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DOSSIER MEDIO ORIENTE
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20.11.2008
"Cento giorni dopo il conflitto di agosto tra Georgia e Russia, oltre 20mila profughi di etnia georgiana non possono ancora rientrare nelle loro case nell'Ossezia del Sud mentre molte altre persone su entrambi i lati del conflitto, una volta riuscite a tornare, hanno trovato le loro abitazioni devastate o distrutte"- afferma un recente rapporto di Amnesty International. L'associazione sottolinea che non potranno esservi riconciliazione e pace duratura "senza l'accertamento della verità e delle responsabilità" e chiede che vengano fatte indagini sul comportamento di tutte le parti coinvolte nel conflitto. Sia dal lato georgiano che da quello russo sono state sganciate bombe a grappolo in vicinanza delle aree abitate e gli ordigni inesplosi stanno pregiudicando il rientro dei profughi.
ContinuaTemi/paesi correlati: [Rifugiati] [Attivismo] [Mine] [Conflitti] [Diritti civili] Foto: Gori, settembre 2008: edificio distrutto © AI
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09.08.2006
La delegazione di organizzazioni della società civile italiana è entrata all’alba del 6 agosto in Libano, dal confine nord con la Siria. Durante il percorso la delegazione apprende che gli israeliani hanno bombardato la strada che congiunge il confine siriano di Airat a Beirut. Il percorso viene cambiato, ma anche al varco di Abuddieh si viene a sapere a pochi kilometri la strada è stata presa di mira dalle bombe israeliane. Si attende l’alba per attraversare il confine e percorrendo la strada costiera sino a Beirut. La delegazione ha incontrato nel pomeriggio rappresentanti delle oltre 120 organizzazioni che si sono unite nel coordinamento delle attività di emergenza a favore della popolazione sfollata nei giardini di Sanaye. All'interno il racconto della delegazione. Gli esponenti delle ONG e della società civile sono tutti concordi nel richiedere “l’ immediato cessato il fuoco e lo stop all‘aggressione da parte di Israele”. La delegazione ha quindi visitato una università e una scuola che sono state utilizzate per accogliere gli sfollati.
ContinuaFonte: Rete Lilliput |
16.01.2008
Nove donne e due uomini in Iran aspettano di essere uccisi a colpi di pietra: Amnesty International ha chiesto oggi alle autorità iraniane di abolire la morte per lapidazione e di imporre una moratoria immediata su questa orribile pratica, appositamente studiata per provocare la massima sofferenza nella vittima. In un nuovo rapporto pubblicato ieri, l’organizzazione ha rivolto un appello urgente al governo iraniano chiedendo di modificare il codice penale del paese e, nel frattempo, assicurare il rispetto della moratoria sulla lapidazione imposta dal Capo dell’autorità giudiziaria nel 2002.
ContinuaTemi/paesi correlati: [Diritti umani] [Sicurezza] [Attivismo] [Legislazione] Foto: Luogo della lapidazione di Ja'far Kiani - ©www.meydaan.org
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24.09.2007
A seguito delle dichiarazioni del governo di Israele che ha definito l’intera Striscia di Gaza “entità nemica” e ha annunciato un piano di sanzioni economiche per il milione e mezzo di persone che vi abitano, la vicepresidente del Parlamento europeo, Luisa Morgantini, ha diffuso il seguente comunicato che volentieri ospitiamo. "La dichiarazione di Gaza come "entità nemica" da parte del governo israeliano inventa una nuova formula nell'ormai indefinito marasma della legalità internazionale. Bloccare l'elettricità e il combustibile è invece un'ulteriore violazione del diritto internazionale, una punizione collettiva. Insieme ad una delegazione del Parlamento Europeo ed accompagnati dall'Unrwa, l'Agenzia Onu per l'assistenza ai profughi palestinesi, siamo riusciti ad entrare prima dello Yom Kippur, festa israeliana e prigione per tutti i palestinesi visto che l'esercito israeliano ha decretato per tre giorni la chiusura di tutti i territori". di Luisa Morgantini
ContinuaTemi/paesi correlati: [Diritti civili] [Conflitti] [Attivismo] Foto: Rappresaglia a Gaza - da Rainews24
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