Notizie Dossier Medio Oriente
29.11.2008
In occasione della 'Giornata di solidarietà internazionale con il popolo palestinese' - che si celebra oggi 29 novembre l'Assemblea generale dell'Onu ha approvato nei giorni scorsi a grandissima maggioranza - ma sempre con il voto contrario di Israele e Stati Uniti - quattro risoluzioni che chiedono il rispetto dei diritti del popolo palestinese. I testi denunciano tra l'altro l'"illegalità delle misure unilaterali di Israele". Intanto, nonostante gli appelli internazionali, prosegue il blocco totale israeliano sulla Striscia di Gaza in atto da 24 giorni. Un ampio cartello di associazioni invita oggi ad unirsi alla manifestazione nazionale di Roma promossa dal Coordinamento delle comunità palestinesi in Italia e dall'Unione Democratica Arabo Palestinese.
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25.11.2008
Quattro caccia Tornado del Sesto Stormo di Ghedi (Brescia) sono partiti ieri per l'Afghanistan dove svolgeranno attività di intelligence, sorveglianza e ricognizione". I Tornado - la cui missione costerà oltre quattro milioni di euro al mese - non saranno sotto comando italiano, bensì a disposizione del comando Usa e le attività di "sorveglianza" sono di fatto di 'acquisizione obiettivi'. "Sono missioni da combattimento vero e proprio in quanto preludono all'attacco con bombe a grappolo, incendiari ed esplosivi ad alto potenziale" - commenta a Peacereporter il generale Fabio Mini. Intanto - sempre Peacereporter - segnala che "i talebani sono tornati al potere in Afghanistan". "Non nella capitale e nelle principali città, ma in quasi tutte le zone rurali dove hanno nominato i loro governatori locali, sindaci, giudici, esattori delle tasse, comandanti di polizia e i loro responsabili per l'istruzione".
ContinuaTemi/paesi correlati: [Afghanistan] [Geopolitica] [Conflitti] [Guerra e Pace] Foto: Talebani in Afghanistan - © peacereporter
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20.11.2008
"Cento giorni dopo il conflitto di agosto tra Georgia e Russia, oltre 20mila profughi di etnia georgiana non possono ancora rientrare nelle loro case nell'Ossezia del Sud mentre molte altre persone su entrambi i lati del conflitto, una volta riuscite a tornare, hanno trovato le loro abitazioni devastate o distrutte"- afferma un recente rapporto di Amnesty International. L'associazione sottolinea che non potranno esservi riconciliazione e pace duratura "senza l'accertamento della verità e delle responsabilità" e chiede che vengano fatte indagini sul comportamento di tutte le parti coinvolte nel conflitto. Sia dal lato georgiano che da quello russo sono state sganciate bombe a grappolo in vicinanza delle aree abitate e gli ordigni inesplosi stanno pregiudicando il rientro dei profughi.
ContinuaTemi/paesi correlati: [Rifugiati] [Attivismo] [Mine] [Conflitti] [Diritti civili] Foto: Gori, settembre 2008: edificio distrutto © AI
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11.11.2008
"Come un uomo sulla terra", il film di Andrea Segre e Dagmawi Yimer sta riportando all'attenzione la terribile realtà dei centri per la detenzione dei migranti in Libia e le responsabilità italiane. Un documentario scomodo che case editrici, televisioni e edizioni cinematografiche non intendono distribuire con capillarità ma che associazioni, scuole, università ed enti locali in tutta Italia stanno proiettando attraverso un veloce passaparola. Una petizione on line promossa dai produttori del documentario - e sostenuta da Nigrizia, Fortress Europe e Amnesty International - chiede a Parlamento italiano, Parlamento e Commissione europea e Unhcr di fare chiarezza sulle condizioni dei migranti africani in Libia e sulle responsabilità italiane.
ContinuaTemi/paesi correlati: [Migrazioni] [Legislazione] [Attivismo] [Sicurezza] [Diritti umani] Foto: Mappa dei centri di detenzione dei migranti in Libia
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03.10.2008
Mentre gli osservatori dell'Unione europea prendono posizione in Georgia, Amnesty International segnala che perduranti problemi di sicurezza, ordigni inesplosi e distruzioni di proprietà su vasta scala in alcune parti delle zone interessate dal conflitto di agosto continuano a pregiudicare il diritto di decine di migliaia di persone di tornare alle proprie abitazioni. "Le missioni internazionali di monitoraggio, che attualmente sono escluse dal territorio dell'Ossezia del Sud, dovrebbero invece coprire tutte le aree colpite dal conflitto, comprendere nel mandato anche il monitoraggio sui diritti umani e rendere pubblici i propri rapporti" - afferma Amnesty che chiede sicurezza per i civili e chiama i governi di Russia e Georgia a rispondere del proprio operato.
ContinuaTemi/paesi correlati: [Rifugiati] [Attivismo] [Conflitti] Foto: Una donna di fronte alle rovine della sua abitazione a Tskhinval ©Amnesty
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27.09.2008
Sviluppare partenariati e gemellaggi europei con le città palestinesi e israeliane impegnate per la pace in Medio Oriente e adottare una comunità, un villaggio o una città palestinese per affrontare l'emergenza umanitaria. Sono queste alcune delle proposte emerse dalla Terza Conferenza europea degli Enti locali per la pace in Medio Oriente che si è tenuta nei giorni scorsi a Venezia alla presenza di oltre 270 delegati europei, palestinesi e israeliani. Dall'incontro esce una volontà di impegno delle città europee che intende infondere nuova energia nel processo di pace in Medio oriente e un appello “all'Unione Europea, alle sue istituzioni e ai governi membri, ad accrescere rapidamente il proprio impegno politico” per mettere fine “alle sofferenze delle popolazioni coinvolte”.
ContinuaTemi/paesi correlati: [Città] [Società civile] [Geopolitica] [Attivismo] [Risoluzione dei conflitti] [Pace] Foto: Il manifesto della conferenza
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25.09.2008
Inizia oggi al Palazzo Ducale di Venezia la Terza 'Conferenza europea degli Enti locali per la pace in Medio Oriente' (25 al 27 settembre) dal titolo: "Facciamo pace in Medio Oriente. Ricostruiamo la speranza". "A quindici anni dagli Accordi di Oslo, mentre la diplomazia internazionale langue e il conflitto israelo-palestinese continua a violentare milioni di persone e a destabilizzare l’intero Medio Oriente, le città d’Europa s’incontrano a Venezia, insieme alle città israeliane e palestinesi, per decidere cosa fare insieme. Un’azione concreta, a fianco delle vittime innocenti e invisibili di questo conflitto, tesa a fare i conti con le responsabilità storiche dell’Europa e a costruire ponti di pace" - dichiara Flavio Lotti, direttore del 'Coordinamento nazionale Enti locali per la pace e i diritti umani'.
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04.09.2008
Mentre le proteste sull'uso dei bombardamenti aerei in Afghanistan aumentano, la Campagna 2020 Vision dei 'Mayors for Peace' (Sindaci per la pace) denuncia il pesante bombardamento notturno da parte di un aereo bombardiere Usa AC-130 avvenuto il 22 agosto nel villaggio di Azizabad nella provincia di Herat a seguito del quale il Governo afghano e un'équipe dell'ONU riportavano l'uccisione di 90 persone di cui 60 bambini. "Anche se un leader dei Taliban fosse stato presente nel villaggio, un bombardamento aereo di tale portata non sarebbe mai stato giustificabile" - afferma Aaron Tovish, Direttore Internazionale della Campagna 2020 Vision. "Questo non è il modo di lottare contro il terrorismo: questo è solo il modo di prolungarne l'esistenza".
ContinuaTemi/paesi correlati: [Società civile] [Attivismo] [Terrorismo] [Conflitti] Foto: Una vittima del raid aereo Usa a Herat - © peacereporter
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02.09.2008
Una condanna risoluta al riconoscimento unilaterale russo dell’indipendenza di Ossezia del Sud ed Abkhazia e la sospensione di tutte le riunioni previste con la Russia, finché Mosca non applicherà integralmente il piano di pace proposto dall'Ue, ma lasciando aperta la porta del dialogo con Mosca. È il compromesso raggiunto ieri a Bruxelles dal vertice straordinario dei 27 paesi dell’Ue sulla crisi russo-georgiana. Nessun denuncia, invece, per l'impiego da parte della Russia di cluster bombs documentato da Human Rights Watch e anche dalla recente missione umanitaria di Libera. Intanto a Gori tutti i nuovi sfollati hanno raccontato all'Unhcr storie di intimidazioni e di percosse da parte dei miliziani nei villaggi della zona cuscinetto a nord di Gori.
ContinuaTemi/paesi correlati: [Rifugiati] [Geopolitica] [Mine] [Conflitti] Foto: Relitto di bomba cluster RBK-250 sganciata da un aereo russo a Ruisi (Ossezia del Sud). Foto: ©AP/Sergei Grits - da HRW/CMC
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26.08.2008
L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) esprime preoccupazione riguardo alle notizie di nuovi movimenti forzati di popolazione causati da milizie armate impegnate in razzie a nord della città georgiana di Gori, vicino alla linea di confine con la regione autonomista dell’Ossezia del Sud. "Dopo il cessate il fuoco firmato tra Georgia e Russia, la maggior parte degli sfollati provenienti da Gori aveva sperato in un rapido ritorno alle proprie abitazioni. Ma il lento ritiro delle truppe russe dalla cittadina sta ostacolando il processo" - riporta Maura Morandi per Osservatorio Caucaso. Intanto una delegazione di Flare, il network di organizzazioni promosso da Libera, è partita in missione umanitaria per la Georgia dove incontrerà rifugiati e la popolazione locale.
ContinuaTemi/paesi correlati: [Rifugiati] [Emergenze] [Giustizia e criminalità] [Conflitti] Foto: Sfollati in Georgia - da Osservatorio Caucaso
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20.08.2008
Il vertice straordinario della Nato sulla crisi georgiana tenutosi ieri a Bruxelles "sta facendo tornare indietro di anni le lancette dell’orologio nelle relazioni tra la Nato e il Cremlino": anche se formalmente i canali di comunicazione restano aperti nei fatti l’Alleanza ha congelato i lavori del Consiglio Nato-Russia (NRC), il tavolo di lavoro istituito sei anni fa a Roma per trattare questioni di interesse comune - riporta l'Osservatorio sui Balcani. Intanto l'associazione 'Beati i costruttori di pace' invita ad una manifestazione a Padova venerdì 22 agosto per chiedere il ripristino della legalità internazionale e lo stop delle azioni militari nel Caucaso. Nei giorni scorsi la 'Campagna Internazionale per la messa al bando delle mine' e Human Right Watch hanno denunciato l'uso da parte della Russia delle bombe cluster in Georgia.
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19.08.2008
La 'Campagna Internazionale per la messa al bando delle mine' (ICBL), Human Rights Watch (HRW) e la 'Cluster Munition Coalition' (CMC) condannano decisamente "l'uso da parte della Russia delle bombe cluster in Georgia che hanno causato già decine di morti e feriti tra la popolazione civile". "Con l'uso di un'arma con riconosciuti effetti indiscriminati in aree popolate, la Russia ha mostrato uno sfacciato disprezzo per la vita dei civili" - afferma l'ICBL. "Questo recente caso di uso di cluster bombs sottolinea ancora il pericolo rappresentato da queste armi e l'urgenza di proteggere i civili sottoscrivendo la Convenzione di Oslo" - dichiara la Campagna Italiana Contro le Mine.
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13.08.2008
Russia e Georgia hanno accettato il piano di pace proposto dall’Unione Europea, ma la tensione per la crisi in Ossezia del Sud rimane alta mentre si levano voci sempre più critiche verso l’operato di Mosca - riporta l'agenzia Asianews. Stamane la Georgia ha già accusato la Russia di violare la tregua, ma Mosca ha negato categoricamente. Intanto l'Unhcr ha inviato il primo volo carico di materiali per i civili coinvolti nel conflitto: l'Onu ha già registrato circa 3.500 sfollati ma si prepara ad aiutare almeno 30mila persone mentre il totale degli sfollati sarebbe circa 100mila. Comunque "il problema di fondo rimane" - commenta l'Osservatorio sui Balcani. "E' quello dei numerosi conflitti rimasti congelati nello spazio post-sovietico. Non si tratta solo della questione osseta. Ci sono anche l'Abkhazia, la Transnistria e il Nagorno Karabakh".
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11.08.2008
Sono migliaia i profughi in fuga dall'Ossezia del Sud e da Gori mentre la città di Tskhinvali è sotto controllo russo e la Georgia chiede un cessate il fuoco. Questa mattina le forze russe hanno nuovamente bombardato Gori, la cittadina in territorio georgiano a pochi chilometri dal confine con la repubblica separatista dell'Ossezia del Sud. Secondo notizie provenienti dalla città, la metà dei circa 45mila abitanti avrebbe già abbandonato le proprie case dirigendosi in massa verso Tbilisi. I bombardamenti su Gori hanno seguito quelli avvenuti nella notte vicino a Tbilisi. La capitale non è stata direttamente colpita, ma si sono sentite forti esplosioni: non sono stati forniti dati su possibili vittime. Si affaccia intanto la possibilità di un nuovo fronte in Abkhazia. Deboli le reazioni internazionali, mentre il mondo assiste alle Olimpiadi di Pechino. (Andrea Rossini)
ContinuaTemi/paesi correlati: [Rifugiati] [Emergenze] [Geopolitica] [Conflitti] Foto: Le zone del conflitto - da ©BBC
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09.08.2008
E' conflitto aperto in Ossezia del Sud, repubblica secessionista filorussa, tra truppe georgiane, separatisti e esercito russo. I dirigenti separatisti parlano di una devastazione quasi totale della capitale Tskhinvali e denunciano un bilancio di 1400 vittime. La crisi nel Caucaso spaventa la comunità internazionale: un milione di barili di petrolio al giorno dell'oleodotto Baku-Ceyhan diretti verso occidente sono messi a rischio dal conflitto. Stati Uniti ed Unione Europea hanno inviato una delegazione congiunta per tentare di risolvere il conflitto, mentre è stata convocata una nuova riunione straordinaria del Consiglio di Sicurezza dell'Onu. Il presidente Bush ha ribadito il sostegno degli Stati Uniti a Tbilisi "in difesa dell'integrita' territoriale georgiana" ed ha chiesto un "immediato cessate il fuoco". La situazione era "a rischio da lungo tempo", riporta l'Osservatorio sul Caucaso.
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07.07.2008
L'Associazione per i Popoli Minacciati (APM) osserva con preoccupazione la continua crescita del traffico di eroina con armi nel nord dell'Afghanistan. "La provincia di Badakhshan si sta trasformando in un vero e proprio mercato di droga e armi, apparentemente ben tollerato dalle autorità locali" - riporta un comunicato di APM. Secondo le autorità del Tagikistan nei primi tre mesi del 2008 vi sarebbe stato un aumento del contrabbando di armi e droghe del 40%. Lo smercio avviene in particolare lungo il fiume Panj che divide la provincia afghana di Badakhshan con il Tagikistan e dove l'eroina viene scambiata con armi russe, il tutto sotto gli occhi della polizia di frontiera afghana e tagika.
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02.07.2008
"Signor ministro, riguardo ai nostri soldati in Afghanistan, impegnati in combattimento da oltre un anno, Lei ha dichiarato che 'sui giornali italiani non se ne parlava'. Ci permettiamo di correggerLa. Il nostro giornale, PeaceReporter, ne ha parlato regolarmente fin dal settembre 2006, riportando tutte le operazioni di combattimento a cui hanno preso parte le nostre truppe della Forza di reazione rapida (Qrf) e le nostre forze speciali della Task Force 45 impegnate nell’operazione Sarissa". Comincia così la lettera di PeaceReporter al ministro della Difesa, Ignazio La Russa che ieri ha ammesso che "i militari italiani hanno partecipato ad azioni anche di combattimento". Intanto sono già operativi i nuovi caveat dell'impegno italiano in Afghanistan: "Io ho già firmato" - ha dichiarato La Russa. Dimenticando di aggiungere: "Siamo in guerra".
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26.06.2008
"L'Afghanistan non ha mai avuto tanto oppio come da quando esistono gli eserciti occidentali o da quando sono arrivati i 'nostri'. Lo spaccio muove il mondo, muove le economie, e muove tantissimi interessi e le strategie messe in atto finora a livello internazionale si sono rivelate fallimentari" - ha dichiarato Massimo Barra, presidente della Croce Rossa Italiana in occasione 'Giornata internazionale contro l’abuso e il traffico illecito di sostanze stupefacenti' che si celebra oggi. Dati confermati dal Rapporto presentato oggi dall'Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (Unodc) dal quale emerge che l’Afghanistan è il maggior produttore mondiale di stupefacenti attraverso la coltivazione di papaveri d’oppio. "Una coltivazione che vale un miliardo di dollari l'anno e 100 milioni finiscono nelle tasche dei ribelli talebani" - ha affermato Antonio Maria Costa, responsabile dell’Unodc.
ContinuaTemi/paesi correlati: [Narcotici] [Globalizzazione] [Nazioni Unite] [Commercio] Foto: Coltivazioni illecite di papavero da oppio in Afghanistan - Foto: UnNews
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23.06.2008
In un rapporto diffuso oggi, Amnesty International accusa il governo tunisino di trarre in inganno il mondo presentando un'immagine positiva della situazione dei diritti umani nel paese, mentre le sue forze di sicurezza continuano a commettere violazioni con regolarità e impunità nell'ambito delle politiche di sicurezza e antiterrorismo. "Nel tentativo di prevenire la formazione di quelle che chiamano 'cellule terroriste' all'interno del paese, le autorità si rendono responsabili di arresti e detenzioni di natura arbitraria, in violazione della stessa legge tunisina, di sparizioni forzate di detenuti, torture e altri maltrattamenti e, infine, di condanne emesse al termine di procedimenti iniqui, in cui imputati civili vengono processati da corti marziali che utilizzano elementi di prova scarsamente circostanziati" - afferma il rapporto.
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22.05.2008
"L’Italia non ripudia la guerra": è il titolo di un editoriale di Peacereporter a commento delle recenti dichiarazioni del ministro degli Esteri, Franco Frattini, sui prospettati cambiamenti dei "caveat" della missione militare italiana in Afghanistan. "Il governo Berlusconi scopre le carte sulla guerra in Afghanistan" - commenta il quotidiano online. "Da agosto in poi i duecento incursori italiani della Task Force 45 e i nostri elicotteri da guerra della Task Force Fenice potranno venire liberamente e stabilmente impiegati nella guerra contro i talebani nel sud dell’Afghanistan. E le mille truppe italiane da combattimento dei due Battle Group attivi dalla prossima estate nel settore ovest potranno operare con le regole d’ingaggio Nato e quindi non dovranno più limitarsi a entrare in azione solo in caso di attacco talebano ma potranno effettuare anche operazioni offensive preventive come fanno oggi le truppe Usa, britanniche e canadesi nel settore meridionale. Con buona pace dell’articolo 11 della Costituzione secondo cui 'l’Italia ripudia la guerra'".
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