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domenica, 07 settembre, 2008

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Opinioni

Discussione sul disarmo
Esercitazione del 4° Reg. Alpini Paracadutisti - Foto: difesa.it
23.04.2008 Un totale di 75 velivoli e 1900 militari coinvolti. Italia padrone di casa, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Spagna, Turchia e Stati Uniti tutti firmatari del Patto Atlantico, mentre Algeria, Brasile, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Finlandia, Giordania, India, Kuwait, Romania ospiti d'onore per le prove di guerra che hanno avuto come teatro i cieli della Sardegna. Si è svolta dal 1 al 17 aprile la Spring Flag 2008, definita dai vertici militari come “la più importante esercitazione aerea che l’Aeronautica Militare organizza annualmente sul territorio nazionale”. Definita anche come “un’occasione di interscambio di esperienze con le Forze Armate straniere in particolare con le Aeronautiche militari della Nato”, una sorta di “best practices” di guerra, ma attenzione: da usare solo ed esclusivamente nelle missioni di pace. di Elvira Corona
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Temi/paesi correlati: [Attivismo] [Contaminazioni] [Media] [Armi] [Guerra e Pace] [Imprese]
Foto: Esercitazione del 4° Reg. Alpini Paracadutisti - Foto: difesa.it
Esplosione atomica - da Rainews24
04.02.2008 Mancano meno di due mesi alla consegna al Parlamento delle firme raccolte per presentare la proposta di legge d'iniziativa popolare per dichiarare l'Italia "Paese Libero da Armi Nucleari". Due tra i promotori dell'iniziativa, Lisa Clark e Francesco Martone, fanno il punto della situazione a livello internazionale evidenziando che qualche giorno fa il Guardian ha pubblicato "i dettagli di un documento messo a punto da un gruppo di generali e Capi di stato maggiore in pensione di cinque paesi della NATO nel quale si propone che l’Alleanza integri nelle sue strategie militari la dottrina del “primo colpo” nucleare preventivo. Di fronte a minacce nuove, globali, asimmetriche, ed al rischio che paesi canaglia o gruppi terroristici possano impossessarsi di armamenti nucleari, si dice, la NATO (ovvero i paesi che ne fanno parte, Italia inclusa) dovrebbe impegnarsi a contemplare la possibilità di colpire per prima con l’arma atomica". di L. Clark e F. Martone
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Temi/paesi correlati: [Armi Nucleari] [Sicurezza] [Attivismo] [Geopolitica] [Società civile]
Foto: Esplosione atomica - da Rainews24
Il popolo della pace in marcia
24.01.2008 "Realpacifik": così il mensile Nigrizia titola il dossier di gennaio sul multicolore movimento pacifista. Un'inchiesta per verificare se "la pace è di bandiera o se c’è sostanza". Ne emerge "lo spaccato di un mondo fatto di mille contraddizioni, più pragmatico di quel che sembra" - affermano i redattori. "Ci piaceva l’idea di indagare se i pacifisti (tra cui noi), bravi nel declamare posizioni di principio, nella realtà vengano poi a patti con la situazione. Se abbraccino, insomma, quella realpacifik (storpiata dalla ben più nota realpolitik), che prevede una gestione diplomatica e pragmatica della pace. O se, invece, la pace si sta costruendo "con stili di vita, rigore, coerenza, senza clamori e protagonismi" - sostengono. Un viaggio, "parziale e tortuoso" - riconoscono i redattori - che ha attraversato tre mondi: quello dei movimenti 'istituzionali', quello delle amministrazioni locali 'pacifiste' e quello delle parrocchie, "senza voler essere i giudici dei comportamenti e degli atti di nessuno". Un dossier che non mancherà di far discutere.
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Temi/paesi correlati: [Diritti civili] [Finanza] [Pace] [Attivismo] [Società civile] [Cooperazione internazionale]
Foto: Il popolo della pace in marcia
Bandiera della pace - Foto di F. Casali
03.01.2008 "La crisi della politica è troppo seria per essere lasciata ancora nelle sole mani dei politici. Serve un nuovo coraggio civico e una più ampia assunzione di responsabilità della società civile". Flavio Lotti, coordinatore della Tavola della Pace invita i costruttori di pace a ripensare il loro ruolo nell’anno che viene. "Dalla denuncia alla politica. Lo slogan non è nuovo e neanche originale. Ma a me sembra particolarmente adatto a definire il lavoro che ci attende nel 2008. Nessuno si può più permettere di restare alla finestra" - scrive Lotti. "La transizione dai vecchi ai nuovi partiti non basterà a risolvere la crisi se non crescerà anche un più forte impegno della società civile. Non basta più (se mai fosse stato sufficiente) chiedere o auspicare una politica nuova. Se la si vuole davvero occorre impegnarsi per costruirla".
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Temi/paesi correlati: [Diritti umani] [Pace] [Cultura] [Attivismo] [Democrazia]
Foto: Bandiera della pace - Foto di F. Casali
Il nuovo manifesto della Perugia-Assisi 2007
05.09.2007 Si riapre il dibattito sulla Perugia-Assisi dopo la decisione della Tavola della Pace di togliere il termine “pace” dalla sigla della prossima edizione della marcia. Mosaico di Pace dedica ampio spazio ad un intervento di Flavio Lotti nel quale il coordinatore della Tavola risponde a p. Alex Zanotelli che aveva definito la decisione "Un modo per togliere dall'imbarazzo tanti politici". "Voglio troppo bene ad Alex per far finta di nulla. Non per difendere la Tavola della pace da un fatto inesistente ma per sollevare io stesso alcune domande. È possibile costruire la pace senza fare i conti con la politica?" - rilancia Lotti. Pronta la replica di p. Zanotelli: "Solo una forte presa di coscienza dal basso, una sferzata di 'cittadinanza attiva' potrà forzare i nostri politici a rifiutare la via della guerra. La mia convinzione è che oggi i governi, i partiti, i politici obbediscono non a chi li ha eletti, ma ai potentati economico-finanziari o ai complessi militar-industriali".
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Temi/paesi correlati: [Diritti umani] [Pace] [Attivismo]
Foto: Il nuovo manifesto della Perugia-Assisi 2007
La bandiera della pace in un'edizione della Perugia-Assisi
25.06.2007 La Tavola della Pace ha deciso di togliere il termine “pace” dalla sigla della prossima edizione della marcia Perugia-Assisi. La spiegazione, riportata anche in una lettera di Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace, al Corriere della sera consisterebbe nel "far riflettere sui significati concreti di quel termine". Si è aperto un dibattito: secondo Lisa Clark di Beati i costruttori di pace "Per pace intendiamo la costruzione di un sistema di giustizia internazionale, vogliamo porre l’accento sul cosa permette di costruire la pace". Per Enrico Euli, docente di peacekeeping e gestione dei conflitti a Cagliari, si tratterebbe di "una svolta sinistra, coerente con il percorso che la Tavola sta portando avanti da anni: una degradazione che è in corso da più di un decennio". "Un modo per togliere dall’imbarazzo tanti politici" - commenta p. Alex Zanotelli: "Il valore della pace è sempre stato molto a cuore a tanti, togliere il nome pace dalla marcia vuol dire toglierle il cuore. Proprio quest’anno, per la prima volta noi ci presentiamo con un 'governo amico' che ha una pagella sulla pace estremamente pesante". Il dibattito continua su Nigrizia.
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Foto: La bandiera della pace in un'edizione della Perugia-Assisi
Vicenza: lo striscione alla testa della marcia  - foto A. Mastrotto
21.06.2007 Vicenza è oggi il crocevia delle contraddizioni che scuotono il nostro tempo. In tre modi la decisione di costruire la nuova base militare americana, nonché il modo in cui questa decisione è stata presa e resa nota, rompono la convivenza. Prima di tutto rompono la convivenza interna della comunità cittadina. In secondo luogo si rompe la convivenza internazionale per la sostituzione della guerra alla politica come modalità di rapporto tra i popoli. La terza rottura che in tal modo si è prodotta è quella tra la comunità e il governo. La domanda è perché il governo non ne ha voluto neanche parlare. Come se si trattasse di materia non disponibile, di “affari riservati” secondo una nomenclatura in uso in altri ordinamenti. Perché si tratta di una base per azioni di deterrenza e ritorsione nucleare previste nel quadro di una pianificazione militare chiamata “Punta di diamante”. di Raniero La Valle
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Foto: Vicenza: lo striscione alla testa della marcia - foto A. Mastrotto
Eurofighter in azione
05.04.2007 Forte impennata delle autorizzazioni all'esportazione di armi italiane nel 2006 che superano i 2.192 milioni di euro crescendo di oltre il 61% rispetto al 2005. E se a guidare la classifica ci sono gli Stati Uniti per l'ordinativo della flotta di elicotteri presidenziali dell'Agusta e altre commesse per 349,6 milioni di euro, al secondo posto spiccano gli Emirati Arabi Uniti ai quali il Governo ha autorizzato la vendita di "bombe, siluri, razzi, missili ed accessori" oltre che di "navi da guerra", "apparecchiature per la direzione del tiro", "armi e sistemi d'arma e munizioni" e "aeromobili" per 338,2 milioni di euro: sistemi d'arma non identificabili né per tipologia specifica né per quantità poiché il Governo Prodi ha reso finora pubblico solo un riassuntivo "Rapporto della Presidenza del Consiglio" e non l'intera "Relazione sull'esportazione di armi" richiesta dalla Legge 185/90. Ma per il Sole 24 Ore "ora l'informazione è più trasparente".
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Foto: Eurofighter in azione
Antimissilistica senza guida  - da Aprile online
16.03.2007 Turchia, Grecia e Italia centro-meridionale e insulare scoperte? Il piccolo scudo antimissile fortemente voluto da George W. Bush non proteggerebbe il nostro paese, o almeno parte di esso, né altri due membri della Nato. Se ne adombra il Segretario Generale dell'Alleanza Atlantica e afferma che è ora necessario ristabilire la parità dei rischi strategici, magari dispiegando nel Mediterraneo alcuni sistemi di tamponamento come qualche incrociatore americano Aegis, con capacità antimissile, dei Patriot o quant'altro. Quanto è serio tutto questo? Così a prima vista non molto. Bush si prepara con grande spesa a contrastare una minaccia che ancora non c'è, almeno per quel che riguarda l'Iran e che non si sa neanche se ci sarà in futuro. Per di più lo fa con un sistema e una tecnologia sul cui funzionamento sussistono ancora più che fondati dubbi. Ma in realtà il problema è più complesso e, malgrado ciò che dice il Segretario Generale, non risolvibile alla svelta con qualche incrociatore.
di Stefano Silvestri
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Foto: Antimissilistica senza guida - da Aprile online
L'inizio del corteo 'No Dal Molin'
06.03.2007 Lasciamo stare il penoso tentativo di alcuni esponenti politici del centrodestra di fare un collegamento tra Brigate rosse, no-global e pacifisti, spalleggiati dai soliti giornali con manganello incorporato. È un’operazione oscena e basta. Lasciamo anche stare il perbenismo (che s’intravede, talora, anche in alcune parti del mondo ecclesiale) di chi associa sempre le manifestazioni di piazza – come quella del 17 febbraio a Vicenza, contro l’ampliamento delle basi Usa – alla violenza (anche quando non c’è). Sulla manifestazione di Vicenza vanno messe in fila alcune questioni. La prima riguarda il conflitto sociale. La seconda tocca il rapporto tra democrazia rappresentativa e democrazia partecipativa all’epoca del centrosinistra. La terza concerne la salute dei movimenti.
Editoriale di Nigrizia
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Foto: L'inizio del corteo 'No Dal Molin'
Mobilitazione contro il raddoppio della Base Usa a Vicenza - da globalproject
07.02.2007 Il 17 febbraio non solo il movimento pacifista ma molte persone, comunità, genti di destra e di sinistra, anti TAV e casalinghe si sono date appuntamento nella palladiana città d’oro per esprimere il proprio dissenso per l’ampliamento e lo sviluppo aeroportuale della base militare USAF Dal Molin a Vicenza. Il 17 la protesta non si fermerà alla base militare ma alla filosofia che la sottende e quindi la politica unilaterale degli Stati Uniti che possiedono nel pianeta una fitta rete di installazioni militari che godono di extraterritorialità. Una filosofia che va in tutt’altra direzione della Carta dell’ONU. Sin qui, dunque, ad una prima lettura superficiale è tutto chiaro. I nemici sono gli USA ed il governo Prodi. Gli amici le comunità locali e l’ONU. In verità, a ben vedere, il quadro non è così semplice. E non poco.
di Fabio Pipinato
(Direttore di Unimondo)
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Fonte: Unimondo
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Foto: Mobilitazione contro il raddoppio della Base Usa a Vicenza - da globalproject
Libano: una famiglia mostra pezzi di bombe a grappolo
24.12.2006 Il 2006 ha visto ancora la guerra protagonista, ma è apparsa sempre più chiara la sua incapacità di risolvere i conflitti. La strada è a un bivio: o la militarizzazione globale (spazio compreso) o la ricerca di strumenti diversi. Lo studio della Johns Hopkins University, pubblicato dall’autorevole rivista medica Lancet, ha indicato tra 420mila e 790mila le vittime locali della guerra in Iraq e il presidente Bush è stato costretto ad ammettere che il paragone tra Baghdad e Saigon è plausibile. Intanto è ormai evidente la “iraquizzazione” dell’Afghanistan, che pure doveva – e sembrava – essere teatro di una “missione di pace” per eccellenza, destinata a garantire la rinascita democratica e la ricostruzione del Paese. E, invece, come ha da tempo coraggiosamente riconosciuto il generale Fabio Mini, “la guerra non è mai finita” e, anzi, quest’anno è divenuta sempre più aspra, con offensive massicce dei talebani e bombardamenti indiscriminati delle Forze Nato. Missione Oggi
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Foto: Libano: una famiglia mostra pezzi di bombe a grappolo
Il premier cinese Wen Jiabao e Romano Prodi
28.09.2006 Vorrei dirlo subito e chiaro: non solo il presidente del Consiglio Romano Prodi, ma tutta la “parte che conta” della nostra classe politica ormai ha detto apertamente che è favorevole a sbloccare l’embargo di armi dell’Unione europea verso Pechino. Ha iniziato Berlusconi nel 2003, seguito da Ciampi due anni fa, ma anche Fini e D’Alema si sono espressi allo stesso modo. Come movimento per la pace e il disarmo dobbiamo prendere atto di questo preoccupante appiattimento della nostra classe politica a tre interessi: la pressione della Cina che cerca una legittimazione politica internazionale, la volontà dei produttori nazionali di armi – e non solo – di espandere il proprio mercato e la necessità dell’Italia di non perdere il passo con la competizione rappresentata dagli altri paesi dell’Ue – soprattutto Francia e Germania – per conquistare fette del mercato cinese, tra cui quello di sistemi militari di alta tecnologia.
di Giorgio Beretta
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Foto: Il premier cinese Wen Jiabao e Romano Prodi
L'elicottero Apache AH MK1 della Agusta-Westland
24.07.2006 Tutto come previsto. Alla prima uscita internazionale, la biennale fiera aerospaziale di Farnborough in Gran Bretagna, i neo eletti rappresentanti del nuovo Governo non si sono lasciati sfuggire l'occasione per dichiarare che "le risorse destinate alla Difesa vanno aumentate da subito con l'obiettivo di portale all'1% del Pil entro la fine della legislatura". E per lamentare la "riduzione dei finanziamenti al settore Difesa" che "in altri Paesi sono ritenuti un'occasione di sviluppo economico e occupazionale e non una zavorra per le finanze dello Stato". Lo hanno dichiarato, rispettivamente, il sottosegretario alla Difesa, Lorenzo Forcieri e il presidente della commissione Difesa del Senato Sergio De Gregorio. De Gregorio, inoltre, non si è limitato alle esternazioni ma nei giorni scorsi ha votato insieme al centrodestra il parere contrario al Dpef in Commissione Difesa al Senato. Insomma i lupi cambiano il pelo, ma non il vizio. Intanto un'inchiesta di Microfinanza svela che l'Italia è stata la prima fornitrice di armi al Libano tra il 2000 e il 2004 e, dopo Russia e Cina, è il maggior esportatore di materiali bellici in Medio Oriente.
di Giorgio Beretta
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Fonte: Unimondo
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Foto: L'elicottero Apache AH MK1 della Agusta-Westland
don Gianmario Piga – cappellano militare attualmente in servizio a Pristina tra i Carabinieri
15.06.2006 "Sì ai cappellani militari, ma a condizione che essi siano senza stellette e dediti al servizio pastorale, come avviene nella polizia e nelle carceri": è la posizione che Pax Christi torna a proporre e difendere in una lettera che il suo coordinatore nazionale don Fabio Corazzina ha scritto a Famiglia Cristiana dopo che nelle scorse settimane lo stesso settimanale aveva dato ampio spazio ad un'intervista all'arcivescovo ordinario militare d'Italia. "Pax Christi - si legge nella lettera di don Corazzina pubblicata sul numero del settimanale dei Paolini - da tempo, ha sollevato la "questione" dei cappellani militari. A Barbiana il 26 giugno 1997, in occasione del 30mo anniversario della morte di don Lorenzo Milani rilanciava questa scelta: "Senza far uso strumentale della storia, senza intenti di polemica fine a se stessa, Pax Christi chiede, nuovamente, che si ritorni a discutere sul ruolo dei cappellani militari, non per togliere valore alla presenza e all'annuncio cristiano tra quanti, soprattutto giovani, stanno vivendo la vita militare, ma per essere più liberi, senza privilegi e senza stellette".
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Fonte: Pax Christi
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Foto: don Gianmario Piga – cappellano militare attualmente in servizio a Pristina tra i Carabinieri
Parata militare del 2 giugno
01.06.2006 Tutti in divisa per la parata militare del 2 giugno. Volontari e obiettori, pacifisti e operatori della Protezione civile siamo tutti reclutati. A qualcuno piacerebbe che salutassimo le Autorità del palco d’Onore sull’attenti, battendo i tacchi e levando ritto lo sguardo. Di fatto, in divisa ci siamo già. Settimi al mondo per spese militari gli italiani spendono, senza saperlo, più dei tedeschi per la Difesa: 484 dollari pro-capite a fronte dei 411 della Germania riporta l’accurata tabella del Sipri, l’Istituto di ricerca sulla pace di Stoccolma. Eppure a sentire i dibattiti televisivi sembra che tutti i nostri politici concordino su un fatto: per spese militari l’Italia sarebbe il fanalino di coda dei Paesi industrializzati. Qualcuno, in proposito, ha anche dileggiato il Governo Berlusconi: partito sei anni fa lancia in resta annunciando maggiori spese per la sicurezza e la difesa, ha concluso miseramente portando il Bilancio della Difesa al di sotto della soglia di guardia dell’1 percento del Pil. “Una manovra che piacerà ai pacifisti” – commentavano sornioni nei corridoi i suoi avversari. di Giorgio Beretta
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Fonte: Unimondo
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Foto: Parata militare del 2 giugno
da cambiaresipuo.it
31.03.2006 Numerose le domande e le proposte della società civile ai due schieramenti in vista delle prossime elezioni politiche (9-10 aprile). Oltre alle "Dieci idee per un Paese diverso" avanzate da "Cambiare si può", vanno segnalate alcune iniziative più specifiche nei diversi settori. La campagna 'Addio alle armi!' propone ai candidati il pieno rispetto dell’articolo 11 della Costituzione e non solo l’impegno per il ritiro immediato dall’Iraq, ma la promozione di una vera cultura della pace che passi attraverso la riduzione delle spese militari, il monitoraggio dell’esportazione di armi italiane, l’appoggio ai corpi civili di pace. Il Cipsi – Coordinamento che raggruppa 35 associazioni impegnate da oltre 30 anni nella cooperazione e nella solidarietà - si rivolge a tutti i candidati con una lettera aperta con la quale chiede loro di impegnarsi in un nuovo approccio alla cooperazione "per sostenere la difesa dei diritti fondamentali e dei beni comuni ripartendo da principi di ri-distribuzione del potere individuale e collettivo. Greenpeace affronta il dibattito sul nucleare che considera "risposta sbagliata alla domanda di energia". E La Lav ha passato al setaccio i programmi dei partiti e delle Coalizioni sulla questione dei diritti degli animali.
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Fonte: Unimondo
Temi/paesi correlati: [Guerra e Pace] [Nucleare] [Attivismo] [Cooperazione internazionale]
Foto: da cambiaresipuo.it
soldati italiani in Iraq - da RaiNews 24
28.02.2006 Antonio Raimondi, presidente VIS, replica al nostro editoriale "Che c'azzeccano le Ong e i frati coi militari?". Dopo aver ricordato che "se c’è una Ong che ha, in tutti questi anni, fatto sentire la propria voce fortemente critica 'sulla morte della Cooperazione italiana', attaccando il Governo, la Farnesina e la DGCS questa è il VIS", il presidente dell'associazione precisa che "quando il VIS si riferisce al “Sistema Paese” non ripete la litania dei governanti": il soggetto del Sistema Paese è la solidarietà. Ribadisce, inoltre, che l'associazione "è sempre stata contraria sia alla guerra in Iraq sia all’invio delle nostre truppe per una supposta azione umanitaria". Nello specifico del progetto in Sri Lanka finanziato dall'Aeronautica, "non è stato un assegno staccato dai vertici sui fondi di dotazione, bensì una raccolta volontaria e popolare tra i suoi circa 16 mila dipendenti che hanno regalato un’ora del proprio lavoro per finanziare il suddetto progetto". E ricorda "come il VIS abbia rifiutato una proposta di Finmeccanica di finanziare un progetto" e "proposte molto allettanti della Nestlè". Nessun cenno, invece, alla richiesta di eplicitare (o dotarsi) di un codice etico. Nessuna risposta invece dai Francescani del Sacro Convento di Assisi sulla cui rivista fa bella mostra la pubblicità della prima azienda militare italiana: Finmeccanica. E intanto si scopre che i Francescani sono tra i promotori della "Giornata nazionale per una informazione e comunicazione di pace" indetta dalla Tavola della Pace. Nessun problema per la Tavola della Pace?
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Foto: soldati italiani in Iraq - da RaiNews 24
Il progetto Negombo - da aeronautica.difesa.it
22.02.2006 Tempi duri per le Ong italiane. Il Governo Berlusconi non solo riduce gli aiuti alla cooperazione, ma ha anche deciso di azzerare i «contributi volontari» dell'Italia alle cinque principali agenzie dell'Onu (Unicef, Acnur, Fao, Oms e Unpd). Una decisione che ha suscitato le reazioni anche delle Ong italiane. Se Giulio Marcon di Sbilanciamoci denuncia che per il Governo è "meglio spacciare come umanitaria la missione militare in Iraq", qualche Ong ha trovato invece il modo di darsi da fare proprio coi militari: un recente comunicato del VIS segnala che "grazie al grande cuore degli aviatori dell’Aeronautica Militare si apre il Centro di accoglienza diurna per i bambini ed i ragazzi colpiti dallo tsunami a Dungalpitiya in Sri Lanka". Il Sacro Convento di Assisi sponsorizza la propria rivista col contributo di Finmeccanica, la prima azienda militare italiana e la decima nel mondo; e la Tavola della Pace la espone sul banchetto d'entrata dell'ultimo convegno. Che sia venuto il momento per Ong, frati e missionari di interrogarsi su finanziamenti e sponsorizzazioni? Per dirla in parole semplici: ma che c'azzeccano coi militari?
di Giorgio Beretta
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Fonte: Unimondo
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Foto: Il progetto Negombo - da aeronautica.difesa.it
Militare italiano - dal sito dell'Esercito
07.02.2006 Al di là del ritiro delle truppe dall'Iraq sembra che la questione del modello di difesa e delle spese militari sia volutamente preclusa dai dibattiti politici televisivi. E' tutto da verificare che il "centro-sinistra" intenda davvero sostenere una politica di disarmo, di riconversione dell'industria militare e di pace. Dagli ultimi convegni organizzati dai DS appare l'esatto contrario. Anche le pressanti domande che l'appello "Addio alle armi" pone alle forze politiche rischiano di cadere nel vuoto se non ci sarà una veloce e forte mobilitazione del popolo della pace. Non c'è solo la questione del ritiro delle truppe dall'Iraq: c'è il fatto che, nonostante i nostri giornalisti televisivi se lo scordino puntualmente, l'Italia è il settimo paese nel mondo per spese militari e spende pro-capite ben di più della Germania. E' venuto il momento - come scrive Renzo Craighero (Nodo Lilliput di Bologna) - di "tallonare realmente le forze politiche impegnandoci di più nel delineare strategie concrete di superamento degli apparati militari e di costruzione di forme di difesa non armata". Avanzo pertanto una provocazione al 'popolo della pace'...
Giorgio Beretta
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Fonte: Unimondo
Temi/paesi correlati: [Sicurezza] [Attivismo] [Governo]
Foto: Militare italiano - dal sito dell'Esercito
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