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giovedì, 04 dicembre, 2008

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Analisi

Rapporto Sipri 2008
11.06.2008 Nel 2007, l’Italia con 33,1 miliardi di dollari mantiene l'ottavo posto nel mondo per spese militari, ma con una spesa pro-capite di 568 dollari supera per il quarto anno consecutivo la Germania (447 dollari pro-capite) e mantiene in questa graduatoria il settimo posto. Lo rivela una dettagliata ed esclusiva analisi di Unimondo del Rapporto Sipri 2008. Anche per quando riguarda l'esportazione di armamenti convenzionali, nel 2007 l'Italia mantiene il settimo posto e nel 2006 Finmeccanica con vendite di armamenti per quasi 9 miliardi di dollari si conferma una delle dieci principali aziende mondiali di armi, la prima in Europa per profitti nel settore militare (1,3 miliardi di dollari). Un commercio favorito dal fatto che l’azienda italiana riceve commesse, come quella recente dal Pakistan per missili di contraerea di oltre 470 milioni di euro, grazie al sostegno del Governo italiano che ne è il principale azionista.
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Temi/paesi correlati: [Geopolitica] [Attivismo] [Armi] [Sicurezza]
Foto: Rapporto Sipri 2008
Copertina del Rapporto
07.06.2008 Domenica 8 giugno il “Codice di Condotta dell’Unione Europea sull’esportazione di armi” compirà dieci anni di vita, e già mostra pienamente i segni dell’età. Se al momento della sua nascita questo strumento, che è stato in assoluto il primo accordo regionale sull’export militare, costituì una forte innovazione, oggi il Codice di Condotta fatica a rapportarsi alla natura globalizzata del commercio di armi del 21° secolo. Ne danno dimostrazione le analisi raccolte in un documento elaborato da 8 organismi della società civile di 7 paesi europei, tra i quali trova posto per l’Italia la Rete Italiana per il Disarmo. Il report ha come titolo “Good conduct? Ten years of the EU Code of Conduct on Arms Exports”.
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Temi/paesi correlati: [Codici di condotta] [Attivismo] [Armi] [Sicurezza] [Pace] [Diritti umani]
Foto: Copertina del Rapporto
28.03.2008 Nuovo record per l'esportazione di armamenti italiani che nel 2007 sfiora i 2,4 miliardi di euro grazie soprattutto ad un'autorizzazione per missili contraerei della MBDA (Finmeccanica) verso il Pakistan: il regime di Islamabad con 471,6 milioni di euro si attesta come il primo acquirente di armi "made in Italy". Sono i primi dati del Rapporto annuale reso noto oggi dalla Presidenza del Consiglio che sono stati presentati dall'Ufficio del Consigliere Militare ad una delegazione della Rete Disarmo. Leggera flessione, invece, delle autorizzazioni alle banche che si attestano ad oltre 1,2 miliardi di euro. "Il gruppo Unicredit con oltre 183 milioni di euro si profila come la principale 'banca armata' italiana nonostante la policy di 'uscita progressiva dal settore' annunciata fin dal 2001 dall'Amministratore delegato" - sottolinea Giorgio Beretta della Campagna 'banche armate'.
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Temi/paesi correlati: [Attivismo] [Armi] [Sicurezza] [Economia] [Diritti umani]
Rapporto Sipri 2007
11.06.2007 Nel 2006 l'Italia, con 29,9 miliardi di dollari, scende all'ottavo posto nella graduatoria per spese militari nel mondo scavalcata dalla Russia (34,7 miliardi): ma con una spesa militare pro-capite di 514 dollari supera per il terzo anno consecutivo quella della Germania (447 dollari pro-capite), mantenendo in questa graduatoria il settimo posto. Sono le prime cifre che un'esclusiva di Unimondo rende note in Italia, tratte dal Sipri, l'autorevole Istituto di ricerca della pace di Stoccolma che oggi ha divulgato il Rapporto 2007. Anche per quando riguarda l'esportazione di armamenti convenzionali, l'Italia perde un posto rispetto al 2005, scendendo al settimo, ma con 860 milioni di dollari di esportazioni militari segna un record ventennale: era dal 1985 infatti che l'Italia non superava gli 800 milioni di dollari di esportazioni di armi. E con vendite di armamenti per oltre 9,8 miliardi di dollari e un incremento del 37,5%, nel 2005 Finmeccanica balza al settimo posto tra le principali aziende produttrici di armi nel mondo. (di Giorgio Beretta)
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Fonte: Unimondo
Temi/paesi correlati: [Attivismo] [Armi] [Guerra e Pace]
Foto: Rapporto Sipri 2007
Export italiano di armi dal 1988 al 2006 in valori correnti (Elaborazione: Unimondo)
05.04.2007 E' la cifra record dell'ultimo ventennio: una manna per l'industria armiera nazionale e non pochi grattacapi per il Governo Prodi che nel suo programma si era impegnato ad un controllo più stringente sull'esportazione di armi. Superano infatti i 2,1 miliardi di euro le autorizzazioni all'esportazioni di armamenti nel 2006 con un'impennata del 61% rispetto al 2005. E sfiorano il miliardo di euro anche le consegne (970,4 milioni) effettuate sempre nel 2006. Ma brindano anche le banche che si sono viste autorizzate operazioni di incassi relativi al solo export di armi per quasi 1,5 miliardi di euro - altra cifra record dell'ultimo ventennio - con relativi "compensi di intermediazione" per oltre 32,6 milioni di euro. E il gruppo San Paolo IMI per il secondo anno consecutivo si attesta a “reginetta” delle “banche armate”.
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Temi/paesi correlati: [Armi] [Attivismo] [Governo]
Foto: Export italiano di armi dal 1988 al 2006 in valori correnti (Elaborazione: Unimondo)
Il Rapporto Sipri 2006
13.06.2006 Cresce negli Usa e in Medio Oriente, diminuisce nell'Ue, e l'Italia si attesta al settimo posto: è la spesa militare mondiale cosi come analizzata dal Rapporto Sipri 2006, l'Istituto di ricerca sulla pace di Stoccolma che quest'anno celebra i suoi 40 anni di attività. Lo scorso anno nel mondo la spesa militare ha sfiorato infatti i 1120 miliardi di dollari: una cifra che supera il precedente record del 1988, quando aveva raggiunto il picco di 1100 miliardi di dollari e scavalca di ben 83 miliardi la spesa del 2004. A segnare l'incremento sono soprattutto gli Stati Uniti che con con più di 507 miliardi di dollari ricoprono da soli poco meno della metà (il 48%) delle spese militari mondiali. Seguono Regno Unito, Francia, Giappone e Cina che ricoprono ciascuno il 4-5% delle spese militari. Quindi la Germania (30,4 miliardi euro) e l'Italia che, sebbene diminuisca dai poco meno di 27,5 miliardi di euro del 2004 ai poco più di 25,1 miliardi di dollari del 2005, mantiene il settimo posto per spese militari. Ma con una spesa di 468 dollari per abitante, l'Italia supera di gran lunga la Germania (401 dollari) nella spesa militare pro-capite e con 827 milioni di dollari l'Italia si piazza al sesto posto tra gli esportatori mondiali di armi.
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Fonte: Unimondo
Temi/paesi correlati: [Sicurezza] [Armi] [Attivismo]
Foto: Il Rapporto Sipri 2006
La Beretta calibro 9
20.03.2006 Il governo di Silvio Berlusconi, frustrando gli sforzi dei pacifisti italiani, ed insensibile alle normative nazionali ed internazionali, ha appoggiato e favorito, con la sua politica interna ed estera, la lobby italiana dei produttori d’armi. L’industria bellica italiana ha una delle maggiori e migliori produzioni al mondo: l’Italia è il 7° esportatore al mondo d’armi militari ed il 2° d’armi civili. A gennaio 2006 il governo ha riformato l’articolo 52 del Codice Penale sulla legittima difesa. Non cambiano le condizioni per ottenere o portare un’arma, ma il loro uso, esteso dalla difesa della persona a quella della proprietà privata. La costituzione USA stabilisce il diritto alla difesa armata della proprietà privata, ma i paesi europei sono molto più restrittivi: in Germania non è permessa, in Gran Bretagna, Francia, Spagna, è permessa solo a determinate condizioni di particolare imminenza e gravità del pericolo. Secondo il Ministero dell’Interno i privati italiani armati sono 4,5 milioni. I permessi per portare le armi sono 1,3 milioni, mentre quelli per la detenzione circa 3,3. Tuttavia ultimamente stanno aumentando le autorizzazioni a detenere e portare fucili e pistole ad uso sportivo, a tutto vantaggio dei produttori d’armi, un settore vicino al governo.
di Francesco Screti
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Temi/paesi correlati: [Armi] [Attivismo] [Legislazione]
Foto: La Beretta calibro 9
Missile Aster della MBDA - da MBDA
09.01.2006 Il fondo previdenziale pubblico della Norvegia non investirà più in Finmeccanica perché la società potrebbe essere coinvolta nella produzione di armi nucleari: su raccomandazione del "Consiglio etico" il governo norvegese ha infatti deciso nei giorni scorsi di vendere la propria quota di 290 milioni di sterline (423 milioni di euro) - il maggior fondo mondiale - in azioni in BAE e altre sei ditte produttrici di armi tra cui l'italiana Finmeccanica che fanno parte del gruppo MBDA (azienda produttrice di missili compartecipata da Bae Systems, Eads e Finmeccanica) in seguito alla rivelazione che la MBDA sta producendo il missile nucleare aria- terra ASMP-A per le forze armate francesi. Finmeccanica detiene una quota del 25% nella MBDA e, nonostante la produzione di armi nucleari sia vietata in Italia, la ditta capitanata da Guarguaglini svolge un ruolo di primissimo piano nello sviluppo e produzione del missile. "Allora, qualcuno nel blindatissimo mondo dell'informazione italiana si decide a guardare a cosa fa Finmeccanica o dobbiamo aspettare che siano i norvegesi a dirci cosa succede in Italia?" - chiede provocatoriamente Giorgio Beretta della Campagna di pressione alle "banche armate".
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Fonte: Unimondo
Temi/paesi correlati: [Finanza] [Armi Nucleari] [Informazione & Media]
Foto: Missile Aster della MBDA - da MBDA
Onu: settimana per il disarmo
24.10.2005 Un triste compleanno quello dell'Onu: dopo i casi di corruzione nel programma iracheno "Oil for food", (petrolio in cambio di cibo) che hanno fortemente intaccato l'immagine dello stesso Segretario Generale Kofi Annan, le denunce di pedofilia e di violenze sessuali sulle donne congolesi compiute dai Caschi Blu ed il fallimento della recente Assemblea Generale, le Nazioni Unite hanno davvero poco per cui far festa. L'auspicata riforma del Consiglio di Sicurezza è tuttora bloccata dagli interessi contrastanti dei governi, mentre gli Stati Uniti premono per una radicale revisione dei bilanci del Palazzo di Vetro e delle sue agenzie. Nessuna menzione della "Settimana per il disarmo" che, istituita dalla stessa Onu nel 1978, dovrebbe stimolare gli stati a comprendere "i pericoli della corsa agli armamenti, promuoverne la cessazione ed incrementare l'attenzione generale sull'urgenza del disarmo". Eppure materia su cui riflettere ce ne sarebbe.
di Giorgio Beretta
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Fonte: Unimondo
Temi/paesi correlati: [Nazioni Unite] [Armi] [Società civile]
Foto: Onu: settimana per il disarmo
24.10.2005 E dunque hanno vinto i No. Ha vinto la propaganda armata, ha vinto la cultura del nemico, ha vinto la rassegnazione, l'idea che sia impossibile vivere senza uccidere. In tutti gli stati del Brasile i Si sono stati battuti. Ma con grosse differenze geografiche. (..) A fronte di una debolezza "culturale" da parte del movimento per la pace - incapace di sostenere con rigore le ragioni di una scelta di civiltà - si è sviluppato un movimento agguerrito di opinione sulla necessità di fare leva sulle armi per la difesa personale, che ha mosso istinti bassi, paure e preoccupazioni presunte in una terra dove la violenza è uno dei problemi più drammatici e grandi. - di Francesco Comina
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Temi/paesi correlati: [Armi] [Governo] [Società civile]
Frei Betto
06.10.2005 "Nel Brasile, il 23 ottobre, votiamo per decidere se il commercio di armi deve o no essere proibito nel paese. Voterò SÌ. Risposta 2. Inchiesta dell’Unesco, diffusa il 9 settembre, dimostra che nel 2004 il numero di morti per armi da fuoco è diminuito del 15,4% rispetto alle previsioni. Sono state risparmiate 5.563 vite. E questo grazie alla campagna per il disarmo del governo Lula. (...) Grazie al fatto che molti hanno detto addio alle loro armi, nella regione Sudest la riduzione di morti per armi da fuoco, nel 2004, è stato dell’ordine del 20,1%, la maggiore del paese. Meno armi, meno morti. Votare sì nel plebiscito del 23 ottobre è dire un sì alla vita". - di Frei Betto
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Temi/paesi correlati: [Brasile] [Sicurezza] [Armi] [Legislazione]
Foto: Frei Betto
Eurofighter, costo oltre 80 milioni di euro: l'Italia intende acquistarne 121 entro il 2015
07.09.2005 A quanto ammontano le spese militari italiane? Ed è vero che il Governo Berlusconi le ha aumentate? In che rapporto stanno le spese militari con le spese sociali? Alla vigilia dell'incontro tra la Tavola della Pace e il leader dell'Unione Romano Prodi, in programma per domani giovedì 8 settembre durante la Sesta Assemblea dell'Onu dei Popoli, ecco un'analisi delle spese militari italiane e alcune domande che vorremo rivolgere non solo a Prodi. Secondo i bilanci del Ministro della difesa, infatti, le spese militari non supererebbero l'1,5% del Pil, ma secondo altre fonti autorevoli come il Sipri e la Nato, la cifra si aggira sempre attorno al 2% del Pil. Nel 2004 la spesa militare italiana ha toccato i 484 dollari pro-capite, superando ampiamente quella di Giappone (332 dollari) e Germania (411 dollari). L'Italia dedica pero' alle voci dello stato sociale solo il 2,7% del proprio Pil (poco più delle spese militari), mentre la media europea per spese sociali è assestata sul 6,9%.
di Giorgio Beretta
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Fonte: Unimondo
Temi/paesi correlati: [Sicurezza] [Armi] [Attivismo]
Foto: Eurofighter, costo oltre 80 milioni di euro: l'Italia intende acquistarne 121 entro il 2015
Rapporto Sipri 2005
13.06.2005 Un trilione, ovvero mille miliardi. Per l'esattezza 1.035 miliardi di dollari, pari a 841 miliardi di euro. Rappresenta il 2,6% del prodotto interno mondiale ed ammonta a 162 dollari per ogni abitante del pianeta. Non è la somma degli "aiuti allo sviluppo", bensì quella destinata alle spese militari nel mondo nel 2004. Una cifra in crescita del 6% rispetto all'anno precedente. Era dai tempi della Guerra fredda che non si spendeva tanto per eserciti e armi: la cosiddetta "lotta al terrorismo" e la guerra in Iraq hanno così contribuito ad assegnare al 2004 questo record storico. Sono le conclusioni del Rapporto annuale del Sipri, l'autorevole Istituto internazionale di Stoccolma per la ricerca sulla pace, presentato nei giorni scorsi nella capitale svedese.
di Giorgio Beretta
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Fonte: Unimondo
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Foto: Rapporto Sipri 2005
L'elicottero da combattimento A-109 della Agusta
09.06.2005 Mentre crescono per il sesto anno consecutivo le spese militari nel mondo superando i mille miliardi di dollari - spese che per il 47% sono fatte dagli Stati Uniti (455 miliardi di dollari) - l'Italia, con una spesa 27,8 miliardi di dollari nel 2004 e di 27,6 miliardi di dollari nel 2003, si piazza al settimo posto della graduatoria mondiale per il secondo anno consecutivo, precedendo paesi come Russia (19,4 miliardi), Arabia Saudita (19,3 miliardi), Corea del Sud (15,5 miliardi) e India (15,1 miliardi). Ma non solo. Con un'esportazione di 261 milioni di dollari (in valori costanti) l"Italia è nel 2004 il nono esportatore mondiale di armi, che sono state vendute anche a nazioni sotto embargo Ue come la Cina, in conflitto come India e Pakistan e fortemente indebitati come Sudafrica, Brasile e Cile. Lo si apprende esaminando i dati del Sipri, l'Istituto internazionale di Stoccolma per la ricerca sulla pace, che ieri ha presentato il Rapporto 2005.
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Fonte: Unimondo
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Foto: L'elicottero da combattimento A-109 della Agusta
Aermacchi AM-X di produzione italo-brasiliana
18.04.2005 Aria di festa nell'industria militare italiana. Nel generale declino del "made in Italy" il comparto armiero - denominato "industria della difesa" - colleziona infatti nel 2004 nuove autorizzazioni all'esportazione per quasi 1,5 miliardi di euro con un incremento del 16% rispetto all'anno precedente. Una cifra record dell'ultimo quadriennio nel quale il settore ha accresciuto il proprio portafoglio d'ordini di ben oltre il 70% passando dagli 863 milioni di euro di commesse del 2001 agli oltre 1489 milioni di euro del 2004. Sono i dati ufficiali della recentissima "Relazione sull'esportazione dei materiali di armamento" resa nota nei giorni scorsi dalla Presidenza del Consiglio. Quest'anno gli stati dell'area Nato sono i principali clienti italiani, ma permangono le esportazioni, contrarie al dettato della legge 185/90, verso Paesi in conflitto (India e Pakistan oltre agli Usa), responsabili di violazioni dei diritti umani (Turchia, Algeria, Kuwait...), fortemente indebitati (Perù, Brasile) e verso cui vige l'embargo da parte dell'Ue come la Cina.
di Giorgio Beretta
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Fonte: Unimondo
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Foto: Aermacchi AM-X di produzione italo-brasiliana
Munizioni cluster inesplose in Afghanistan
28.02.2005 Una nuova tipologia di "mine" si è fatta strada. Sono le cluster bombs, le bombe a grappolo impiegate dalla Nato nel Kossovo e dagli Usa in Afghanistan e Iraq. "Sono le armi d'elezione in queste guerre lanciate dal cielo, che colpiscono prevalentemente la popolazione civile. In realtà, sono peggio delle mine. Se non esplodono immediatamente al contatto con il terreno - come dovrebbero - le piccole bomblets presenti a centinaia nei contenitori della cluster bombs restano sul terreno a seminare morte e terrore per decenni" - afferma Nicoletta Dentico, presidente della Campagna Italiana contro le Mine. Dal novembre 2003, la Cluster Munition Coalition ha promosso una campagna per una moratoria su produzione, uso e commercio in Italia delle cluster bombs che sono attualmente stoccate e prodotte anche nel nostro paese da Simmel Difesa di Colleferro e dalla Snia Bdp. Proposta raccolta da 29 senatori appartenenti a diversi gruppi parlamentari che nei giorni scorsi hanno presentato un disegno di legge con primo firmatario il diessino Nuccio Iovene. di Giorgio Beretta
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Fonte: Unimondo
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Foto: Munizioni cluster inesplose in Afghanistan
Vivere chiedendo l'elemosina
15.12.2004 La scorsa settimana tre agenzie internazionali ci hanno presentato attraverso i loro rapporti la situazione della povertà nel mondo. E hanno messo in guardia sottolineando che disoccupazione, malnutrizione e povertà sono in aumento. La Fao segnalava che "dopo essere calato ai primi degli anni '90, il numero di persone malnutrite nel mondo sta salendo di nuovo" aumentando al ritmo di 4 milioni all'anno. E l'Unicef riportava che la povertà è cresciuta nell'ultimo decennio non solo nei paesi in cui è un male atavico.
Se da oggi al 2015 anche solo il 10% della spesa militare mondiale fosse devoluto agli Obiettivi del millennio, fame, povertà, alfabetismo e malattie endemiche sarebbero sradicati completamente e per sempre. E' un vecchio discorso, spesso tacciato di demagogia. Ma mentre cresce la povertà, la demagogia della "lotta al terrorismo" ha aumentato la spesa militare che quest'anno ha raggiunto i 956 miliardi di dollari.
di Giorgio Beretta
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Fonte: Unimondo
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Foto: Vivere chiedendo l'elemosina © Médicos del Mundo
Produttori di uranio in Africa ©BBC
27.09.2004 L'Africa è il solo continente ad aver attuato politiche di disarmo nucleare totale. Già dieci anni fa, il Sudafrica ha completato lo smantellamento del suo arsenale; ora è il turno della Libia. Tuttavia il continente è ancora coinvolto in manovre internazionali: programmi nucleari, forniture di uranio ed esperimenti di armi non convenzionali, dall'Algeria alla Nigeria, passando per il Niger e la Repubblica Democratica del Congo e per... Roma.
di Luca Mainoldi
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Fonte: Nigrizia
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Foto: Produttori di uranio in Africa ©BBC
Bambini soldato sudanesi
12.08.2004 Mentre nel Darfur infuriano le violenze, c’è chi con il regime al potere in Sudan fa buoni affari in campi come il petrolio, le armi, le tecnologie sensibili: dalla Cina alla Malaysia, dall’Iran alla Russia, dal Canada alla Gran Bretagna. E, non per ultima, all’Italia, che risulta il terzo cliente della produzione petrolifera sudanese, mentre la joint venture italo-britannica Alenia Marconi Systems fornisce a Khartoum sistemi radar per il controllo del traffico aereo. Apparecchiature da 22 milioni di euro installate in aeroporti che sono anche militari. di Francesco Terreri da Microfinanza
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Foto: Bambini soldato sudanesi © Simon Townsley / Christian Aid
Carroarmato cinese
10.05.2004 Nei giorni scorsi il primo ministro cinese Wen Jiabao ha rinnovato la richiesta al presidente della Commissione europea Romano Prodi affinché l'UE ponga fine all'embargo di armi alla Cina. Una richiesta bocciata lo scorso dicembre dal Parlamento Europeo che ha richiamando le continue violazioni dei diritti umani in Cina. Ma la posta in gioco è alta e concerne anche il rilancio dell'economia nell'UE. Intanto l'Italia ha deciso di rompere gli indugi: nonostante l'embargo, nel 2003 il governo Berlusconi ha autorizzato 127 milioni di euro di vendite di armi alla Cina che diventa così il terzo Paese destinatario dei nostri sistemi bellici.
di Giorgio Beretta
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Fonte: Unimondo
Temi/paesi correlati: [Europa] [Cina] [Italia] [Diritti umani] [Commercio] [Armi]
Foto: Carroarmato cinese
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