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Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale
"Dal punto di vista economico, dipendiamo dalle potenze ex-coloniali oggi più che mai nel passato. La Banca Mondiale e il FMI (Fondo Monetario Internazionale) stanno svolgendo il ruolo che i nostri supervisori ex-coloniali erano soliti svolgere". (Martin Khor, Third World Network) Come un drago a due teste, il Fondo monetario internazionale (FMI) e la Banca Mondiale funzionano in modo indipendente ma come interpreti di un'unica volontà. Entrambe le istituzioni condividono lo stesso modello per realizzare i loro obiettivi. Esso è il modello del "libero" mercato, dell'investimento senza restrizioni, della privatizzazione dei settori pubblici; in breve, il modello "neoliberale" dell'economia mondiale. Un movimento critico a livello mondiale ha chiesto una radicale riforma sia della Banca Mondiale sia del FMI, soprattutto per rendere queste istituzioni maggiormente democratiche e attente a coloro che subiscono le loro politiche. Continua |
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30.09.2008
Una richiesta di aiuto al G7, ovvero alle economie più forti del mondo occidentale, per dei contributi che salvino l'economia dal disastro. Di solito siamo abituati a sentire tali appelli partire da Paesi dell'Africa sub-sahariana sconvolti da guerre o carestie, ma oggi il mittente è la più grande economia del pianeta. L'amministrazione Bush ha proposto un piano straordinario di aiuti che sfonderebbe i mille miliardi di dollari per cercare di salvare il sistema finanziario dal tracollo e chiesto alle altre grandi economie occidentali di dare il loro apporto. Resta da vedere se i Paesi occidentali, già impelagati in una fase recessiva, potranno fare molto. In alternativa a distanza di un ventennio da "Usa for Africa" di Michael Jackson e Bono Vox, aspettiamo di vedere i cantanti asiatici e africani riuniti in un "Third World for Wall Street" in uscita il prossimo Natale. (Andrea Baranes)
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13.09.2008
La Banca mondiale ha deciso a sorpresa di terminare il finanziamento per l’oleodotto Ciad-Camerun, causa prolungati ed evidentemente non risolti dissidi con il governo di N’Djamena, pretendendo da questo il ripagamento anticipato di tutto il prestito di 140 milioni. L’esecutivo ciadiano, infatti, continua a non rispettare l’accordo preso tempo fa con i banchieri di Washington di destinare una parte dei proventi derivanti dallo sfruttamento petrolifero a un fondo per combattere la povertà che da anni attanaglia il Paese. Con gli stessi proventi del petrolio – ben 1,4 miliardi di dollari solo nel 2008 – N'Djamena ha facilmente saldato i banchieri di Washington. Ma è vergognoso che la Banca pensi solo alla sua reputazione e si tiri fuori così da una storia che lascia sul campo distruzione sociale e ambientale e maggior povertà. (Luca Manes)
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Perché la World Bank non ha sconfitto la povertà
ContinuaLuca Manes, Antonio Tricarico Prefazione di Susan George Altreconomia/Terre di mezzo, 2008, pp. 104, € 9,00 Il fallimento della Banca mondiale è sotto gli occhi di tutti: nonostante uno staff di 7mila persone e 4mila consulenti e un budget di 30 miliardi di dollari all’anno, le politiche della World Bank non sono riuscite a sconfiggere la povertà, l’obiettivo con cui l’istituzione era stata creata alla fine della Seconda guerra mondiale. "La Banca dei ricchi" è il libro che racconta questo fallimento, passando in rassegna numerosi progetti realizzati dalla World Bank. La “banca dei ricchi” è anche la “banca delle vittime” come scrive nella prefazione del libro Susan George, l’economista franco-americana che coordina il Transnational Institute di Amsterdam. Temi/paesi correlati: [Sviluppo] [Globalizzazione] [Attivismo] [Finanza] [Debito] |



