionalizzazione delle spese, tagliando il numero dei dipendenti (da 40 a 30), riducendo l'assistenza sanitaria a 8 ore invece delle 24 su 24 come doveva garantire dalla Croce Rossa. Secondo il Rapporto di Medici Senza Frontiere (dati del 2003) il CPT di Bologna riceveva - fino alla gestione della Cri - 80 euro al giorno per persona; quello di Modena 75 euro al giorno per ogni immigrato, cifre da mezza pensione in un albergo di buon livello. |



