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mercoledì, 03 dicembre, 2008

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Analisi Opinioni Dossier Grandi Laghi

Siccità nel Corno d'Africa
09.07.2008 "Quando al mondo ci sono 840 milioni di persone denutrite e ogni cinque secondi un bambino muore di fame, oltre al cibo, evidentemente, manca anche altro: la democrazia". Si è aperto con questa cruda osservazione il dibattito organizzato da dall’ong 'Time for Africa' venerdì scorso nella sala conferenze del Sunsplash, Festival internazionale di musica reggae che si tiene a Osoppo (Udine). Le concause dell'attuale emergenza alimentare sono molteplici: politiche agrarie attuate da governi spesso corrotti e poco propensi a distribuire equamente le risorse, dettami economici imposti dagli organismi sovranazionali ai paesi in via di sviluppo, il rincaro del petrolio, la speculazione finanziaria sul mercato alimentare e degli agrocarburanti, i cambiamenti climatici sono quelle emerse dagli interventi dei relatori. Ma c’è anche altro. ( Daniela Bandelli)
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Temi/paesi correlati: [Africa] [Agricoltura] [Alimentazione] [Sviluppo] [Nutrizione/Malnutrizione] [Globalizzazione] [Democrazia] [Cambiamento climatico] [Pace] [Finanza] [Economia]
Foto: Siccità nel Corno d'Africa
Il presidente Robert G. Mugabe
25.06.2008 Immaginate se in Italia 85 sostenitori della opposizione vengono uccisi in tre mesi e lo sfidante alla Presidenza incarcerato cinque volte. Immaginatevi un paese in cui la stampa è imbavagliata con un’inflazione al 165.000 per cento ed ove le organizzazioni umanitarie sono state minacciate di espulsione e /o costrette a sospendere l’aiuto alla popolazione. Immaginatevi di avere un presidente di 84 anni che si appella a Dio come l’unico che può spodestarlo. 24 giugno. Morgan Tsvangirai, sfidante alla Presidenza e leader del Movimento per il cambiamento democratico, ha confermato il ritiro dal ballottaggio per le presidenziali, spiegando di non poter chiedere ai suoi sostenitori di «rischiare la vita» votando per lui. (di Fabio Pipinato )
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Temi/paesi correlati: [Africa] [Geopolitica] [Attivismo] [Conflitti] [Economia] [Diritti umani]
Foto: Il presidente Robert G. Mugabe
Missione Oggi - Giugno 2008
04.06.2008 "Non ditemi, per amor di Dio, che il cibo costa caro a causa del biodiesel", ha esclamato davanti ai giornalisti il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva a Brasilia in occasione della XXX Conferenza regionale dell'Organizzazione dell'Onu per l'alimentazione e l'agricoltura (Fao). "Il cibo è caro perché il mondo non è preparato a vedere milioni di cinesi, indiani, africani, brasiliani e latinoamericani mangiare bene" - ha continuato. "Vogliamo piuttosto discutere di questo con passione e raziocinio, e certamente non dal punto di vista europeo". Dopo le proteste in Brasile e in Europa contro i biocarburanti, il presidente del Brasile ha difeso la produzione di etanolo derivato dalla canna da zucchero - usato per il trasporto - negando che abbia contribuito alla scarsità del cibo e al carovita. Missione Oggi
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Temi/paesi correlati: [Alimentazione] [Sviluppo] [Globalizzazione] [Attivismo] [Finanza] [Debito] [Commercio] [Economia]
Foto: Missione Oggi - Giugno 2008
Luisa Diogo a Trento - foto: ©Ymir
01.06.2008 “Il segreto dello sviluppo? Tagliare le armi. Subito. Appena giunti al potere. In maniera radicale. Draconiana. Poi riversare i denari risparmiati in istruzione, capitale umano. Subito. In grande quantità. Se vi date del tempo lo perderete. Con i militari non si ragiona e le lobby avranno il sopravvento sulla politica”. Autorevolissima. Parla in piedi davanti ad una platea stracolma di fotografi, tv e gente. Tantissima gente. Dignità ovunque. Altro che Africa disperata, “persa” alla causa dello sviluppo, delle guerre, della fame, della mancanza di democrazia. C’è l’Africa al femminile, sovrana come quella rappresentata dal Mozambico, paese uscito nel 1992 da una disastrosa guerra civile che ha saputo conquistare una pace duratura, un assetto democratico e multipartitico e che si è messa in cammino sulla strada del raggiungimento degli Obiettivi del Millennio superando di gran lunga molti paesi occidentali. E’ questa l’Africa che ha raccontato Luisa Diogo, Primo ministro del Mozambico, al 'Festival dell’Economia' in corso a Trento.
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Temi/paesi correlati: [MDGs] [Sviluppo] [Società civile] [Democrazia] [Risoluzione dei conflitti] [Economia]
Foto: Luisa Diogo a Trento - foto: ©Ymir
Foto d'archivio della comunità St. Martin (Kenya)
14.05.2008 Don Gabriele Pipinato responsabile della comunità di St. Martin nella diocesi di Nyahururu in Kenya, riprende il dialogo con i lettori di Unimondo dopo i tragici fatti del gennaio scorso. "Non si vive più nella paura" - scrive don Gabriele. "Certamente non mancano motivi di preoccupazione per un governo di coalizione che vive nel sospetto reciproco e per i rifugiati che stanno affrontando il dramma di una vita precaria, tuttavia non si vive nella paura. Non c’è più l’incertezza del futuro, l’angoscia che gli eventi possano scivolare in un genocidio, il timore di parlare di quello che è successo. La gente dorme la notte e le minaccie di vendetta si sono allontanate. Non viviamo più nella paura, ma l’ingiustizia e la violenza hanno lasciato ferite profonde e ci vorranno lunghi anni per guarirle".
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Temi/paesi correlati: [Volontariato] [Conflitti] [Religione] [Handicap] [Esclusione sociale] [Diritti civili]
Foto: Foto d'archivio della comunità St. Martin (Kenya)
Un murales al Saint Martin (Kenya)
31.03.2008 Il 2008 è stato la “prova del fuoco” per la nonviolenza in Kenya che sta ancora tentando di comprendere la cause del disordine. Sembra ancora impossibile che nel “Paese della trasmissione orale”, seppur in un breve lasso di tempo la “pulizia etnica” abbia avuto il sopravvento sulla “parola”. Kenya evoca animali, parchi, accoglienza. I disordini post elettorali hanno scombinato le nostre mappe mentali che, per ergonomia, sono più facilitate ad associare ed interconnettere che a costruire ex novo. Kenya si associa a pace e Rwanda, per esempio, a guerra. Le immagini crude della “natura umana” hanno sorpreso i “media occidentali” che, da sempre associavano Kenya con stabilità. Le foto colorate delle Agenzie Viaggi si sovrapponevano, nell’immaginario collettivo, e quelle di agenzie stampa. Impressionata la retina a mo’ di pellicola si fatica ridefinire nuove coordinate. di Fabio Pipinato
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Temi/paesi correlati: [Sviluppo] [Società civile] [Democrazia] [Risoluzione dei conflitti] [Religione] [Diritti umani]
Foto: Un murales al Saint Martin (Kenya)
Comunità di "street children" al Saint Martin
14.01.2008 Mentre in Kenya si susseguono gli appelli a trovare una soluzione pacifica alla crisi politica e alle violenze seguite alle contestate elezioni di fine dicembre, riceviamo da don Gabriele Pipinato, responsabile della comunità di St. Martin, una "lettera di pace". "Scrivo dopo qualche giorno, quando l’interesse dei media italiani si è spento, perché non vorrei raccontare gli orrori di cui siamo testimoni, né fare una analisi dei fatti, ma solo dire qualche parola su quello che vive la mia comunità" - scrive don Gabriele. "Durante la preghiera all’inizio del nuovo anno, John ha raccontato di come avevano ucciso suo fratello e Monica ha narrato la violenza subita dalle sue sorelle. Altri hanno condiviso storie di dolore, di paura, di preoccupazione per familiari e amici chiusi in campi profughi o dei quali non si hanno notizie da giorni. Ne è seguito un lungo silenzio. Njoroge ha rotto quel silenzio per raccontare di sé: "Sono Kikuyu, e dalla nascita mi è stato detto che la mia tribù è migliore delle altre"...
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Temi/paesi correlati: [Esclusione sociale] [Religione] [Pace] [Democrazia] [Società civile] [Cooperazione internazionale]
Foto: Comunità di "street children" al Saint Martin
Due donne ruandesi sopravvissute al genocidio accendono una "fiaccola olimpica" per chiedere di far luce sul ruolo della Cina nel 'genocidio' in Darfur.
21.12.2007 A seguito di una recente visita in Rwanda per partecipare all’assemblea paritetica Ue-Paesi dell’area Africa-Caraibi-Pacifico (Acp), per discutere di rapporti commerciali tra Europa e Acp, l’europarlamentare Vittorio Agnoletto ci ha inviato la seguente riflessione che volentieri pubblichiamo. L’europarlamentare affronta tre nodi rilevanti nell’attuale vicenda sociale ruandese: l’istituzione dal 2005 dei tribunali Gacaca a cui spetta il compito di rivelare la verità sul genocidio, sradicare la cultura dell’impunità, rinforzare l’unità e la riconciliazione dei ruandesi. Per quanto riguarda la lotta all’Aids, il sistema ruandese, grazie ai contributi stanziati dal Fondo Globale e attraverso il servizio sanitario con ambulatori nei villaggi riesce a fornire farmaci antiretrovirali per il 50% di coloro che ne avrebbero necessità. Ma gli attuali accordi che l’Unione Europea intende imporre ai Paesi Acp delineano “una catastrofe”: in un solo anno si stima che il Rwanda perderà oltre 17 milioni di dollari. di Vittorio Agnoletto
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Temi/paesi correlati: [Rwanda] [Diritti umani] [Commercio] [Risoluzione dei conflitti] [Società civile] [AIDS] [Sviluppo]
Foto: Due donne ruandesi sopravvissute al genocidio accendono una "fiaccola olimpica" per chiedere di far luce sul ruolo della Cina nel 'genocidio' in Darfur. © Dream for Darfur
Il presidente del Consiglio Prodi e il presidente rwandese Paul Kagame - foto ©Nigrizia
04.09.2007 Ho letto anch’io con stupore in diversi quotidiani riguardo il premio “Abolizionista 2007” proposto dall’associazione “Nessuno Tocchi Caino” che il governo italiano, nella persona di Romano Prodi, ha recentemente dato al Presidente del Rwanda Paul Kagame. E’ conseguita una prevedibile alzata di scudi di molte organizzazioni non governative e riviste missionarie, in primis Nigrizia. Sono volate parole grosse come “negazionista” o “complice” da parte della curatrice del Rapporto 2007 di “Nessuno Tocchi Caino” nonché “tesoriera” del partito Radicale verso i Comboniani che attraverso il loro sito internet rispondono puntualmente accusando l’ “assenza” e la “non conoscenza” dei fatti da parte della curatrice. di Fabio Pipinato
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Temi/paesi correlati: [Diritti umani] [Risoluzione dei conflitti] [Politica]
Foto: Il presidente del Consiglio Prodi e il presidente rwandese Paul Kagame - foto ©Nigrizia
26.07.2007 Le importazioni di salsa di pomodoro e di pollo hanno già un impatto deleterio sui redditi delle famiglie contadine del Ghana. Una riduzione dei dazi applicati sull'importazione di questi prodotti, prevista dagli Accordi di partenariato economico (EPA) in corso di negoziazione con l'Unione Europea, provocherebbe un nuovo peggioramento delle loro condizioni ed una violazione del diritto ad una alimentazione adeguata. Queste sono le conclusioni preliminari di un'analisi organizzata da FIAN International e dalla Send Foundation dell'Africa Occidentale a cui si è aggiunta l'Associazione nazionale degli agricoltori rurali del Ghana. L'obiettivo di questa analisi era quello di investigare i possibili effetti che gli accordi EPA potrebbero avere sul diritto al cibo sui paesi aderenti all'ECOWAS (Economic Community of West African States). La crescente domanda di salsa di pomodoro costituisce un problema per i produttori ghanesi che potrebbe tramutarsi in una opportunità o in un fallimento a seconda delle misure che verranno prese. di Roberto Meregalli
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Temi/paesi correlati: [Commercio] [Globalizzazione] [Sviluppo]
Rifugiati del Darfur in Chad
02.07.2007 Il Presidente internazionale di Medici Senza Frontiere (MSF), Christophe Fournier, appena rientrato dal Darfur, parla di "insicurezza che la popolazione deve affrontare quotidianamente". "Anche se le violenze non raggiungono i livelli del 2003-4, i civili continuano a venire uccisi". Un clima di insicurezza che incide anche sulle organizzazioni umanitarie: "Nel corso dell'ultimo anno abbiamo dovuto ridurre il numero dei nostri progetti perché gli scontri ci hanno costretto ad evacuare". E circa l'intervento militare richiesto anche da alcune Ong afferma: "Siamo sempre preoccupati quando veniamo a sapere che le altre organizzazioni umanitarie richiedono un intervento militare". "Quanto invece alle altre soluzioni proposte – come ad esempio i corridoi umanitari scortati da militari – devo dire che sembrano essere il risultato di un'analisi estremamente semplicistica della situazione. Dopo la firma del trattato di pace del Darfur nel maggio 2006, abbiamo assistito a una frammentazione delle parti armate con decine di gruppi coinvolti nel conflitto. La situazione è resa ancora più grave dal diffuso fenomeno del banditismo".
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Temi/paesi correlati: [Conflitti] [Malattie/Cure] [Emergenze]
Foto: Rifugiati del Darfur in Chad
Logo della Sace
30.04.2007 Garantisce le imprese italiane all’estero. L’unico azionista è il ministero del Tesoro che incassa ricchi dividendi. Ma, nel tempo, è stata una macchina terribile nel produrre l’indebitamento dei paesi in via di sviluppo. Le sue operazioni sono avvolte nel silenzio. Soprattutto quelle legate al commercio delle armi. È uno dei salotti bene dell’economia italiana. Conosciuto da pochi. Dove si elogia il silenzio. E si coccola la riservatezza. Ambito dalla grande imprenditoria e dalle banche, perché in un angolo della sua sala è custodito un forziere, ricco di “dobloni”. Ma anche l’affamata politica, che nel tempo si è pure abbuffata al suo tavolo, ignora spesso che cosa si muova, carsicamente, nelle stanze di comando di quel fortino. Di ufficiale si sa che è (stato), insieme ai suoi simili occidentali, uno dei più potenti strumenti di indebitamento dei paesi poveri. Da sotto il velo del mistero, sbuca la Sace, la “società per azioni a capitale interamente pubblico, nata per le attività di sostegno delle operazioni di export delle imprese italiane in ambito internazionale”. di Gianni Ballarini
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Fonte: Nigrizia
Temi/paesi correlati: [Commercio] [Debito] [Armi] [Governo]
Foto: Logo della Sace
Elezioni in Nigeria - da Nigrizia.it
25.04.2007 In Nigeria c’è stata “una volontà politica perché il voto non fosse trasparente”, secondo Vittorio Agnoletto, tra gli osservatori europei a Lagos. Ritardi nell'apertura dei seggi, schede elettorali mancanti, brogli, pressioni politiche e isolati casi di violenza hanno caratterizzato le elezioni del 21 aprile. In base agli scrutini il vincitore sarebbe il candidato del partito di maggioranza, sostenuto da Obasanjo. Osservatori e candidati dell’opposizione hanno già chiesto le ripetizione del voto, ma difficilmente il governo permetterà il ritorno alle urne. "Se il governo nigeriano dovesse decidere di accettare le critiche degli osservatori e decidesse di ripetere le elezioni sarebbe un fatto straordinario e importantissimo perché con la diffusione, la consapevolezza e l’ampiezza della partecipazione della società civile che abbiamo visto in questo giorni, in Nigeria è possibile fare delle elezioni democratiche e trasparenti". E' proprio questo il segnale più positivo: la società civile nigeriana si è dimostrata, infatti, un soggetto forte e attivo.
di Sara Milanese
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Fonte: Nigrizia
Temi/paesi correlati: [Nigeria] [Conflitti] [Democrazia] [Società civile]
Foto: Elezioni in Nigeria - da Nigrizia.it
Forum Sociale Mondiale di Nairobi 2007
17.01.2007 C’è ragione di essere preoccupati perché mentre alcuni politici e commentatori discutono di anacronistici ideologismi e di alleanze pericolose ben pochi si preoccupano di affrontare seriamente i grandi problemi internazionali che ormai ci minacciano sempre più da vicino. Miseria, ingiustizie, disuguaglianze, emergenze climatiche, degrado ambientale, guerre, terrorismo, migrazioni, disordine internazionale, violazioni dei diritti umani: dove sono nel dibattito italiano di questi giorni? Inutile cercarli. Non ci sono oggi come non ci sono quasi tutti gli altri giorni dell’anno. A qualcuno fa certamente comodo che si parli solo di filoamericani e di antiamericani. E che magari su questo si dividano gli italiani. Un’occasione immediata per cambiare e riflettere seriamente sulla nostra politica estera ce la sta regalando l’Africa che dal 20 al 25 gennaio ospiterà per la prima volta il Forum Sociale Mondiale.
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Temi/paesi correlati: [Guerra e Pace] [Media] [Attivismo]
Foto: Forum Sociale Mondiale di Nairobi 2007
Bambini in un campo per rifugiati in Nord Uganda
04.09.2006 Siamo troppo abituati a pensare che la guerra, specie in Africa, sia un male contagioso e inarrestabile. La storia recente del continente, dal Rwanda alla Liberia, dalla Somalia al Darfur, dimostra quanto sia difficile interrompere conflitti all'interno di stati deboli. Le notizie che provengono da Juba, dove il 26 agosto Lord's Resistance Army (LRA) e governo ugandese hanno firmato una tregua, la prima in venti anni di conflitto, dimostrano che talvolta anche la pace può essere altrettanto contagiosa. L'accordo ugandese è un altro successo del metodo di Sant'Egidio: utilizzare ogni sinergia efficace e ricostruire con pazienza la fiducia necessaria per trattative di pace. I colloqui sono stati resi possibili da un'altra pace, quella che nel 2005 ha posto fine al conflitto tra Nord e Sud Sudan. Proprio il neonato governo del Sud Sudan ha coraggiosamente deciso di utilizzare i contatti procurati dalla Comunità di Sant'Egidio e da Pax Christi Olanda, per rendere possibile la trattativa con il misterioso leader dell'LRA Joseph Kony, inavvicinabile da media e diplomazie ufficiali.
di Vittorio Scelzo
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Fonte: Comunità di Sant'Egidio
Temi/paesi correlati: [Uganda] [Risoluzione dei conflitti] [Attivismo]
Foto: Bambini in un campo per rifugiati in Nord Uganda © Refugees International
I vertici del Governo di transizione congolese
03.07.2006 Quarant'anni: trenta di guerra civile, dieci di transizione. È dal 1960, anno dell'indipendenza, che la Repubblica Democratica del Congo (RDC) attende le sue prime elezioni libere e democratiche. La data è fissata per il prossimo 30 luglio. «Siamo testimoni dell'impazienza della popolazione, che vuole farla finita con la situazione politica drammatica che ha portato miserie indescrivibili, sofferenze indicibili e innumerevoli morti» - affermano i membri del Comitato Permanente della Conferenza Episcopale della RDC (CENCO) al termine della loro sessione straordinaria tenutasi dal 21 al 24 giugno. «Siamo testimoni della volontà del popolo di arrivare, al più presto, all'instaurazione di uno Stato di diritto. Il nostro popolo non merita questo pesante fardello di incertezza del domani, di crescente insicurezza e di miseria intollerabile». I vescovi rivolgono un appello a tutti per il rispetto delle regole democratiche, partendo dal rispetto della libertà di stampa, alla quale «deve però corrispondere una corretta informazione da parte degli operatori dei media». di Cinzia Agostini
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Fonte: Unimondo
Temi/paesi correlati: [Repubblica Democratica del Congo] [Risoluzione dei conflitti] [Democrazia] [Società civile]
Foto: I vertici del Governo di transizione congolese
Tecnici della Shell in Nigeria
09.06.2006 Instabilità politica, mancanza di fondi, duplicazione di organismi amministrativi, progetti inefficaci, corruzione e incapacità dei pubblici ufficiali: sono solo alcuni dei fattori che hanno frustrato le aspettative degli abitanti del Delta del Niger, con la conseguenza che la regione è oggi una delle più turbolente del paese. La lunga e imbarazzante lista delle pecche e degli errori fatti nel Sud dall’amministrazione nigeriana è giunta dal direttore della Commissione finanziaria e amministrativa per lo sviluppo del Delta del Niger (Nddc), Timi Alaibe, che a Yanagoa, in occasione di una conferenza dell’associazione nazionale degli avvocati, ha presentato un suo rapporto di 64 pagine dal titolo ‘Sfide per lo sviluppo del Delta del Niger’. Intanto sono stati liberati ieri i cinque coreani rapiti durante un assalto a una piattaforma di estrazione del gas della società anglo-olandese ‘Shell’ nello Stato del Rivers, nella regione petrolifera del Delta del Niger.
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Fonte: MISNA
Temi/paesi correlati: [Nigeria] [Imprese] [Energia] [Povertà]
Foto: Tecnici della Shell in Nigeria
Missione Monuc in Congo - da AllAfrica.com
09.05.2006 Il 30 aprile, la CEI ha reso pubblico il calendario elettorale definitivo, fissando il 1° turno delle elezioni presidenziali e le legislative per il 30 luglio prossimo, superando, così, di un mese la data limite del 30 giugno prevista dall’Accordo globale e inclusivo e dalla Costituzione della transizione. Sembra ormai certo che sia la transizione politica come il processo elettorale stiano ormai avviandosi verso la loro conclusione con grande soddisfazione del popolo congolese. Ma questo cammino sta incontrando nuove difficoltà. Molte sono le critiche che stanno arrivando alla CEI per aver stabilito “unilateralmente” la data dei prossimi scrutini e, come nel 2005, sta ritornando la paura di che cosa succederà dopo il 30 giugno. Varie sono le formazioni politiche che richiedono di avviare, prima del 30 giugno, un dialogo politico fra tutte le parti che possa permettere la tenuta delle elezioni in un clima di intesa e di serenità, di libertà e di trasparenza. Si ha l’impressione però che il timore principale non riguardi tanto il “vuoto istituzionale” giuridico del dopo il 30 giugno, quanto la contestazione dei risultati elettorali da parte di coloro che avranno perso e di coloro che si sono mantenuti fuori dal processo elettorale. Questo sarebbe il vero problema. La vera sfida per l’insieme della classe politica congolese sarebbe ora quel dialogo politico che, senza mettere in discussione o rimandare, ancora una volta, la data del 30 luglio, possa permettere l’inizio della 3ª Repubblica con persone ed istituzioni nuove, secondo il verdetto che uscirà dalle prossime elezioni – riporta la rete "Pace per il Congo" di Vicomero.
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Temi/paesi correlati: [Repubblica Democratica del Congo] [Attivismo] [Democrazia] [Società civile]
Foto: Missione Monuc in Congo - da AllAfrica.com
Rifugiati del Darfur in Ciad
03.05.2006 Varie Università e Stati degli Usa stanno attivando il disinvestimento come forma di protesta nei confronti del governo del Sudan responsabile della violazione dei diritti umani nel Darfur. Dal 2003, a causa del conflitto, sono morte quasi 400mila persone mentre si calcola una media di 10mila decessi al mese. Inoltre circa due milioni di profughi (su una popolazione di sei milioni di abitanti) hanno dovuto abbandonare la loro terra. In Chad hanno trovato rifugio altri 200mila. Da un anno e mezzo, ad Abuja (Nigeria), si svolgono i negoziati di pace che finora però non hanno condotto a risultati concreti. In sede Onu, nel Consiglio di sicurezza, Russia e Cina hanno spesso bloccato le azioni proposte contro il Sudan. Mentre la prima è interessata a vendite aerei Mig e vari sistemi d'arma, la seconda è presente in Sudan con la PetroChina, una filiale della Chinese National Petroleum Company (Cnpc). Questa ha investito direttamente in quel Paese, possiede il 40% della Greater Nile Petroleum Operation Company (Gnpoc) che lì opera dal 1997 e ha costruito un oleodotto lungo 1.540 km che arriva a Port Sudan, sul Mar Rosso. Gli universitari americani hanno accusato le compagnie petrolifere di essere complici delle violazioni dei diritti umani.
di Nicola Colasuonno
Fonte: Missione Oggi
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Temi/paesi correlati: [Sudan] [Diritti umani] [Conflitti] [Attivismo]
Foto: Rifugiati del Darfur in Ciad © Amnesty International
Il presidente del Ciad Idriss Deby
17.04.2006 L’era Deby volge al tramonto. Dopo mesi di crescente tensione interna, nei giorni scorsi i ribelli del Fronte unito per il cambiamento (Fuc) sono arrivati alle porte di N’djamena, la capitale del Ciad, dopo aver percorso in pochi giorni i circa ottocento chilometri tra il confine con il Sudan e la capitale. Idriss Deby, al potere dal 1990 e principale candidato alle elezioni indette per il 3 maggio, è ancora al potere, ma tutto lascia indicare che il suo “regno” potrebbe avere i giorni contati. Sulla ricostruzione dei fatti le versioni sono discordanti. Ciò che è certo è che all’alba di giovedì la capitale è stata svegliata dai colpi di arma da fuoco, sparati tra esercito e ribelli nella periferia nordorientale della città. Non sembra che i ribelli siano riusciti a entrare fin nel cuore di N’djamena, dove la situazione è rimasta relativamente tranquilla. Già nel pomeriggio, comunque, la calma era tornata in città. Deby, parlando alla radio, ha detto che l’attacco dei ribelli è stato respinto con decisione e l’esercito nazionale ha vinto la battaglia. La “cavalcata” dei ribelli attraverso il paese e la conquista di città e basi militari sulla via per N’djamena dicono invece che il regime è ormai molto debole. E che i ribelli hanno deciso di sferrare l’attacco finale al potere di Deby per cercare di “eliminarlo” prima delle elezioni.
di Irene Panozzo
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Fonte: Lettera22-Associazione indipendente di giornalisti
Temi/paesi correlati: [Ciad] [Società civile]
Foto: Il presidente del Ciad Idriss Deby
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