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mercoledì, 03 dicembre, 2008

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Notizie Dossier Grandi Laghi

R.D.Congo: popolazione in fuga - da MSF
28.11.2008 "Nuovi scontri con civili nel panico" e una "spirale di violenze fuori da ogni controllo" sono i titoli degli ultimi comunicati dell'agenzia di stampa dell'Onu sulla situazione nella Repubblica Democratica del Congo (R.D. Congo). "Gli attacchi del Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo (CNDP) hanno causato nuovi sfollamenti nel Nord Kivu" mentre cresce "l'escalation di violenze sessuali nelle forme più brutali commesse da entrambe le parti in conflitto, compresi i militari dell'esercito" - riporta l'Onu. A fronte della situazione, il settimanale Vita ha lanciato un appello alle massime istituzioni nazionali e europee affinchè la tragedia umanitaria non venga ignorata. L'appello online, firmato dai leader delle più importanti associazioni italiane e da politici di entrambi gli schieramenti, sottolinea che "non si può stare a guardare: l'indifferenza significa collusione" mentre si avvicina "una nuova ecatombe".
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Foto: R.D.Congo: popolazione in fuga - da MSF
Profughi in R.d. Congo - da www.amnesty.org
18.11.2008 Di fronte al continuo aumento del numero delle vittime nella Repubblica Democratica del Congo (Rdc), Amnesty International, Human Rights Watch e oltre 40 organizzazioni impegnate in Africa hanno chiesto ieri la convocazione immediata di una sessione speciale del Consiglio Onu dei diritti umani per promuovere "azioni efficaci per proteggere migliaia di civili le cui vite sono a rischio" e chiedono di nominare un inviato speciale che riferisca sulla crisi umanitaria. Nelle scorse settimane la rete 'Chiama l'Africa' e numerose ong italiane hanno lanciato un pressante appello all'Ue e all'Italia affinchè venga fornito soccorso immediato alle popolazioni colpite dalla guerra nel nord Kivu e si promuova l'invio nella zona di operatori di pace.
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Temi/paesi correlati: [Rifugiati] [Emergenze] [Nazioni Unite] [Conflitti] [Diritti umani]
Foto: Profughi in R.d. Congo - da www.amnesty.org
Gruppi armati in Darfur - da Amnesty
13.11.2008 Il presidente sudanese Omar Hassan al-Bashir, accusato lo scorso luglio di crimini di guerra in Darfur dalla Corte penale internazionale, ha annunciato ieri un cessate-il-fuoco unilaterale, "immediato" e "incondizionato" nella regione. Ma uno dei principali gruppi ribelli della parte occidentale del Sudan, il Movimento Giustizia ed Eguaglianza (Jem) già ha rifiutato l'offerta definendola una "esercitazione". Amnesty International ha chiesto a tutte le parti in conflitto di cogliere questa opportunità per migliorare in modo concreto la protezione della popolazione del Darfur. "Abbiamo già assistito a svariate dichiarazioni di cessate il fuoco nel corso di questo conflitto e nessuna di esse ha apportato alcuna differenza nella vita dei darfuriani" - commenta Amnesty International. "La popolazione del Darfur rimane in balia di gruppi armati, banditi e forze regolari sudanesi".
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Temi/paesi correlati: [Sudan] [Attivismo] [Conflitti] [Diritti umani]
Foto: Gruppi armati in Darfur - da Amnesty
Bambini in un campo per rifugiati
05.11.2008 Beati i Costruttori di Pace, Chiama l'Africa, Commissione 'Justitia et Pax' degli Istituti missionari italiani, Tavola della Pace e numerose altre associazioni intervengono sulla crisi nel Kivu (R.D. Congo) facendo appello all’Italia, che è membro del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, "perché svolga un ruolo attivo in quella sede e in Europa affinché vengano rispettati i diritti delle persone, sviluppata la democrazia, fermata ogni aggressione armata e finalmente perseguita la pace". "Occorre dare voce alla politica, cominciando da alcuni punti fermi" -scrivono i promotori dell'appello chiedendo di organizzare con urgenza l’azione umanitaria per rispondere all’emergenza e ribadire il mandato dei contingenti dell'Onu presenti nel Kivu perché possano svolgere il compito che è loro assegnato, cioè quello di far rispettare gli accordi e proteggere la popolazione.
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Foto: Bambini in un campo per rifugiati © Adrian Arbib
Caschi blu della Monuc e popolazione in fuga - da Nigrizia
01.11.2008 Di fronte al dramma della guerra che sta investendo la Repubblica democratica del Congo (R.D. Congo), le associazioni 'Beati i Costruttori di pace', 'Chiama l'Africa' e 'Rete Pace per il Congo' lanciano un pressante appello all'Unione europea e all'Italia affinchè venga fornito "soccorso immediato alle popolazioni colpite dalla guerra nel nord Kivu" e si promuova l'invio nella zona di operatori di pace - i "caschi bianchi" - oltre a prendere "le opportune misure contro il regime del Ruanda, il cui sostegno alla guerra di Nkunda è ormai provato". Chiedono inoltre alla Corte Penale Internazionale di "spiccare rapidamente un mandato internazionale d’arresto contro Laurent Nkunda".
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Foto: Caschi blu della Monuc e popolazione in fuga - da Nigrizia
Sfollati nella Provincia del Nord Kivu © UNHCR/S.Schulman
31.10.2008 "La situazione nella regione orientale della Repubblica Democratica del Congo (Rdc) rischia di trasformarsi in una catastrofe umanitaria a meno che la forza di peacekeeping delle Nazioni Unite (Monuc) non riceva rinforzi adeguati a proteggere i civili". Lo afferma Amnesty International che sollecita il Consiglio di sicurezza a fornire immediata assistenza alle truppe Onu per interrompere gli attacchi dei gruppi armati contro la popolazione civile. La crisi umanitaria nella regione orientale dell'Rdc si è acuita all'inizio del mese. In gioco lo sfruttamento delle ricche risorse minerarie della zona "che coinvolgono direttamente importanti aziende di quella stessa comunità internazionale che oggi condanna le violenze" - commenta l'agenzia Misna.
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Foto: Sfollati nella Provincia del Nord Kivu © UNHCR/S.Schulman
Sfollati da Mogadiscio - da Ocha
07.10.2008 "La metà della popolazione somala, oltre tre milioni di persone, necessita di urgente assistenza umanitaria e il loro numero è in costante aumento a causa dell’insicurezza, della siccità e della crisi alimentare che sta provocando aumenti indiscriminati dei prezzi nei mercati del Sud del mondo". E' l'allarme contenuto in un appello presentato oggi da 52 Ong operative nel paese, secondo cui "dall’inizio dell’anno il numero di persone in condizioni di necessità è aumentato del 77%". Il numero totale di sfollati nel paese ha raggiunto quota un milione a causa di "un uso indiscriminato e sproporzionato della forza da parte di tutte le parti coinvolte nel conflitto". Quella della Somalia e di Mogadiscio in particolare è secondo Human Rights Watch la tragedia "più ignorata del mondo".
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Foto: Sfollati da Mogadiscio - da Ocha
Bambini soldato nel campo di Mangangu (RdC) nel 2003 ©Amnesty
01.10.2008 "Per ogni due bambini soldato rilasciati, cinque vengono rapiti e arruolati": lo afferma Amnesty International in un rapporto pubblicato ieri sulla guerra in corso nella provincia del nord Kivu (Repubblica Democratica del Congo). Circa la metà degli ex bambini soldato che erano stati riuniti alle loro famiglie nell'ambito del programma nazionale sarebbero stati di nuovo reclutati dai gruppi armati. Il rapporto rivela inoltre i continui abusi sessuali e psicologici subiti da donne e bambini nel conflitto nonostante le promesse del governo e dei gruppi armati a porre fine a queste atrocità. A causa della ripresa dei combattimenti lo scorso 28 agosto, 100mila nuovi sfollati si sono aggiunti al milione di persone già costrette a lasciare la regione.
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Foto: Bambini soldato nel campo di Mangangu (RdC) nel 2003 ©Amnesty
Mappa del Nord Kivu (RdC) - da Msf
13.09.2008 Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha espresso oggi "seria preoccupazione" per i combattimenti nel Nord-Kivu (Repubblica Democratica del Congo - RdC) tra l’esercito regolare congolese (Fardc) e i ribelli del Congresso nazionale per la difesa del popolo (Cndp): si tratta delle "peggiori violenze" dalla firma dell'accordo di pace tra le due parti nel gennaio scorso. L'Onu ha deciso di trasferire le forze di pace della Monuc nell'area per sedare gli scontri e per proteggere la popolazione. Il generale dissidente della Cndp, Laurent Nkunda, avrebbe ordinato ieri un "ritiro immediato" dalle posizioni conquistate durante i combattimenti iniziati il 28 agosto scorso - riporta l'agenzia Misna. Ma "la situazione umanitaria è estremamente preoccupante" - afferma Medici Senza Frontiere: 250mila persone che vivevano nei campi sfollati sarebbero fuggite nelle foreste per timore delle violenze.
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Foto: Mappa del Nord Kivu (RdC) - da Msf
La copertina del rapporto di Greenpeace
07.08.2008 In un rapporto diffuso nei giorni scorsi Greenpeace denuncia che il Ghana sta diventando la discarica per i prodotti hi-tech dei paesi industrializzati e in particolare dell'Europa. I prodotti vi arrivano dopo aver passato le dogane occidentali come "beni di seconda mano" e nelle discariche è stata trovata un'altissima concentrazione di sostanze tossiche e cancerogene, pericolose per l’ambiente e soprattutto per i bambini che lavorano allo smaltimento. Si tratta di "container pieni di vecchi computer spesso rotti, monitor e prodotti di varie marche: arrivano in Ghana da Germania, Corea, Svizzera, Olanda e Italia". Nella stessa Unione Europea, dove vigono regolamenti alquanto restrittivi in materia, si perdono le tracce del 75% dei rifiuti tecnologici prodotti - riporta Greenpeace.
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Foto: La copertina del rapporto di Greenpeace
Il Sudan e il Darfur ©Irin
31.07.2008 Amnesty International ha chiesto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di respingere le iniziative volte a differire di 12 mesi le indagini e i procedimenti giudiziari della Corte penale internazionale (Cpi) sui crimini commessi in Darfur. Anche l'associazione 'Italians for Darfur' definisce "grave" il tentativo all'interno del Consiglio di Sicurezza dell'Onu di sospendere l'azione della Corte penale internazionale contro il Presidente sudanese Omar al Bashir per il quale il Procuratore della Cpi ha chiesto l'arresto "per genocidio, crimini di guerra e contro l'umanità". Intanto Medici senza Frontiere specifica che dalla creazione della Cpi "tutte le sezioni hanno adottato una politica interna vincolante che prevede l’astensione da qualsiasi cooperazione con la Cpi basata sul principio che l’attività umanitaria deve rimanere indipendente dal rischio di pressioni politiche e giudiziarie al fine di poter essere in grado di permettere l’assistenza alle popolazioni".
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Temi/paesi correlati: [Attivismo] [Nazioni Unite] [Conflitti] [Diritti umani]
Foto: Il Sudan e il Darfur ©Irin
Poliziotto della missione Unamid in Darfur ©UN
29.07.2008 "E' uno scandalo che in Sudan occidentale non siano ancora arrivati nuovi Caschi blu" - afferma una nota dell'Associazione per i Popoli Minacciati (APM). "Dei 19.555 soldati e 6.432 poliziotti promessi in Darfur attualmente sono impiegati solo 8.000 soldati e 1.800 poliziotti e questo è in gran parte lo stesso personale della fallita missione dell'UA. In considerazione di 180mila nuovi sfollati dal gennaio 2008 e dei 160 convogli di beni di prima necessità assaltati, la Comunità internazionale deve dimostrare un maggiore impegno per la protezione della popolazione civile" -sostiene APM secondo cui i Caschi blu della missione Unamid sono ormai alla mercé delle parti in conflitto.
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Foto: Poliziotto della missione Unamid in Darfur ©UN
Mappa del Kivu - © web.stratfor.com
23.07.2008 “Le uccisioni e gli stupri di civili nella provincia orientale del Nord Kivu nella Repubblica democratica del Congo continuano a un ritmo terrificante nonostante la firma sei mesi fa degli accordi di pace” – denuncia Human Rights Watch (HRW) in un comunicato divulgato nei giorni scorsi a conclusione della missione di monitoraggio dell’associazione nei territori di Masisi e Rutshuru. Anche i Commissari per i diritti umani dell’Onu hanno documentato molti degli abusi, ma non hanno pubblicato le informazioni e non le hanno rese disponibili agli interlocutori internazionali. Un segnale positivo proviene intanto dal via libera da parte del governo congolese alla nomina di un Commissario speciale per i diritti umani responsabile per il Congo orientale: ma la nomina non è ancora avvenuta. (Elvira Corona)
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Foto: Mappa del Kivu - © web.stratfor.com
Mappa della Somalia
19.07.2008 Non dimenticare i cooperanti sequestrati negli ultimi mesi in Somalia. E' l'appello dell'Associazione Ong italiane che, nonostante i ripetuti inviti al silenzio dei media per permettere alle istituzioni di lavorare alla liberazione, è preoccupata per la sorte di tre cooperanti delle ong Cins e Agrosphere e di altri quattro della ong 'Acqua per la Vita' nelle mani dei rapitori: i primi tre dal 21 maggio, cioè da ormai due mesi, e gli altri dal 1° luglio. "Ci preoccupa ancora di più, dopo le dichiarazioni riportate recentemente da un settimanale, che il rapimento di Iolanda e Giuliano possa diventare pretesto di conflitti di competenza interni alle stesse istituzioni" - afferma una nota dell'Associazione Ong italiane che invita la Farnesina a fare tutto il possibile per la loro rapida liberazione.
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Foto: Mappa della Somalia © Médecins sans frontières
Gruppi armati in Darfur - foto dal  rapporto Amnesty
14.07.2008 Il procuratore della Corte penale internazionale (Cpi), Luis Moreno Ocampo, ha richiesto alla Camera della Corte il mandato d'arresto per il presidente del Sudan, Omar al Bashir, per "genocidio", "crimini contro l’umanità" e "crimini di guerra". La richiesta verrà valutata dai giudici del tribunale dell'Aja. Perplessità sono state espresse dal Segretario generale dell'Onu e dall’Unione Africana. "Se da un lato la diplomazia e il mondo delle Ong salutano la decisione come 'una vittoria della giustizia contro l'impunità', dall'altro il Paese potrebbe precipitare in una situazione di violenza generalizzata, con ritorsioni e vendette mirate ai danni degli operatori internazionali e dei funzionari dell'Onu" - evidenzia Peacereporter. Intanto la BBC documenta che la Cina, in violazione dell'embargo Onu, sta vendendo armi al governo del Sudan che le impiega in Darfur.
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Foto: Gruppi armati in Darfur - foto dal rapporto Amnesty
Il villaggio Ayuub in Somalia - Foto: Water for Life
01.07.2008 Due destinatari del Premio Alexander Langer 2008 sono stati sequestrati ieri in Somalia da parte di un gruppo armato di cui non si conosce l'identità: si tratta di Mohamud Abdi Aden, direttore del villaggio Ayuub di Merka e di Faaduma Suldaan 'Abdirahman dell'associazione 'Water for Life'. I due erano in viaggio da Merka verso l'aereoporto di Mogadiscio per raggiungere Bolzano dove avrebbero dovuto prendere parte alla cerimonia per l'assegnazione del Premio prevista per venerdì 4 luglio. Con loro sono stati sequestrati anche l'autista, un collaboratore del villaggio e un cooperante della Fao mentre Ader Adeerow 'Ali Nuur, detto Adero, direttore delle scuole professionali del villaggio, che viaggiava su una diversa automobile è arrivato a Nairobi e raggiungerà l'Italia. L'agenzia MISNA riporta la ripresa delle ostilità da parte dell’Unione Corti Islamiche e l'uccisione di un operatore umanitario a Mogadiscio.
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Foto: Il villaggio Ayuub in Somalia - Foto: Water for Life
Africa, un pozzo comunitario - Foto: Time for Africa
29.06.2008 Spesso ci chiediamo se non sia il caso di cambiare rotta, nei progetti di cooperazione internazionale, così come a casa nostra, dando un’aggiustatina a stili di vita diventati ormai insostenibili. La Onlus friulana 'Time for Africa', assieme ai suoi partner africani e con il sostegno di Etica ed Economia e del 'Centro Ricerca Tecnologie Appropriate di Cesena' sta applicando in Mozambico nel distretto di Maututine quelle che vengono definite 'tecnologie appropriate'. Insieme vogliono, cioè, fornire alla popolazione gli strumenti e le conoscenze necessari a valorizzare la cultura e le tecniche di lavorazione tradizionali, per poi creare economie di villaggio sostenibili. Il tutto, attraverso l’impiego delle sole tecnologie che si possono dire "appropriate". Daniela Bandelli
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Foto: Africa, un pozzo comunitario - Foto: Time for Africa
Sudafrica: un campo sfollati - da Rainews24
10.06.2008 Medici Senza Frontiere (MSF) ha lanciato nei giorni scorsi l’allarme sul processo di trasferimento imposto alle persone sfollate in seguito alle recenti violenze a Johannesburg in Sudafrica. Dopo avere vissuto in condizioni inaccettabili per le ultime tre settimane queste persone stanno adesso venendo trasferite dal governo del Sudafrica verso siti che sono inadeguati e insicuri. “I nostri pazienti sono già stati traumatizzati dalla violenze che hanno subito e dalle orribili condizioni dello sfollamento” - afferma MSF. Non vi sarebbe alcuna vera libertà di movimento per le persone sfollate che sono costrette a scegliere tra il trasferimento verso siti inadeguati e il ritorno nei loro paesi di origine compresi quelli colpiti da instabilità politica.
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Foto: Sudafrica: un campo sfollati - da Rainews24
Mappa dell'Africa
03.06.2008 "L'Europa dev'essere per l'Africa quel che l'America è stata per l'Europa sessant'anni fa quando ha fatto l'ultima cosa seria a livello internazionale: il piano Marshall". Lo ha affermato il professor Paul Collier, docente alla Oxford University ed ex-direttore del Centro studi della Banca mondiale al Festival dell'Economia che si è concluso ieri a Trento. "Il ruolo che è stato degli Usa deve essere assunto in primo luogo dall’Europa, per due ragioni: perché l’Europa a suo tempo ha beneficiato della politica americana, quindi sa che cosa bisogna fare; perché l’Europa confina con l’Africa, e quindi è nel suo interesse stabilizzare quel Continente e farlo crescere" - ha affermato Collier. Un impegno che il professore elenca in quattro punti: gli aiuti; la liberalizzazione del commercio; la sicurezza; la buona governance.
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Foto: Mappa dell'Africa © Africa Action
Il Primo ministro del Mozambico Luisa Diogo all'Onu - Foto © www.un.org
27.05.2008 "Dopo l'Accordo Generale di Pace, firmato a Roma nel 1992 e le prime elezioni multipartitiche, il processo democratico in Mozambico si è consolidato e rafforzato attraverso la creazione di organi locali, il coinvolgimento della società civile e soprattutto con la lungimiranza dei vertici dello Stato che hanno reso la democrazia un processo irreversibile" - afferma Luisa Diogo, Primo Ministro del Mozambico, in questo testo raccolto da Fabio Pipinato per 'La Repubblica'. "Il Mozambico ha la possibilità di raggiungere gli Obiettivi del Millennio nel campo della salute delle donne e dei loro figli e dell' istruzione, grazie agli sforzi fatti dal governo e dai suoi partner verso la cooperazione internazionale", Ma -avverte - "in questo momento, la crisi alimentare mondiale porta nuove sfide alla necessità di raggiungere l'obiettivo di porre termine alla fame dei nostri paesi".
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Foto: Il Primo ministro del Mozambico Luisa Diogo all'Onu - Foto © www.un.org
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