Notizie Iraq
18.08.2008
Il 20% della spesa statunitense destinata dal 2003 alla guerra in Iraq è finita nelle tasche dei contractors, le aziende private sotto contratto col Pentagono e sarebbe costata ai contribuenti americani quasi 85 miliardi di dollari: lo rivela il rapporto pubblicato dal 'Congressional Budget Office', l'Ufficio per il bilancio del parlamento americano. Al momento la spesa militare totale Usa in Iraq è di 446 miliardi di dollari e le previsioni per il 2008 la faranno lievitare di oltre 100 miliardi di dollari. In Iraq ci sono 190mila contractors privati ben più dei 160mila soldati americani. Intanto il Pentagono ha informato il Congresso Usa del progetto di una commessa militare di oltre 9 miliardi di dollari per fornire equipaggiamento militare all'Iraq: si tratta di blindati leggeri, missili, elicotteri, mitragliatrici ed esplosivi.
ContinuaTemi/paesi correlati: [Governo] [Geopolitica] [Armi] [Conflitti] [Imprese] Foto: Le commesse Usa verso contractors privati (in miliardi di dollari)
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07.12.2007
Nei prossimi giorni gli Stati Uniti sottoporranno al Consiglio di Sicurezza dell'Onu, di cui l'Italia è attualmente membro, una proposta di risoluzione che prevede una ulteriore estensione del mandato della "Forza multinazionale" in Iraq. L'associazione "Un ponte per..." ha inviato una lettera aperta al Ministro degli Affari Esteri Massimo D'Alema e lanciato una petizione online per chiedere che l'Italia voti contro la proroga dell'occupazione in Iraq. "Una grande maggioranza di iracheni richiede il completo ritiro delle truppe al più presto. Il premier Al Maliki si prepara invece, sotto pressione statunitense, ed in spregio al parlamento, a richiedere la estensione" - scrive l'associazione. "Sarebbe grave se in presenza di questa situazione il Consiglio di Sicurezza rinnovasse il mandato alla "Forza multinazionale". Sarebbe altrettanto grave se l'Italia, che ha ritirato le proprie truppe riconoscendo la illegalità della guerra all'Iraq, approvasse una tale risoluzione".
ContinuaTemi/paesi correlati: [Conflitti] [Nazioni Unite] [Attivismo] [Democrazia] Foto: Manifestazione in Iraq © In These Times
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10.08.2007
La situazione in Iraq è drammatica: la rete elettrica è prossima al collasso, mentre un terzo della popolazione è in stato d’emergenza umanitaria e almeno due milioni di persone hanno cercato rifugio dalle violenze fuggendo all’estero, cioè due mila iracheni in fuga ogni giorno. Intanto il parlamento iracheno non è riuscito ad approvare la legge sul petrolio e sul gas prima della pausa estiva malgrado le forti pressioni di Washington. "Ma è tutt’altro che una cattiva notizia dato che nel Paese si fa sempre più forte e diffusa l’opposizione a quella che oramai in molti considerano una minaccia significativa per gli interessi nazionali" - commenta 'Un ponte per...' che da tempo segue la vicenda a fianco dei sindacalisti locali e chiedendo all'Eni di non partecipare alla "svendita" del petrolio iracheno. Nei giorni scorsi il governo iracheno ha ordinato di considerare illegali le organizzazioni sindacali del settore e qualunque organismo che ad esse faccia riferimento.
ContinuaTemi/paesi correlati: [Economia] [Conflitti] [Società civile] [Emergenze] [Rifugiati] Foto: Sfollati in Iraq - da ©UNHCR
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24.05.2007
Rinviati a giudizio dal procuratore militare di Roma, Antonino Intelisano, tre ufficiali accusati di aver colposamente omesso di approntare una serie di misure idonee alla difesa di Base Maestrale, l'installazione militare nel centro di Nassiriya in cui morirono 19 italiani nell' attentato del 12 novembre 2003. I tre ufficiali devono rispondere del reato di aver omesso di provvedere ai mezzi necessari alla difesa del forte di cui avevano il comando. Il generale Fabio Mini, contattato da PeaceReporter, ha spiegato che, nel suo lavoro di verifica della capacità e della preparazione del Comando italiano in Iraq, aveva inoltrato al Capo di Stato Maggiore dell'Esercito un rapporto in cui si elencavano una serie di cose che a Nassiriya non avrebbero funzionato.
ContinuaTemi/paesi correlati: [Conflitti] [Politica] Foto: La Base Maestrale di Nassiriya dopo l'attentato - da Rainews24
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21.04.2007
Un nuovo rapporto diffuso ieri da Amnesty International, “Ingiusta e iniqua: la pena di morte in Iraq”, denuncia l’aumento dell’uso della pena di morte in Iraq, in un contesto segnato da “confessioni” rese in diretta tv prima del processo, denunce di tortura mai investigate e processi iniqui. Dalla reintroduzione della pena capitale nel 2004, l’Iraq è diventato il quarto paese al mondo per numero di esecuzioni (dopo Cina, Iran e Pakistan), con più di 100 condanne eseguite, di cui almeno 65 lo scorso anno, sulle oltre 270 emesse.
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19.02.2007
Il parlamento iracheno sta per approvare la nuova legge che regolamenterà il settore energetico e aprirà le porte ai cosiddetti ‘investimenti’ delle grandi multinazionali del petrolio, tra cui l’italiana ENI. "La legge voluta dalla grandi multinazionali petrolifere, ENI inclusa, prevede l’introduzione dei cosiddetti PSA – Production Sharing Agreements – i quali consentiranno alle multinazionali enormi profitti a scapito dell’erario iracheno" - segnala 'Un ponte per...' che invita a firmare un petizione online al Ministro dell'Economia e Finanze Tommaso Padoa-Schioppa e al presidente dell'ENI Roberto Poli. La legge è stata ufficialmente presentata in Parlamento senza nessun tipo di consultazione, come era stato invece richiesto dalle rappresentanze sindacali. Nella sua visita a sopresa a Baghdad dei giorni scorsi, il Segretario di Stato americano, Condoleezza Rice ha ribadito la necessità di "affrettare il varo di una legge sul petrolio, in modo da garantire un’equa distribuzione dei proventi fra i vari settori della popolazione".
ContinuaTemi/paesi correlati: [Imprese] [Attivismo] [Energia] Foto: L'Eni non partecipi alla svendita del petrolio iracheno
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12.02.2007
Amnesty International deplora la condanna a morte per impiccagione emessa oggi nei confronti dell’ex vicepresidente iracheno Taha Yassin Ramadhan, definendola "un diniego di reale giustizia per le vittime del regime di Saddam Hussein e un ulteriore attentato ai diritti fondamentali a un processo equo e alla vita". Anche l'Alto Commissario Onu per i diritti Umani, Louise Arbour nei giorni scorsi aveva deplorato la punizione capitale a causa delle irregolarità del processo. “Imponendo la condanna a morte, il Tribunale penale supremo iracheno (Sict) si è semplicemente inchinato al volere della Camera d’appello, che sembra dettato più dal desiderio di vendetta che dalla preoccupazione per la giustizia e un processo equo” – ha commentato Irene Khan, Segretaria generale di Amnesty International. Ramadan è stato condannato per il suo ruolo nei crimini del 1982 contro la popolazione civile della città sciita di Dujail.
ContinuaTemi/paesi correlati: [Diritti umani] [Conflitti] [Attivismo] Foto: Taha Yassin Ramadhan - da Rainews24
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29.01.2007
Decine di migliaia di manifestanti hanno sfilato sabato scorso per le vie di Washington per chiedere il ritiro delle truppe Usa dall'Iraq. Tre giorni dopo la bocciatura, da parte della commissione Esteri del Senato, del piano Bush per l'invio di altri 21.500 soldati la manifestazione convocata da United for Peace and Justice, una coalizione di circa 1.400 gruppi, locali e nazionali, contrari alla guerra, ha visto la partecipazione di tanta gente comune, ma anche leader Democratici, star di Hollywood - tra cui Jane Fonda, Sean Penn, Susan Sarandon e Tim Robbins - e parenti dei soldati di stanza in Iraq, arrivati da ogni parte degli Stati Uniti. "Non più soldi per la guerra", "Stop alle uccisioni in Iraq" sono stati alcuni degli slogan sugli striscioni innalzati dai dimostranti - 500mila secondo gli organizzatori - che hanno ripetuto il successo del settembre del 2005 quando a Washington scesero in piazza circa 300mila persone.
ContinuaTemi/paesi correlati: [Stati Uniti] [Guerra e Pace] [Società civile] Foto: Washington DC: un momento della manifestazione - da unitedforpeace.org
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15.01.2007
Amnesty International condanna l’esecuzione, avvenuta questa mattina, del fratellastro di Saddam Hussein, Barzan Ibrahim al-Tikriti e dell'ex presidente del Tribunale Rivoluzionario, Hamad al-Bandar al-Sad’un, come una "brutale violazione del diritto alla vita e un’ulteriore opportunità persa per gli iracheni di veder rispondere del proprio operato i responsabili dei crimini commessi sotto il regime di Saddam Hussein". Anche il Presidente del Consiglio italiano, Romano Prodi ha ribadito la condanna delle due esecuzioni capitali. E AsiaNews segnala che a seguito anche dell'impiccagione dei due gerarchi del regime di Saddam "si approfondirà la frattura tra sunniti e sciiti”: è questa la convinzione più diffusa tra gli iracheni contattati dall'agenzia.
ContinuaFonte: Asia News, Amnesty International (sezione italiana) Temi/paesi correlati: [Diritti umani] [Conflitti] [Giustizia e criminalità] Foto: Awad al-Bandar (sinistra) e Barzan Ibrahim al-Tikrit - da Rainews24
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09.01.2007
L'incessante violenza in Iraq sta costringendo l'Alto Commissario per i Rifugiati dell'Onu (Unhcr) ad una "profonda revisione" del proprio programma di lavoro per affrontare i bisogni umanitari nella regione: mentre l'Unhcr si era precedentemente concentrato sul ritorno dei rifugiati, l'incessante violenza nel Paese implicherà la prosecuzione degli esodi interni ed esterni che colpiscono la regione circostante. L'Unhcr stima che 1,7 milioni di iracheni si trovino attualmente nella condizione di sfollati interni, mentre circa 2 milioni di persone sono fuggite nei paesi limitrofi. E sempre l'Unhcr comunica che numerosi cittadini iracheni stanno cercando rifugio fuori della regione geografica interessata arrivando anche in Europa e raccomanda ai governi che ai richiedenti asilo iracheni provenienti dal sud e dal centro del paese venga accordato lo status di rifugiato ai sensi della Convenzione sui Rifugiati del 1951.
ContinuaTemi/paesi correlati: [Iraq] [Conflitti] [Rifugiati] Foto: Sfollati in Iraq
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29.12.2006
Sono 2.989 i soldati statunitensi caduti in Iraq e il tragico annuncio della morte del soldato numero 3000 riunirà pacifisti, famiglie di soldati, antimilitaristi e ‘veterani contro la guerra’ il 27 gennaio nelle piazze di 140 città degli Stati Uniti per dimostrazioni contro la guerra. “Questa orribile e tragica tappa ci permette di ricordare a questo paese la quotidiana perdita di vite umane in una guerra che non doveva cominciare” - ha detto Nacy Lessin, co-fondatrice dell’associazione ‘Military families speak out’. Intanto secondo la CNN le forze armate degli Stati Uniti, in difficoltà nel raggiungere una sufficiente quantità di nuove reclute, stanno considerando la possibilità di ammettere nell'esercito un numero maggiore di persone prive della cittadinanza americana.
ContinuaTemi/paesi correlati: [Stati Uniti] [Conflitti] [Attivismo] Foto: Manifestazione del 27 gennaio a Washington
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05.11.2006
Amnesty International "deplora la decisione dell'Alta Corte Penale irachena di infliggere la pena di morte Saddam Hussein e a due dei sette accusati dopo un processo che è stato profondamente difettoso e ingiusto". L'organizzazione per la tutela dei diritti umani ribadisce che il processo avrebbe dovuto apportare "un importante contributo al ripristino della giustizia e del rispetto del diritto in Iraq, e accertare verità e responsabilità per l'imponente violazione dei diritti umani da parte di Saddam Hussein", mentre è stato "un vergognoso affare, guastato da gravi lacune". Il processo, infatti, non richiedeva che la colpevolezza degli imputati venisse dimostrata "oltre ogni ragionevole dubbio" - formula usata nel sistema occidentale -, ma doveva solo "soddisfare" l'opinione del giudice. L'Alto commissario Onu per i diritti umani Louise Arbour ricorda che "ai condannati di oggi va garantita ogni opportunità per poter ricorrere in appello" e, qualunque sia il risultato dell'appello spera "che il governo osservi una moratoria sulle esecuzioni capitali".
ContinuaTemi/paesi correlati: [Iraq] [Diritti umani] [Giustizia e criminalità] Foto: Saddam Hussein alla lettura della sentenza - da Rainews24
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25.10.2006
Il conflitto iniziato nel marzo 2003 è già costato la vita ad almeno 650mila persone, una perdita del due per cento della popolazione irachena. E' la stima fatta da un team della Johns Hopkins University e pubblicata dalla rivista scientifica britannica Lancet. E mentre le ultime cronache parlano di 754 mila iracheni sfollati, il governo di Baghdad ha dato l'ordine alle autorità sanitarie del paese di non fornire più all'Onu i dati sulle perdite umane, così da non dare altro rilievo ai costi della guerra per i civili. Nei giorni scorsi l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha rinnovato la preoccupazione per il continuo aumento della popolazione in fuga dall’Iraq, sia all’interno sia all’esterno del paese, a causa della violenza e del deteriorarsi delle condizioni di sicurezza: secondo l’Agenzia dall'inizio del conflitto 754mila iracheni sono diventati sfollati interni e ogni mese circa 40mila iracheni continuano ad arrivare nella sola Siria.
ContinuaTemi/paesi correlati: [Iraq] [Conflitti] [Rifugiati] Foto: vittime a Falluja - da RaiNews 24
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14.10.2006
"Crescente preoccupazione per il rapido deterioramento della situazione umanitaria che centinaia di migliaia di rifugiati e sfollati iracheni devono affrontare": lo riporta l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) che nei giorni scorsi ha incontrato i governi donatori ad Amman, in Giordania. L’esodo causato da continui episodi di violenza da parte di fazioni rivali in Iraq ha reso necessaria una riorganizzazione del lavoro dell’Agenzia e delle sue priorità nella regione: oltre all’assistenza al rimpatrio e all’aiuto a circa 50mila rifugiati non iracheni residenti in Iraq, l’Agenzia sta infatti potenziamento l’assistenza ad alcune tra le decine di migliaia di iracheni che stanno fuggendo dalle proprie case. L'agenzia Onu stima in più di 1,5 milioni le persone sfollate all’interno dello stesso Iraq. Ma al budget richiesto dall’Unhcr per le operazioni in Iraq per il 2006 - pari a 29 milioni di dollari - mancano ancora di 9 milioni di dollari mentre nuovi gruppi vulnerabili hanno urgente bisogno di assistenza.
ContinuaFonte: United Nations High Commissioner for Refugees Temi/paesi correlati: [Iraq] [Conflitti] [Rifugiati] Foto: Insediamento di rifugiati al confine tra Iraq e Giordania ©UNHCR/P.Kessler
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04.07.2006
"4th of July: Troops Home Fast" è il titolo dello sciopero della fame davanti alla Casa Bianca il 4 luglio, giorno della festa statunitense per l'Indipendenza. Lo sciopero viene indetto per esigere il ritiro immediato delle truppe dall'Iraq e per commemorare i morti e feriti della guerra e dell'occupazione. Vi parteciperà Cindy Sheehan, la "mamma pace" statunitense, insieme ad attivisti, veterani della guerra in Iraq e familiari di militari. Tra i partecipanti anche il Tenente Ehren Watada, diventato il 22 giugno il primo ufficiale dell'esercito statunitense a rifiutarsi pubblicamente di andare in Iraq e sua madre Carolyn Ho. Si uniranno a questa iniziativa oltre 1500 cittadini statunitensi, tra cui personaggi dello spettacolo, membri del congresso, veterani, musicisti, scrittori e religiosi. Manifestazioni di solidarietà con i dimostranti davanti alla Casa Bianca saranno tenute in numerose città degli Stati Uniti. Nel mondo, manifestazioni analoghe con scioperi della fame sono in programma in vari paesi, tra cui Germania, Irlanda, Ecuador e in Italia a Firenze e a Roma.
ContinuaTemi/paesi correlati: [Guerra e Pace] [Attivismo] [Società civile] |
22.06.2006
Pur non chiedendo un "disimpegno" dell'Italia dall'Afghanistan ma "un diverso e maggiore impegno per la risoluzione dei gravissimi conflitti aperti" la Tavola della Pace chiede al Governo italiano di guardare alla situazione in Iraq, in Afghanistan e negli altri luoghi di conflitto con realismo e senso di responsabilità" e di "passare dall'impegno militare ad un impegno politico e civile a fianco delle popolazioni vittime delle guerre, dell'oppressione e della miseria. Intanto ieri mattina alcuni esponenti del movimento "No War" e i Senatori del Prc hanno avuto il primo degli incontri in cantiere tra il "Comitato per il ritiro dei militari italiani" ed i gruppi parlamentari della sinistra al Senato. La scelta dei "No War" non è casuale, al Senato infatti il margine di manovra sul decreto per rifinanziare le missioni militari italiane all'estero è assai più esiguo per il governo Prodi e se i senatori della sinistra decidessero di non votare il decreto si aprirebbe un serio problema di Governo. Intanto il ministro della Difesa ha definito “opportuna ed importante” la nostra presenza militare in Afghanistan, aggiungendo che il governo “intende proporre al Parlamento di continuare nel nostro impegno, assicurando una presenza di forze analoga per entità a quella dispiegata in passato”.
ContinuaFonte: Unimondo Temi/paesi correlati: [Pace] [Risoluzione dei conflitti] [Attivismo] Foto: Soldati italiani in Iraq - da Rainews24
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10.06.2006
"La positiva decisione del Ministro degli Esteri D'Alema di rinunciare all'invio di un contingente civile-militare in Iraq ma di definire un efficace programma di cooperazione a livello politico, economico e umanitario va ora tradotta in concreto" - chiedono in un comunicato le Ong del Forum Solint. Nei giorni scorse le Ong del Forum (Cisp, Coopi, Cosv, Intersos, Movimondo e Associazione delle Ong italiane) avevano espresso dubbi sulla missione civile-militare, ma "ritengono ora di potere esprimere alcuni suggerimenti come contributo alla definizione delle priorità della cooperazione italiana con l'Iraq". Tra queste il coordinamento multilaterale come "via maestra per dare efficacia alle iniziative di cooperazione volte al rafforzamento delle istituzioni democratiche, della sicurezza, dello sviluppo infrastrutturale ed economico dell'Iraq". Le Ong chiedono inoltre al Governo italiano di "considerare prioritario il mantenimento all'Iraq della piena sovranità sul petrolio iracheno e sui profitti che ne derivano". E sottolineano che il rafforzamento del processo democratico iracheno passa dallo sviluppo delle organizzazioni della società civile a garanzia di tale processo e a sua difesa.
ContinuaFonte: COOPI - Cooperazione Internazionale Temi/paesi correlati: [Diritti civili] [Pace] [Attivismo] [Cooperazione internazionale] Foto: Manifestazione in Iraq © In These Times
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06.06.2006
L'attentato a Nassiriya contro le forze militari italiane nel quale è rimasto ucciso il caporal maggiore Alessandro Pibiri e feriti altri quattro militari accellera il dibattito sul ritiro del contingente italiano dall'Iraq. "L'ennesima uccisione di un militare italiano in missione a Nassiriya, conferma le denunce fatte in questi tre anni dalle forze che si sono battute da subito per il ritiro dell'Italia da una guerra ingiusta e illegale come quella in Iraq" - riporta il Comitato nazionale per il ritiro dei militari italiani. "Siamo solidali e concordi con i familiari del soldato ucciso, i quali hanno detto quanto andiamo ripetendo da tempo 'Prima ritornano i militari dall'Iraq meglio è per tutti'. La stessa analisi avanziamo anche sull'altra missione di guerra, quella in Afghanistan: riteniamo che vada riconosciuto chiaramente come le missioni militari in Iraq e Afghanistan siano state un fallimento costoso e sanguinoso sia per il nostro paese che per le popolazioni dei paesi occupati militarmente". Dopo quest'ultimo attentato sono 31 i soldati, sei i civili e un contractor gli italiani uccisi in Iraq.
ContinuaTemi/paesi correlati: [Conflitti] [Attivismo] Foto: Soldati italiani in Iraq - da RaiNews 24
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30.05.2006
Su invito del presidente della Camera dei Deputati, On. Fausto Bertinotti, alle 11.00 di ieri mattina sono stati ricevuti Gino Strada, Luigi Ciotti, Alex Zanotelli e Tonio Dell'Olio, primi firmatari dell'appello lanciato alcuni giorni orsono ai parlamentari per chiedere di "interrompere le missioni militari in teatri di guerra e ritirare le truppe italiane dall'Iraq e dall'Afghanistan". Nonostante il silenzio-stampa che ha accompagnato l'appello, ad oggi sono pervenute alcune migliaia di firme tra singoli e associazioni che sono state consegnate al Presidente della Camera. Nel merito dell'appello tutti hanno riconosciuto che, mentre per il ritiro delle truppe italiane dall'Iraq si registra una sintonia da parte del governo Prodi e dell'intera coalizione di maggioranza, diverso è l'atteggiamento sulla missione militare in Afghanistan.
ContinuaTemi/paesi correlati: [Iraq] [Afghanistan] [Società civile] Foto: Zanotelli
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29.05.2006
Nella società civile irachena c’è chi sparge semi di speranza. Una rete di organizzazioni e individui appartenenti a diversi gruppi etnici, ideologici e confessionali si sta costituendo attorno alla pubblicazione on-line. Come dichiarano sul loro sito, “concordano tutti nell’adottare una strategia NONVIOLENTA come metodo di lotta migliore per costruire un Iraq indipendente, democratico, pacifico, forte e prospero”. Il sito raccoglie documenti e articoli su casi storici di lotte nonviolente che hanno portato alla liberazione di popoli da sistemi di dominio, o alla riconciliazione di società divise dalla guerra. Dopo aver subito la violenza della dittatura, quella dell’embargo ed infine quella dell’occupazione militare, la società civile irachena è ora frammentata da conflitti settari in cui le fazioni ed i mandanti sono difficili da identificare. Ad ogni modo, una larga fetta della popolazione condivide semplici e trasparenti obiettivi: pace con mezzi pacifici e auto-determinazione del popolo iracheno in un paese unito.
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