Appelli dall'America latina
21.10.2008
Numerose organizzazioni nazionali ed internazionali per i diritti umani hanno dato il proprio sostegno alla 'Mobilitazione nazionale di resistenza indigena e popolare' in atto in Colombia per denunciare "il genocidio fisico e culturale e delle diverse forme di violazioni a cui sono soggetti i popoli nativi". Nei giorni scorsi l'esercito colombiano ha represso le mobilitazioni generali mentre il Governo colombiano ha dichiarato lo 'Stato di emergenza interna' nonostante la palese insussistenza dei requisiti costituzionali previsti - riporta l'ong 'A Sud' che ha lanciato un appello online. Durante le ultime due settimane sono stati assassinati 27 indigeni. Un messaggio di solidarietà ai popoli indigeni della Colombia è stato diffuso da Roma dai missionari della Consolata.
ContinuaTemi/paesi correlati: [Terra] [Esclusione sociale] [Società civile] [Democrazia] [Conservazione] [Diritti dei popoli indigeni] Foto: Colombia, una donna indigena alla manifestazione - da 'A Sud'
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14.06.2008
La storia delle donne di Ciudad Juarez in Messico è già tristemente nota. Merito dell'attività di sensibilizzazione che le donne dell'associazione Nuestras Hijas de Regreso a Casa svolgono dal 2001 che hanno deciso di combattere affinché giustizia venga fatta. Sono infatti più di 430 i femminicidi (omicidi nei confronti di sole donne) e oltre le 600 sparizioni. Negli ultimi giorni non sono solo le morti di donne a fare notizia: nella città è in atto una vera e propria faida tra narcotrafficanti probabilmente per il controllo del territorio. In pochi giorni sono stati ritrovati 10 cadaveri di uomini, alcuni decapitati, altri con segni di sevizie. Segno che la tensione nella città è alta e per questo le minacce alle attiviste preoccupano ancora di più. Ora dall'associazione arriva un appello rilanciato da Amnesty affinché venga loro garantita dalle autorità una protezione adeguata.
ContinuaTemi/paesi correlati: [Giustizia e criminalità] [Attivismo] [Conflitti] [Genere] [Diritti umani] Foto: L'attivista Marisela Ortiz - Foto: ©AI
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18.01.2008
"La morte di un giovane, le azioni violente contro persone innocenti e le misure di forza adottate, costituiscono un sintomo allarmante di un conflitto che non abbiamo affrontato fino in fondo mirando alle sue cause principali". Lo afferma il Presidente della Conferenza Episcopale Cilena, Mons. Alejnadro Goic Karmelic, manifestando l’invito della Chiesa cattolica a cercare una soluzione nel "conflitto Mapuche". L'Associazione per i Popoli Minacciati (APM) esprime tutta la sua solidarietà e appoggio alle rivendicazioni del popolo Mapuche: dopo la morte del 22enne Mapuche Matías Valentín Catrileo Quezada, ucciso dalla polizia durante una manifestazione di Mapuche, si aggrava ulteriormente la situazione di Patricia Troncoso Robles, prigioniera politica Mapuche in sciopero della fame da ormai 100 giorni. Insieme a Patricia Troncoso sono ormai circa 40 i prigionieri politici Mapuche in carcere.
ContinuaTemi/paesi correlati: [Cile] [Diritti dei popoli indigeni] [Attivismo] [Democrazia] Foto: Manifestazione a Santiago per i prigionieri Mapuche - da APM
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20.11.2007
Amnesty International ha avviato un’azione per sollecitare il governo del Guatemala a consegnare una serie di dossier che conterrebbero importanti informazioni sui crimini di guerra, sul genocidio e sui crimini contro l’umanità commessi durante il conflitto armato interno (1960-1996). Questi documenti sono stati richiesti dalla pubblica accusa nel contesto dei procedimenti giudiziari contro l’ex presidente e generale José Efraín Ríos Montt (1982-1983) e altri alti ufficiali dell’esercito. Due di questi dossier, chiamati Plan Victoria 82 e Plan Operativo Sofía, contengono dettagli su operazioni militari culminate in massacri, molti dei quali sono riportati nel rapporto della Commissione per il chiarimento storico del 1997. Il ministero della Difesa si è opposto alla diffusione dei dossier e alla loro trasmissione ai tribunali.
ContinuaTemi/paesi correlati: [Diritti umani] [Attivismo] [Giustizia e criminalità] Foto: Ricercato in Guatemala: l'ex presidente Ríos Montt
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24.09.2007
"Chiediamo l'abolizione del Ciadi/Icsid: un tribunale illegittimo, non rappresentativo e senza nessuna democraticità" - così A Sud e decine di organizzazioni, reti di attivisti, sindacati e istituzioni sociali latinoamericane lanciano la campagna mondiale per l'abolizione del 'Centro Internazionale di Risoluzione delle Controversie relative agli Investimenti' (Ciadi/Icsid), un organismo della Banca Mondiale. La campagna nasce a seguito del recente episodio in cui il Ciadi ha condannato l'Argentina a "risarcire" con 105 milioni di dollari la multinazionale francese Vivendì. "La Vivendì aveva raddoppiato le tariffe e non aveva investito in nessun miglioramento della rete idrica. Per questo pessimo servizio la provincia di Tucuman ha rescisso il contratto, nel tentativo di garantire un diritto umano fondamentale come l'acqua" - scrivono le organizzazioni in una lettera indirizzata alla Segretaria generale del Ciadi/Icsid, Anna Palacio.
ContinuaTemi/paesi correlati: [Diritti civili] [Economia] [Imprese] [Attivismo] [Globalizzazione] [Sviluppo] [Acqua] Foto: A Sud: campagna per l'abolizione del Ciadi/Icsid
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08.04.2006
Il video "La storia che costudisce la memoria" racconta l’esperienza delle ‘Comunità di Pace’ che da metà degli anni '90 hanno intrapreso la strada nonviolenta nel sanguinoso conflitto che da decenni caratterizza la Colombia. Il video racconta il tragico massacro di sette componenti della Comunità di San Josè d’Apartadò avvenuto il 21 febbraio 2005 dell'esercito governativo. Tra questi il leader della comunità di San José Luis Eduardo Guerra che aveva partecipato a vari Forum e alla marcia Perugia-Assisi. Numerosi testimoni oculari indicarono come responsabili del massacro membri dell’Esercito colombiano. Collegandosi al sito Arcoiris è possibile scaricarlo in lingua originale e sottotitolato in italiano.
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14.03.2006
Martin Barrios, presidente della Commissione per i diritti umani e del lavoro della regione di Tehuacan, in Messico, coautore del dossier “Tehuacan, blue jeans, blue waters and worker rights” e difensore dei diritti di 163 lavoratori ingiustamente licenziati dalla fabbrica di un noto produttore di jeans della zona, che l’ha fatto arrestare alla fine di dicembre 2005 con un’accusa pretestuosa, è in libertà dal 12 gennaio in seguito a una intensa campagna di pressione internazionale, ma la sua vita, quella della sua famiglia e dei suoi collaboratori è in pericolo. La Commissione interamericana per i diritti umani, ente dell’Organizzazione degli stati americani (OSA), ha rivolto una richiesta formale al governo del Messico affinché garantisca protezione a Martin Barrios. Amnesty international ha inviato un appello al governatore dello Stato del Puebla.
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16.02.2006
21 febbraio, Narni: 2° Giornata Internazionale di Solidarietà
Continuacon la Comunità di Pace di San José de Apartadò in Colombia ¡Per non dimenticare! Ore 12.00 Conferenza Stampa presso Provincia di Roma , Sala Placido Martini , via IV novembre Ore 16:00 ¡ Omaggio alla memoria ! Sit-In di fronte alla Ambasciata colombiana a Roma – Via Pisanelli,4 Temi/paesi correlati: [Colombia] [Diritti dei popoli indigeni] [Società civile] Foto: assasinati della comunità di San Josè
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01.02.2006
In continuità con gli incontri degli anni passati, durante il Foro Sociale Mondiale di Caracas, i movimenti sociali che in tutto il pianeta lottano per il diritto all'acqua e contro la sua mercantilizzazione, per la prima volta sono riusciti a far confluire i differenti seminari in un lavoro e in una piattaforma comune sui problemi regionali in funzione di un interesse globale. I movimenti chiedono ai governi che parteciperanno al Foro dell'acqua di Città del Messico, alle riunioni del Mercosur, dell'Unione Europea e della Banca Mondiale, di rifiutare le politiche di privatizzazione e liberalizzazione del servizio idrico a favore di modelli di gestione pubblica, partecipativa, comunitaria e sociale.
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02.12.2005
Il Comitato Italiano per il Contratto Mondiale dell’Acqua-Onlus sulla base dell’appello ricevuto dal Coordinamento delle Comunità del Forum Pan-Amazzonico (FSPA) lancia una sottoscrizione per consentire alle comunità indigene la partecipazione e la realizzazione del Forum sociale Pan Amazzonico programmato dal 17 al 21 gennaio 2006, all’interno del Forum sociale delle Americhe in programma a Caracas, in Venezuela. La realizzazione del Forum Panamazzonico prevista a Caracas, in Venezuela, nel gennaio del 2006 in concomitanza con il Forum Sociale dei Movimenti rischia di saltare per la mancanza di mezzi finanziari che le comunità locali dell’Amazzonia hanno dovuto concentrare nell’azione di sostegno alle popolazioni indigene colpite dalla siccità. Il Comitato italiano del Contratto Mondiale ha pensato di lanciare una campagna di raccolta fondi per non perdere l’importante tribuna del Forum mondiale di Caracas per dare voce alle popolazioni indigene e per investire il movimento della responsabilità di una battaglia da intraprendere sulle questioni ambientali, sull’acqua, i fiumi, la questione delle dighe e la necessità di attivare alleanze e strumenti di solidarietà internazionale nuovi sopratutto decentrata per garantire l’accesso all’acqua.
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12.09.2005
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Temi/paesi correlati: [Bolivia] [Diritti dei popoli indigeni] [Attivismo] |
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30.08.2005
Cari amici e amiche del MST, il tema della corruzione che coinvolge l'attuale governo e alcuni partiti politici che lo sostengono, si è impossessato dei notiziari. I media non si occupano d'altro, come se la "corruzione statale" fosse un'invenzione del governo petista. La colpa di questo governo è proprio quella di aver dato continuità a questa pratica borghese di fare politica. Ci sono parlamentari che hanno scoperto che alcune Commissioni Parlamentari di Inchiesta (CPI) danno loro spazio sufficiente nei media per lusingare le loro vanità personali e lanciare fin da ora le loro campagne politiche in vista delle elezioni del 2006. - della Segreteria nazionale del Movimento Sem Terra
ContinuaTemi/paesi correlati: [Brasile] [Diritti dei popoli indigeni] [Codici di condotta] [Società civile] Foto: Movimento Sem Terra
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18.05.2005
Nel marzo del 2004 centinaia tra comitati, associazioni, centri sociali, singoli cittadini hanno partecipato alla straordinaria mobilitazione popolare che – costruita dal basso, e con l’aiuto fondamentale dei media alternativi – portò a raccogliere, nell’arco di cinque mesi, più di 25.000 euro ,inviati al Caracol “Corazon centrico de los zapatistas delante del mundo”, di Oventik, per sostenere l’emergenza alimentare dei desplazados (profughi interni) raccolti negli accampamenti costruiti intorno a San Pedro Polhò, capoluogo dell’omonimo municipio autonomo zapatista. Ad un anno di distanza, nell’aprile del 2005, i desplazados sono tornati a far sentire la propria voce, nel silenzio generale di un’opinione pubblica ormai disattenta nei confronti di quella che è divenuta un’emergenza “strutturale”,essendo politiche le cause che non ne permettono la soluzione. A tal fine varie organizzazioni promuovono un appello per far sentire la nostra voce accanto a quella dei desplazados, convinti dell’importanza di continuare a sostenere la costruzione dell’autonomia zapatista, anche quando si sviluppa in un contesto di grave emergenza.
ContinuaTemi/paesi correlati: [Messico] Foto: donne in Chiapas © Radio Netherlands
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28.04.2005
Da circa 20 giorni Cristiano Morsolin, coordinatore del portale internet Selvas.org ha ricevuto minacce, intimidazioni varie e pedinamenti da parte dei paramilitari per aver diffuso in America Latina e Europa le notizie sul massacro della comunità di San Jose de Apartado del 21 febbraio scorso esprimendo l'indignazione della societa civile italiana e del Parlamento Europeo. L'articolo ha infastidito alcuni poteri forti della Colombia. Per questo l’Osservatorio Mondiale di protezione dei difensori dei diritti umani di Ginevra ha deciso di lanciare un appello in merito alla situazione di Morsolin che cerca di far conoscere l’impegno di tanti difensori dei diritti umani troppo spesso sconosciuti e indifesi di fronte alle aggressioni e minacce di cui il governo Uribe non fa eccezione. L'invito è quello di aderire all'appello al fine di far conoscere maggiormente della situazione e far pressione via email e fax verso le autorità colombiane.
ContinuaFonte: Selvas.org Foto: Manifesto di Plataforma Colombiana de Derechos Humanos - da Selvas
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07.03.2005
Per l’associazione di cooperazione internazionale “Asud” il Presidente Mesa sta tentando di “far ricadere sulla società civile e sui movimenti la responsabilità della crisi boliviana, occultando le reali responsabilità del suo governo incapace di soddisfare le necessità basiche di milioni di boliviani che vivono al di sotto della linea di povertà”. A partire da queste considerazioni l’associazione Asud invita a spedire un’e-mail per aderire all’appello che appoggia la proposta dei cittadini di El Alto che si sono organizzati per richiedere l’annullamento del contratto con la multinazionale Suez e la creazione di una società pubblica in cui vengano garantiti democrazia, responsabilità e controllo sociale.
ContinuaTemi/paesi correlati: [Bolivia] [Commercio] [Attivismo] [Governo] |
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01.03.2005
Al IV Forum Panamazzonico, su iniziativa del Contratto Mondiale dell'Acqua e di Medha Paktar del Narmada è stata sottoscritta la dichiarazione sull'acqua con l'adesione di numerose e importanti associazioni amazzoniche. E' la prima volta che un Forum prende una decisione precisa e circostanziara in merito alla privatizzazione dei servizi idrici, dell'imbottigliamento dell'acqua e della gestione comune dei fiumi. "Noi partecipanti al IV Forum Sociale Panamazzonico realizzato dal 18 al 22 gennaio 2005 nella città di Manaus nell’Amazzonia Brasiliana, dichiariamo che l’acqua è il primo elemento indispensabile alla vita per tutti gli esseri viventi, e da sempre esistono speciali relazioni sociali e spirituali tra gli uomini e l'acqua. Come bene comune deve essere gestita con solidarietà e partecipazione democratica delle comunità. Come diritto basilare ed inalienabile deve essere garantita a tutti gli esseri viventi, e tutelata per le prossime generazioni".
ContinuaTemi/paesi correlati: [Attivismo] [Governo] [Acqua] Foto: da contrattoacqua.it
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28.02.2005
In Colombia è stato assassinato dall'esercito governativo Luis Eduardo Guerra Guerra, leader della comunità e membro del Consiglio Interno dagli inizi del processo. Lunedì 21 febbraio verso le 11 fu fermato dall'esercito nei fiume Mulatos, in compagnia della compagna Bellanira , suo figlio Deinier ed un altro giovane, fratellastro di Luis Eduardo. Il martedì 22 febbraio il fratellastro di Luis Eduardo che era riuscito a fuggire dall'esercito, li cerca e nella casa di Alfonso Bolívar dove erano stati portati, trova sangue e segue le impronte di sangue fino a trovare, vicino alla casa, una fossa coi cadaveri spezzatti totalmente. Luis Eduardo gran amico e bravo leader, difensore dei diritti umani, fondatore della nostra comunità, delegato da cinque anni dalla comunità per interagire nel loro nome con lo Stato Colombiano per la concertazione delle misure provvisorie; da tre anni integrante e coordinatore dei comitati di diritti umani della comunità, viaggiò varie volte per invito dall'Europa e gli Stati Uniti a condividere la sua esperienza.
ContinuaTemi/paesi correlati: [Colombia] [Risoluzione dei conflitti] [Giustizia e criminalità] [Governo] [Società civile] Foto: comunità San Josè
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21.02.2005
L'organizzazione Asud rilancia una pressione sull'impresa spagnola ABENGOA S.A. affinchè rititri la richiesta di indennizzazione posta al governo boliviano sul "mancato lucro" sull'acqua. La multinazionale spagnola, dopo aver aumentato le tariffe degli utenti da un minimo del 45% fino ad arrivare in alcuni casi al 100%, è stata cacciata grazia a un levantamiento popolare. "L'acqua è un bene comune, un diritto umano e sociale che non può esserre considerato come una merce, i cittadini e le organizzazioni della società civile internazionale firmatari, chiedono che l'impresa ABENGOA S.A. ratifichi in maniera oppportuna e ritiri immediatamente la domanda di indennizzazione al govierno boliviano di fronte al CIADI, e desista dalla volontà di impoverire ulteriormente la Bolivia".
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