Msf: crisi dimenticate e fondo per le emergenze
In occasione della pubblicazione del secondo rapporto dell'Osservatorio Crisi Dimenticate in collaborazione con l'Osservatorio di Pavia, Medici Senza Frontiere presenta un'analisi qualitativa e quantitativa dello spazio che le principali edizioni (pranzo/sera) dei TG nazionali di RAI, Mediaset e La7 hanno dedicato alle emergenze umanitarie nel corso del 2005. "È innegabile che lo spazio che i media dedicano a una crisi umanitaria incide sul grado di attenzione e sul livello degli aiuti da parte della comunità internazionale" afferma Stefano Savi, direttore generale di Medici Senza Frontiere Italia. Dall'analisi dell'Osservatorio Crisi Dimenticate si evince che i TG nazionali hanno dedicato alle emergenze umanitarie nel loro insieme circa 293 ore su un totale di 2539 ore di programmazione, ovvero l'11,6% dello spazio – un dato in netta diminuzione rispetto al secondo semestre del 2004, quando lo spazio era stato il 17,5%. Così come lo scorso anno, anche quest'anno la crisi irachena risulta la più seguita dai TG di pranzo e sera (136 ore, cioè il 46% del tempo dedicato alle emergenze internazionali); tuttavia, è anche evidente che di queste 136 ore, la stragrande maggioranza del tempo è stata dedicata a sequestri eccellenti (50 ore circa), alla politica italiana (12 ore) e a quella USA (5 ore), al processo a Saddam (quasi 4 ore), mentre lo spazio dedicato a informare gli italiani sulla situazione umanitaria della popolazione civile e sui suoi bisogni si riduce a 24 minuti (0,3%) dedicati agli aiuti umanitari, 5 minuti dedicati ai profughi (0,1%) e 4 minuti dedicati ai civili vittime di guerra. La seconda crisi più seguita dai TG italiani è stata quello dello tsunami, per la quale si può constatare un'attenzione primaria nei confronti delle vittime, degli aiuti umanitari e della situazione nei paesi colpiti, che dimostra un giornalismo attento alle sorti delle vittime, qualcosa di tanto encomiabile quanto raro. La terza crisi più seguita dai media italiani è stata il conflitto israelo-palestinese, cui sono state dedicate oltre 39 ore (di cui un solo minuto dedicato agli aiuti umanitari). Pochissimo spazio è stato inoltre dedicato ad altre gravi crisi umanitarie: solo poco più di un'ora alla tragedia del Darfur, dove due milioni di sfollati continuano a vivere in una condizione di estrema precarietà, sottoposte a violenze e tensioni permanenti; sei minuti all'epidemia di malaria, che ogni anno provoca oltre un milione di morti e due minuti alla situazione in Angola e a quella in Zimbabwe. Una peculiarità italiana è rappresentata dal fatto che i nostri TG hanno anche ignorato crisi che, al contrario, grande risonanza hanno avuto a livello internazionale: è il caso della crisi nutrizionale in Niger, con oltre 60.000 bambini gravemente malnutriti, alla quale i nostri TG hanno dedicato solo 31 minuti. E sebbene i nostri telegiornali abbiano dedicato quattro ore e mezzo al terremoto in Pakistan all'inizio di ottobre, queste appaiono esigue di fronte a un disastro che ha provocato oltre 73 mila morti e due milioni e mezzo di senzatetto; già dopo un paio di settimane la notizia era sparita dai nostri teleschermi, mentre i media di tutto il mondo ancora a dicembre seguivano con angoscia la sorte dei sopravvissuti che dovevano affrontare il terribile inverno privi di ripari. Tra le crisi più seguite a livello internazionale e in Italia, rientra sicuramente la tragedia dello tsunami, che ha ricevuto una grande attenzione da parte dei media, accompagnata da una risposta straordinaria da parte dei cittadini di tutto il mondo, e in particolar modo degli italiani. Pochi giorni dopo il maremoto, MSF aveva già ricevuto oltre 90 milioni di euro a livello internazionale, fino ad arrivare alla raccolta finale di circa 110 milioni di euro, di cui 9 milioni raccolti in Italia. Cifre che superavano di gran lunga i bisogni finanziari preventivati da MSF per fare fronte alle conseguenze dello tsunami: MSF, in quanto organizzazione di soccorso medico, è infatti intervenuta in risposta all'emergenza umanitaria, e non in un'ottica di ricostruzione e sviluppo di lungo periodo, ambiti di competenza di altre organizzazioni e degli stati. Per questo motivo, con una decisione assai controversa e dibattuta in Italia e nel resto del mondo, MSF, già il 4 gennaio 2005, e cioè dopo soli 9 giorni dallo Tsunami, aveva annunciato la sospensione della raccolta fondi dedicata all'emergenza, chiedendo ai propri donatori il consenso ad allocare parte dei loro contributi su altre importanti emergenze, in corso e future, dichiarandosi altresì pronta a restituire le donazioni qualora i donatori lo avessero richiesto. Solamente l'1,1% dei donatori ha richiesto indietro i propri soldi. Dando il loro consenso, tutti gli altri hanno permesso a MSF di intervenire prontamente nelle principali emergenze, spesso dimenticate, occorse durante il 2005: dal terremoto in Pakistan all'emergenza nutrizionale in Niger; dell'emergenza rifugiati, malnutrizione e morbillo in Ciad, all'emergenza sfollati in Darfur e Sud Sudan; dall'epidemia di Marburg e malattia del sonno in Angola, al conflitto e all'emergenza sanitaria in Repubblica Democratica del Congo. |



