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<link>http://www.unimondo.org/article/archive/4198</link>
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<title>Unimondo - Unimondo/Italiano/Homepage/Attualita'/Dossier/Iraq: guerra e dopoguerra/Analisi e Opinioni</title>
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<title>Amnesty: 11 gennaio mobilitazione per far chiudere Guantanamo</title>
<link>http://www.unimondo.org/article/view/156666/1/4198</link>
<description>Venerdì 11 gennaio ricorrerà il sesto anniversario dell’apertura di uno dei centri di detenzione diventato il simbolo delle violazioni dei diritti umani nel contesto della “guerra al terrore”: Guantánamo Bay. L’impegno di Amnesty International, negli ultimi cinque anni, ha ottenuto risultati importanti dal rilascio di centinaia di prigionieri alle prese di posizione dei principali organismi internazionali per la chiusura del centro di detenzione. Amnesty rilancia la sua campagna “Chiudere Guánt</description>
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<title>Nogaro: No a finanziamento missione in Afghanistan</title>
<link>http://www.unimondo.org/article/view/136517/1/4198</link>
<description>Caserta – No al rifinanziamento all'Afghanistan perché &quot;in ogni caso le bombe sono le stesse dell'Iraq e il numero di morti in percentuale agli abitanti maggiore&quot;. E' duro il commento del vescovo di Caserta, monsignor Raffaele Nogaro, sulla discussione in corso per il rifinanziamento della missione in Afghanistan. &quot;Il fatto che questa guerra sia sotto l'ombrello dell'Onu - osserva il vescovo all'agenzia Adista - che poi l'ha appaltata alla Nato è solo una finzione giuridica. In ogni caso le bom</description>
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<title>A Prodi: Grazie, ma no grazie!</title>
<link>http://www.unimondo.org/article/view/135727/1/4198</link>
<description>Noi del gruppo romano Statunitensi per la pace e la giustizia scriviamo questa lettera per chiedere che il governo italiano ripensi alcuni &quot;aiuti&quot; che dà al nostro paese. Riteniamo questi &quot;aiuti&quot; contro gli interessi sia del popolo italiano sia di quello statunitense. Alcuni di questi &quot;aiuti&quot; sono il frutto di passate scelte di altri governi. Ci preme invitare il nuovo governo Prodi a un cambio di rotta. Cominciamo con il chiedere di ripensare la presenza in Italia di un certo numero di bombe n</description>
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<title>Sul futuro della missione in Iraq</title>
<link>http://www.unimondo.org/article/view/132341/1/4198</link>
<description>Per chi non l’avesse già capito, la recente inchiesta de l’Espresso mette in chiaro come la missione in Iraq non sia una “missione di pace”. Il rapporto di 1 a 100 tra spese in aiuti e costi militari è la prova evidente dell’inganno subito dal parlamento e dal popolo italiano. Non solo: ma perché mai i militari dovrebbero occuparsi di aiuti umanitari e per la ricostruzione? Che senso ha affidare a truppe straniere, ambiguamente schierate all’interno di una forza occupante che ha illegalmente in</description>
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<title>L'anno in cui andranno a casa</title>
<link>http://www.unimondo.org/article/view/124999/1/4198</link>
<description>Dal caldissimo agosto di Camp Casey, alcune straordinarie azioni popolari si sono tenute in tutto il paese. Le persone cominciano a parlare ed il Congresso ha cominciato a mettere sotto accusa il regime neofascista e criminale che ha tentato di imporsi negli Usa. Da Camp Casey a Katrina, dall'uso delle armi chimiche allo spionaggio illegale dei cittadini, Bush e compagnia si sono dimostrati fallimentari per il nostro paese e per il mondo intero. Noi americani stiamo dicendo: &quot;quel che è troppo </description>
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<title>L'attacco alla sovranità alimentare irachena</title>
<link>http://www.unimondo.org/article/view/119213/1/4198</link>
<description>Al momento di partire da Baghdad nel giugno del 2004 per il presunto &quot;trasferimento di sovranità&quot; Paul Bremer, ex amministratore della Coalition Provisional Authority (CPA), ha lasciato dietro di sé un centinaio di ordini emanati in qualità di capo dell'autorità di occupazione in Iraq. Tra questi c'è l'ordine 81 su &quot;Brevetti, Design Industriale, Circuiti Integrati e Varietà Vegetali&quot;. Questa disposizione emenda la precedente legislazione iraqena sui brevetti del 1970 e, a meno che o fino a quan</description>
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<title>Iraq, un paese che vive nel terrore</title>
<link>http://www.unimondo.org/article/view/118164/1/4198</link>
<description>Di fatto una guerra civile è già iniziata e sul fuoco delle tensioni interne si è giocata e si sta giocando una grossa partita. La tragedia di oggi aumenterà le tensioni. Voci che accusano i sunniti ‘saddamisti’ legati ad Al Qaida di essere all’origine del falso allarme stanno già circolando anche nelle dichiarazioni del Ministro dell’Interno. Mercoledì abbiamo assistito a pesanti scontri in almeno otto città irachene tra i sostenitori sciiti di Muqtadr al-Sadr e quelli dell’altro leader religi</description>
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<title>La guerra? Seduce gli inesperti - intervista a Giulio Giorello</title>
<link>http://www.unimondo.org/article/view/115454/1/4198</link>
<description>Si può definire una guerra giusta? E come coniugare l’esigenza di sicurezza e di libertà, di fronte agli attacchi di Londra, Madrid e di New York? 
In occasione di Dolomiti di Pace, la manifestazione realizzata da Trentino S.p.a., Fondazione Opera Campana dei Caduti e Forum Trentino per la Pace, abbiamo incontrato Giulio Giorello, filosofo, allievo di Ludovico Geymonat, titolare della cattedra di filosofia della scienza all’Università degli Studi di Milano, ospite dell’incontro dello scorso 13</description>
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<title>Il voto alla Camera, verso l'uscita dalla guerra</title>
<link>http://www.unimondo.org/article/view/107581/1/4198</link>
<description>La Camera è chiamata a pronunciarsi sul rifinanzia- mento della missione militare in Iraq. Anche se il risultato del voto è scontato, speriamo che il dibattito possa questa volta esprimere l’avvio di un serio approfondimento sul significato della presenza militare italiana in quel contesto. Il sequestro di Giuliana Sgrena e l’uccisione di Nicola Calipari sollecitano una maggiore riflessione e forse una nuova valutazione politica. &quot;Anche se il risultato del voto è scontato, speriamo che il dibat</description>
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<title>Iraq: l'ora degli sciiti</title>
<link>http://www.unimondo.org/article/view/102373/1/4198</link>
<description>Come sosteneva Fisk ieri sulle colonne de l'Indipendent &quot;queste elezioni cambieranno la storia, ma non nel modo in cui si aspettavano gli americani&quot;.  
Secondo i dati l'affluenza alle urne è stata massiccia (si parla del 60 per cento) e non è neppure mancata la violenza: al momento sono 30 i civili e 6 i poliziotti uccisi negli attentati che hanno infiammato la giornata del voto. Il giornalista però, sottolineava come il dato rilevante non fosse tanto quello del voto, ma il fatto che &quot;gli scii</description>
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<title>Iraq: resoconto dell'incontro con alcuni iracheni</title>
<link>http://www.unimondo.org/article/view/100752/1/4198</link>
<description>Si è svolto nella serata di lunedì 20 dicembre 2004, un incontro con rappresentanti della società civile irachena presso la Casa per la Pace di Milano in v. Marco D’Agrate 11 a Milano nell’ambito del ciclo di conferenze &quot;Conoscersi per una politica di pace&quot;. Erano presenti Dott. Ryadh Nassir Abdul Razaq Aladhadh (medico specialista in tecnica della riabilitazione e membro del Consiglio cittadino di  Baghdad) e Sig.ra Samara Ahmmad Khdir Al-Azawi  (rappresentante dell'Iraq Women Society).</description>
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<title>Date voce alla protesta</title>
<link>http://www.unimondo.org/article/view/97155/1/4198</link>
<description>Col rapimento di Shqipe Hebibi e degli altri due rappresentanti Onu a Kabul (Afghanistan) giovedi scorso da un gruppo di militanti islamici, il pedaggio che la guerra al terrorismo fa pagare ai Balcani sta rapidamente crescendo. Più o meno due settimane la saga dei tre lavoratori originari di Kumanovo in macedonia, rapiti in Agosto, si concludeva con la loro esecuzione annunciata e trasmessa da Al Jazeera. Lo scorso fine settimana, un camionista croato veniva ucciso mentre era alla guida di un </description>
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<title>La liberazione degli operatori metafora della pace possibile</title>
<link>http://www.unimondo.org/article/view/95723/1/4198</link>
<description>La liberazione di Raad, Manhaz, Simona e Simona è una metafora della pace possibile. Essa è stata ottenuta con il concorso di tanti utilizzando il metodo del dialogo e della collaborazione. Si è cercata la collaborazione degli iracheni. Gruppi di resistenza compresi. E' stato detto, con scandalo, che vogliamo sostenere la resistenza. Certo sosteniamo la resistenza pacifica e nonviolenta all'occupazione, ma riconosciamo anche l'esistenza e la legittimità di una resistenza armata. Ma riconoscere </description>
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<title>Lettera di Enrico Peyretti a Un Ponte per...</title>
<link>http://www.unimondo.org/article/view/95070/1/4198</link>
<description>A &quot;Un Ponte per...&quot; - &quot;Sono un vostro ammiratore ed esprimo anch'io la grande gioia comune per la liberazione di Simona, Mahanaz, Ra'ad, e Simona. Sequestrare persone è un delitto, fuori da ogni giustizia. Dentro una guerra, che è violenza totale, sequestrare nemici è un atto violento, ma uno dei meno violenti, se è teso non ad ucciderli, ma a scambiare prigionieri o a trattare. Sparare e bombardare, cioè uccidere, è molto peggio. Anche i partigiani sequestravano fascisti e tedeschi per scambia</description>
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<title>Un nuovo pacifismo nel nome di Simona e Simona</title>
<link>http://www.unimondo.org/article/view/95068/1/4198</link>
<description>&quot;Ad un pacifismo ideologico fatto solo di discorsi e di cortei subentra un pacifismo fatto di gesti e di progetti concreti&quot; commenta Alessandro Marescotti di Peacelink dopo la liberazione delle due Simone. &quot;La conclusione positiva della vicenda del rapimento di Simona e Simona (e dei duo collaboratori iracheni) ci consegna una responsabilità enorme. Mai in Italia due persone impegnate nel movimento pacifista erano diventate così note, mai avevano così colpito i sentimenti e l'immaginazione dell</description>
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