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DOSSIER GRANDI LAGHI
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23.07.2008
“Le uccisioni e gli stupri di civili nella provincia orientale del Nord Kivu nella Repubblica democratica del Congo continuano a un ritmo terrificante nonostante la firma sei mesi fa degli accordi di pace” – denuncia Human Rights Watch (HRW) in un comunicato divulgato nei giorni scorsi a conclusione della missione di monitoraggio dell’associazione nei territori di Masisi e Rutshuru. Anche i Commissari per i diritti umani dell’Onu hanno documentato molti degli abusi, ma non hanno pubblicato le informazioni e non le hanno rese disponibili agli interlocutori internazionali. Un segnale positivo proviene intanto dal via libera da parte del governo congolese alla nomina di un Commissario speciale per i diritti umani responsabile per il Congo orientale: ma la nomina non è ancora avvenuta. (Elvira Corona)
ContinuaTemi/paesi correlati: [Emergenze] [Attivismo] [Nazioni Unite] [Conflitti] [Diritti umani] Foto: Mappa del Kivu - © web.stratfor.com
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19.07.2008
Non dimenticare i cooperanti sequestrati negli ultimi mesi in Somalia. E' l'appello dell'Associazione Ong italiane che, nonostante i ripetuti inviti al silenzio dei media per permettere alle istituzioni di lavorare alla liberazione, è preoccupata per la sorte di tre cooperanti delle ong Cins e Agrosphere e di altri quattro della ong 'Acqua per la Vita' nelle mani dei rapitori: i primi tre dal 21 maggio, cioè da ormai due mesi, e gli altri dal 1° luglio. "Ci preoccupa ancora di più, dopo le dichiarazioni riportate recentemente da un settimanale, che il rapimento di Iolanda e Giuliano possa diventare pretesto di conflitti di competenza interni alle stesse istituzioni" - afferma una nota dell'Associazione Ong italiane che invita la Farnesina a fare tutto il possibile per la loro rapida liberazione.
ContinuaTemi/paesi correlati: [Somalia] [Cooperazione internazionale] [Nazioni Unite] [Conflitti] Foto: Mappa della Somalia © Médecins sans frontières
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09.07.2008
"Quando al mondo ci sono 840 milioni di persone denutrite e ogni cinque secondi un bambino muore di fame, oltre al cibo, evidentemente, manca anche altro: la democrazia". Si è aperto con questa cruda osservazione il dibattito organizzato da dall’ong 'Time for Africa' venerdì scorso nella sala conferenze del Sunsplash, Festival internazionale di musica reggae che si tiene a Osoppo (Udine). Le concause dell'attuale emergenza alimentare sono molteplici: politiche agrarie attuate da governi spesso corrotti e poco propensi a distribuire equamente le risorse, dettami economici imposti dagli organismi sovranazionali ai paesi in via di sviluppo, il rincaro del petrolio, la speculazione finanziaria sul mercato alimentare e degli agrocarburanti, i cambiamenti climatici sono quelle emerse dagli interventi dei relatori. Ma c’è anche altro. ( Daniela Bandelli)
ContinuaTemi/paesi correlati: [Africa] [Agricoltura] [Alimentazione] [Sviluppo] [Nutrizione/Malnutrizione] [Globalizzazione] [Democrazia] [Cambiamento climatico] [Pace] [Finanza] [Economia] Foto: Siccità nel Corno d'Africa
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06.03.2008
La Crbm con le altre Ong della coalizione 'Counter Balance' ha chiesto alla Banca Europea per gli Investimenti (BEI) di non fornire prestiti per la costruzione della diga di Gilgel Gibe III in Etiopia. "Nonostante la Banca Mondiale e l’Agenzia italiana di credito all’export (SACE) abbiano deciso di non sostenere né Gibe II né Gibe III, la BEI nel 2004 ha garantito un prestito di 50 milioni per la realizzazione della diga di Gibe II e al momento sta valutando se entrare nel progetto di Gibe III i cui impatti socio-ambientali sono devastanti" - afferma la Crbm che ha redatto un rapporto presentato venerdì scorso a Bruxelles. Nel 2004 il Ministero degli Esteri italiano ha elargito ben 220 milioni di euro per Gibe II - la più alta somma della storia del fondo rotativo per la cooperazione - mentre l’impresa Salini si è aggiudicata l’appalto senza gara internazionale.
ContinuaTemi/paesi correlati: [Diritti civili] [Debito] [Imprese] [Ambiente] [Attivismo] [Cooperazione internazionale] Foto: Rapporto della Crbm sulla diga Gibe in Etiopia
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10.06.2008
"Considerando che in Nigeria la pratica di gas flaring è illegale da quasi 25 anni, quali garanzie e quali passi concreti ENI ha adottato per garantire la fine di ogni operazione di questo tipo?". Lo ha chiesto oggi la Fondazione Culturale Responsabilità Etica partecipando all’assemblea annuale dei soci dell’Eni. Acquistando azioni della compagnia petrolifera italiana, la Fondazione Culturale di Banca Etica ha inteso avviare una campagna di azionariato critico per portare le campagne di denuncia delle ong all’attenzione di azionisti e vertici dei grandi gruppi industriali. L’intervento della Fondazione oggi si è concentrato sugli investimenti dell’Eni in Nigeria e Kazakistan perché lasciano ancora aperta la possibilità di un intervento del CdA entrante per un cambiamento di rotta.
ContinuaTemi/paesi correlati: [Globalizzazione] [Etica e sistemi di valori] [Attivismo] [Inquinamento] [Pace] [Imprese] [Finanza] Foto: Gas flaring in Nigeria - Foto: A. Scaringella-FoE
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