Notizie Dossier Grandi Laghi
dicembre 2007
28.12.2007
L'associazione ActionAid chiede la scarcerazione di due operatori etiopi, Daniele Bekele e Netsanet Demissie condannati a due anni e mezzo di prigione. Il 24 dicembre i due attivisti stati riconosciuti colpevoli del reato di "provocazione e preparazione" per aver creato le condizioni per eventuali sommosse contro l’ordine costituito: "un reato meno grave di quello di 'alto tradimento' per cui erano stati portati sotto processo - commenta ActionAid che spera che i due operatori possano venire liberati nei prossimi giorni. In modo del tutto inusuale il giudice ha elogiato i due imputati, sottolineando i loro sforzi per risolvere l’impasse politica che aveva fatto seguito alle elezioni del 2005 e li ha descritti come “cittadini coraggiosi che hanno promosso la pace e il ruolo della legge”.
ContinuaTemi/paesi correlati: [Diritti civili] [Attivismo] [Cooperazione internazionale] Foto: Daniel Bekele - foto ActionAid
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27.12.2007
Medici Senza Frontiere (MSF) ha chiesto alle autorità somale "il rilascio immediato e la garanzia dell'incolumità delle due operatrici rapite a Bossaso in Somalia". Mercedes García, medico spagnolo, e Pilar Bauza, infermiera argentina, sono state rapite mentre si recavano al centro nutrizionale allestito per trattare i bambini malnutriti negli adiacenti campi di sfollati interni e rifugiati a Bossaso. Secondo la stampa spagnola due dei rapitori si sarebbero arresi alla polizia dopo uno scontro a fuoco in una zona montagnosa vicino a Bosasso, ma non è ancora chiara la sorte delle due operatrici umanitarie. Il Puntland, una zona relativamente tranquilla rispetto al sud della Somalia, sta diventando sempre più teatro di scontri, ma finora Msf non mai ricevuto attacchi diretti o minacce.
ContinuaTemi/paesi correlati: [Salute] [Cooperazione internazionale] [Volontariato] Foto: Team di Msf a Bossaso in Somalia - foto ©MSF
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14.12.2007
Dopo che al summit Europa-Africa svoltosi a Lisbona nei giorni scorsi l'Unione Africana ha criticato l'ostinazione europea nei confronti degli EPA/APE (Accordi di Partenariato Economico) in queste ultimi giorni si assiste ad una corsa in ordine sparso dei Paesi ACP per la firma di accordi ad interim con l'Unione europea. "Ciò che colpisce di più è l'atteggiamento arrogante della Commissione europea, nello specifico del suo Commissario al commercio, Peter Mandelson, che non solo non ha preso in minima considerazione le richieste ACP, ma nemmeno le osservazioni giunte in questi mesi da vari governi europei, tra cui l'Italia" - riporta TradeWatch che con altre associazioni e reti invita a aderire alla petizione online al presidente Prodi per chiedere che l'Italia si faccia promotore in sede europea di una revisione di questi accordi.
ContinuaTemi/paesi correlati: [Commercio] [Attivismo] [Sviluppo] [Cooperazione internazionale] Foto: Dalla Campagna Stop Epa's - www.epa2007.org
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12.12.2007
Al summit Europa-Africa svoltosi a Lisbona l'8 e il 9 dicembre l'Unione Africana ha criticato l'ostinazione europea nei confronti degli EPA/APE (Accordi di Partenariato Economico) che dovranno sostituire entro il 31 dicembre 2007 il vecchio Trattato di Cotonou con i Paesi impoveriti dell’ACP (Africa-Caraibi-Pacifico). "Dei 47 Stati africani, membri ACP, solo 16 sinora hanno ceduto ai ricatti europei, Africa centrale ed occidentale (con l'esclusione della Costa d'Avorio) hanno rifiutato in toto le proposte UE" - riporta TradeWatch. In vista del Summit, il missionario p. Alex Zanotelli aveva scritto al presidente del Consiglio, Romano Prodi, per ringraziarlo "perché il governo italiano ha sollevato con forza in sede di Consiglio Europeo la necessità di rivedere l’approccio negoziale seguito dalla Commissione Europea per il Commercio con l’Estero" e per invitarlo ad adoperarsi "per evitare accordi capestro che significheranno tante morti per fame in un’Africa già strangolata".
ContinuaTemi/paesi correlati: [Africa] [Economia] [Commercio] [Attivismo] [Globalizzazione] [Sviluppo] Foto: Manifestazione contro gli Epa in Kenya - foto: M. Gordon/Christian Aid
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06.12.2007
Medici Senza Frontiere (MSF) denuncia "il ricorso sistematico allo stupro e alla violenza da parte dell’esercito angolano nei confronti dei congolesi che sono venuti a lavorare nelle miniere di diamanti situati nella provincia di Lunda Norte, in Angola". "L’esercito angolano si rende colpevole di stupri e violenze nei confronti dei congolesi durante la loro espulsione verso la Repubblica Democratica del Congo" - segnala un comunicato dell'associazione. Secondo l'Onu, 44mila persone sono già state espulse dalle zona diamantifere dell’Angola da gennaio 2007, e circa 400mila cittadini congolesi si trovano tuttora nel nord dell’Angola.
ContinuaTemi/paesi correlati: [Diritti umani] [Conflitti] [Salute] Foto: Testimonianze di violenze sui congolesi in Angola - foto MSF
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