Analisi e Opinioni
08.01.2008
Venerdì 11 gennaio ricorrerà il sesto anniversario dell’apertura di uno dei centri di detenzione diventato il simbolo delle violazioni dei diritti umani nel contesto della “guerra al terrore”: Guantánamo Bay. L’impegno di Amnesty International, negli ultimi cinque anni, ha ottenuto risultati importanti dal rilascio di centinaia di prigionieri alle prese di posizione dei principali organismi internazionali per la chiusura del centro di detenzione. Amnesty rilancia la sua campagna “Chiudere Guántanamo, ora!” con una manifestazione di fronte all’Ambasciata Usa di Roma, iniziative in diverse città e una petizione online per chiedere che il centro di detenzione venga chiuso e i prigionieri siano sottoposti a un processo regolare oppure rilasciati. Al dicembre 2007, a fronte di circa 500 rilasci, 277 detenuti di 30 diverse nazionalità si trovavano ancora a Guantánamo senza accusa né processo.
ContinuaTemi/paesi correlati: [Diritti umani] [Conflitti] [Terrorismo] [Attivismo] [Democrazia] Foto: Campagna di Amnesty: "Chiudere Guantanamo ora!"
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16.07.2006
Caserta – No al rifinanziamento all'Afghanistan perché "in ogni caso le bombe sono le stesse dell'Iraq e il numero di morti in percentuale agli abitanti maggiore". E' duro il commento del vescovo di Caserta, monsignor Raffaele Nogaro, sulla discussione in corso per il rifinanziamento della missione in Afghanistan. "Il fatto che questa guerra sia sotto l'ombrello dell'Onu - osserva il vescovo all'agenzia Adista - che poi l'ha appaltata alla Nato è solo una finzione giuridica. In ogni caso le bombe sono le stesse dell'Iraq, il numero dei morti in percentuale agli abitanti maggiore". "In nome della coscienza e della vita di ogni uomo - afferma ancora il prelato - non credo si possa tacere sulla missione militare in Afghanistan, dove la pace viene sistematicamente distrutta. L'Afghanistan è più lontano dell'Occidente da tutti i punti di vista, è molto meno popolato e fa meno notizia dell'Iraq. Non passerà molto che i crimini sistematici commessi in Afghanistan saranno riconosciuti e universalmente condannati".
ContinuaTemi/paesi correlati: [Guerra e Pace] [Attivismo] Foto: mon. Nogaro
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28.06.2006
Noi del gruppo romano Statunitensi per la pace e la giustizia scriviamo questa lettera per chiedere che il governo italiano ripensi alcuni "aiuti" che dà al nostro paese. Riteniamo questi "aiuti" contro gli interessi sia del popolo italiano sia di quello statunitense. Alcuni di questi "aiuti" sono il frutto di passate scelte di altri governi. Ci preme invitare il nuovo governo Prodi a un cambio di rotta. Cominciamo con il chiedere di ripensare la presenza in Italia di un certo numero di bombe nucleari di proprietà degli Stati Uniti, al momento 90, depositate nelle basi di Aviano (Pordenone) e Ghedi Torre (Brescia). Tale presenza comporta che sia gli Stati Uniti, "stato nucleare", sia l'Italia, "stato non-nucleare", finiscano per violare lo spirito del Trattato di non proliferazione nucleare del quale sono entrambi firmatari. Infine, il più noto "aiuto" è stato quello di mandare truppe in Afghanistan e in Iraq. È ora di ritirare tutte le truppe. Chiediamo al governo italiano di portare i suoi soldati a casa. Chiediamo di non sostenere le guerre statunitensi in alcun modo, e invece di sostenere i popoli dell'Iraq e dell'Afghanistan con programmi di cooperazione affidate alle ONG che operano da tempo in questi paesi.
ContinuaTemi/paesi correlati: [Iraq] [Afghanistan] [Armi Nucleari] [Conflitti] [Società civile] |
08.05.2006
Per chi non l’avesse già capito, la recente inchiesta de l’Espresso mette in chiaro come la missione in Iraq non sia una “missione di pace”. Il rapporto di 1 a 100 tra spese in aiuti e costi militari è la prova evidente dell’inganno subito dal parlamento e dal popolo italiano. Non solo: ma perché mai i militari dovrebbero occuparsi di aiuti umanitari e per la ricostruzione? Che senso ha affidare a truppe straniere, ambiguamente schierate all’interno di una forza occupante che ha illegalmente invaso un paese, il compito di costruire scuole o fognature? Per queste cose esistono le ONG, le Nazioni Unite, le imprese e, soprattutto, gli iracheni stessi. Cinquant’anni di cooperazione allo sviluppo e un secolo e mezzo di aiuto umanitario ci hanno insegnato ormai bene come si debbano fare certe cose, e se la stampa si impegnasse un po’ più seriamente ad informare i cittadini e i politici su come funzionano gli aiuti internazionali, probabilmente sarebbe stato molto difficile far passare questa manovra, che viola la Costituzione, espone il paese ad attacchi terroristici e ha portato alla morte inutile di trenta nostri connazionali. Non eroi, ma vittime di un raggiro.
Continuadi Gianni Rufini Fonte: Lettera22-Associazione indipendente di giornalisti Temi/paesi correlati: [Conflitti] [Attivismo] [Cooperazione internazionale] Foto: Soldati italiani in Iraq - da Rainews24
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02.01.2006
Dal caldissimo agosto di Camp Casey, alcune straordinarie azioni popolari si sono tenute in tutto il paese. Le persone cominciano a parlare ed il Congresso ha cominciato a mettere sotto accusa il regime neofascista e criminale che ha tentato di imporsi negli Usa. Da Camp Casey a Katrina, dall'uso delle armi chimiche allo spionaggio illegale dei cittadini, Bush e compagnia si sono dimostrati fallimentari per il nostro paese e per il mondo intero. Noi americani stiamo dicendo: "quel che è troppo è troppo". Ci siamo impegnati duramente quando ci siamo mostrati a Washington e in centinaia di altri luoghi per mostrare che un governo di assassini non ha il nostro consenso. Abbiamo pacificamente ma con forza rigettato la nozione che questa amministrazione abbia diritto di governarci, giacché ha tradito orribilmente il suo compito ed il suo sacro dovere di difendere la nostra Costituzione.
Continuadi Cindy Sheehan Fonte: Peacelink Temi/paesi correlati: [Stati Uniti] [Guerra e Pace] [Attivismo] [Democrazia] Foto: Soldati americani - da RaiNews24
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21.09.2005
Al momento di partire da Baghdad nel giugno del 2004 per il presunto "trasferimento di sovranità" Paul Bremer, ex amministratore della Coalition Provisional Authority (CPA), ha lasciato dietro di sé un centinaio di ordini emanati in qualità di capo dell'autorità di occupazione in Iraq. Tra questi c'è l'ordine 81 su "Brevetti, Design Industriale, Circuiti Integrati e Varietà Vegetali". Questa disposizione emenda la precedente legislazione iraqena sui brevetti del 1970 e, a meno che o fino a quando sia riveduta e corretta da un nuovo Governo iraqeno, avrà a tutti gli effetti forza di legge. Un provvedimento che avrà drastiche conseguenze sui contadini e sul futuro dell'agricoltura in Iraq e che rappresenta l'ennesima componente del tentativo USA di trasformare radicalmente l'economia iraqena. L'ordine 81 dichiara esplicitamente che le disposizioni Usa dipendono dall'avvento in l'Iraq di "una transizione da un'economia centrale e pianificata non trasparente ad un libero mercato caratterizzato da una crescita economica sostenibile tramite la costituzione di un settore privato dinamico e dal bisogno di decretare riforme istituzionali e legali che la rendano effettiva". A spingere per queste "riforme" in Iraq ci ha pensato la US Agency for International Development Program for Iraq (ARDI) sin dall'ottobre 2003. Aprendo la strada alla penetrazione nell'agricoltura irachena di Monsanto, Syngenta, Bayer e Dow Chemical.
ContinuaFonte: Focus on the Global South, GRAIN Temi/paesi correlati: [Iraq] [Commercio] [Guerra e Pace] [Genetica] |
01.09.2005
Di fatto una guerra civile è già iniziata e sul fuoco delle tensioni interne si è giocata e si sta giocando una grossa partita. La tragedia di oggi aumenterà le tensioni. Voci che accusano i sunniti ‘saddamisti’ legati ad Al Qaida di essere all’origine del falso allarme stanno già circolando anche nelle dichiarazioni del Ministro dell’Interno. Mercoledì abbiamo assistito a pesanti scontri in almeno otto città irachene tra i sostenitori sciiti di Muqtadr al-Sadr e quelli dell’altro leader religioso sciita al-Hakim, riferimento politico del Consiglio Supremo della Rivoluzione Islamica, partito uscito vincitore dalle elezioni di gennaio. Quanto sangue deve ancora scorrere prima che si affronti la questione irachena con lucidità politica e senza propaganda? Quanti morti dovremo ancora contare prima che si ammetta che il percorso politico scelto dalle potenze occupanti sta portando il paese al collasso? La politica deve tornare ad essere la protagonista, deve essere aperto un vero tavolo di dialogo nazionale che comprenda tutte le realtà politiche del paese e dove anche la resistenza abbia una sua rappresentanza. - di "Un Ponte per"
ContinuaFonte: Un ponte per... Temi/paesi correlati: [Iraq] [Conflitti] [Società civile] |
18.07.2005
Si può definire una guerra giusta? E come coniugare l’esigenza di sicurezza e di libertà, di fronte agli attacchi di Londra, Madrid e di New York?
ContinuaIn occasione di Dolomiti di Pace, la manifestazione realizzata da Trentino S.p.a., Fondazione Opera Campana dei Caduti e Forum Trentino per la Pace, abbiamo incontrato Giulio Giorello, filosofo, allievo di Ludovico Geymonat, titolare della cattedra di filosofia della scienza all’Università degli Studi di Milano, ospite dell’incontro dello scorso 13 luglio al Forte Busa Verle, sull’altopiano di Vezzena. Abbiamo parlato con lui di guerra, di terrorismo, di sicurezza e di libertà, di Europa e di pace. Alle nostre domande, in una chiacchierata molto piacevole, Giorello ha risposto con analisi limpide e puntuali, solite di chi ama esercitare il pensiero. Passando da Voltaire a Jefferson per arrivare ai giorni nostri. Fonte: Unimondo Temi/paesi correlati: [Guerra e Pace] [Risoluzione dei conflitti] [Terrorismo] Foto: Il filosofo Giulio Giorello
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14.03.2005
La Camera è chiamata a pronunciarsi sul rifinanzia- mento della missione militare in Iraq. Anche se il risultato del voto è scontato, speriamo che il dibattito possa questa volta esprimere l’avvio di un serio approfondimento sul significato della presenza militare italiana in quel contesto. Il sequestro di Giuliana Sgrena e l’uccisione di Nicola Calipari sollecitano una maggiore riflessione e forse una nuova valutazione politica. "Anche se il risultato del voto è scontato, speriamo che il dibattito possa questa volta esprimere l’avvio di un serio approfondimento sul significato della presenza militare italiana in quel contesto". di Nino Sergi
ContinuaFonte: Intersos Temi/paesi correlati: [Iraq] [Conflitti] [Risoluzione dei conflitti] [Democrazia] Foto: democracy in Iraq
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30.01.2005
Come sosteneva Fisk ieri sulle colonne de l'Indipendent "queste elezioni cambieranno la storia, ma non nel modo in cui si aspettavano gli americani".
ContinuaSecondo i dati l'affluenza alle urne è stata massiccia (si parla del 60 per cento) e non è neppure mancata la violenza: al momento sono 30 i civili e 6 i poliziotti uccisi negli attentati che hanno infiammato la giornata del voto. Il giornalista però, sottolineava come il dato rilevante non fosse tanto quello del voto, ma il fatto che "gli sciiti stanno per ereditare l'Iraq. Le elezioni che domani li porteranno al potere stanno evocando tra i re e i dittatori arabi del Medio Oriente la paura che la loro egemonia sunnita sia minacciata". Secondo Fisk "l'America ha insistito molto su queste elezioni, le quali produrranno un parlamento in gran parte sciita che rappresenterà la maggiore comunità religiosa dell'Iraq, perché dovrebbero fornire una strategia d'uscita per le forze statunitensi impegnate nel conflitto, ma sembra che cambieranno la mappa geopolitica del mondo arabo in un modo che gli americani non avrebbero mai immaginato. Per George Bush e Tony Blair questa è la legge delle conseguenze impreviste scritta in grande". da Peacereporter Temi/paesi correlati: [Iraq] [Diritti civili] [Risoluzione dei conflitti] [Democrazia] Foto: Votazioni a Najaf - da Rainews24
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03.01.2005
Si è svolto nella serata di lunedì 20 dicembre 2004, un incontro con rappresentanti della società civile irachena presso la Casa per la Pace di Milano in v. Marco D’Agrate 11 a Milano nell’ambito del ciclo di conferenze "Conoscersi per una politica di pace". Erano presenti Dott. Ryadh Nassir Abdul Razaq Aladhadh (medico specialista in tecnica della riabilitazione e membro del Consiglio cittadino di Baghdad) e Sig.ra Samara Ahmmad Khdir Al-Azawi (rappresentante dell'Iraq Women Society).
ContinuaTemi/paesi correlati: [Iraq] [Diritti civili] [Società civile] |
02.11.2004
Col rapimento di Shqipe Hebibi e degli altri due rappresentanti Onu a Kabul (Afghanistan) giovedi scorso da un gruppo di militanti islamici, il pedaggio che la guerra al terrorismo fa pagare ai Balcani sta rapidamente crescendo. Più o meno due settimane la saga dei tre lavoratori originari di Kumanovo in macedonia, rapiti in Agosto, si concludeva con la loro esecuzione annunciata e trasmessa da Al Jazeera. Lo scorso fine settimana, un camionista croato veniva ucciso mentre era alla guida di un camion per un committente straniero. Un altro camionista croato veniva catturato, questa volta dalle forze statunitensi, con l’accusa di spionaggio.
ContinuaLa domanda è: cosa faremo noi, adesso? E per "noi", ho in mente quel segmento della società civile nei Balcani. di Dejan Georgievski Temi/paesi correlati: [Europa Sud Orientale] [Conflitti] [Risoluzione dei conflitti] [Società civile] Foto: Manifestazione a Peja per il rilascio di Shqipe Hebibi
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09.10.2004
La liberazione di Raad, Manhaz, Simona e Simona è una metafora della pace possibile. Essa è stata ottenuta con il concorso di tanti utilizzando il metodo del dialogo e della collaborazione. Si è cercata la collaborazione degli iracheni. Gruppi di resistenza compresi. E' stato detto, con scandalo, che vogliamo sostenere la resistenza. Certo sosteniamo la resistenza pacifica e nonviolenta all'occupazione, ma riconosciamo anche l'esistenza e la legittimità di una resistenza armata. Ma riconoscere l'esistenza e la legittimità della resistenza armata non significa né condividerne i mezzi - gli attacchi ai civili sono crimini di guerra sia che vengano fatti dai bombardieri che dalle autobomba - né condividerne la scelta politica....
ContinuaIntervento di Fabio Alberti (Presidente di Un ponte per) al Congresso nazionale dell'Arci Fonte: Un ponte per... |
29.09.2004
A "Un Ponte per..." - "Sono un vostro ammiratore ed esprimo anch'io la grande gioia comune per la liberazione di Simona, Mahanaz, Ra'ad, e Simona. Sequestrare persone è un delitto, fuori da ogni giustizia. Dentro una guerra, che è violenza totale, sequestrare nemici è un atto violento, ma uno dei meno violenti, se è teso non ad ucciderli, ma a scambiare prigionieri o a trattare. Sparare e bombardare, cioè uccidere, è molto peggio. Anche i partigiani sequestravano fascisti e tedeschi per scambiarli con partigiani catturati" - di Enrico Peyretti
ContinuaTemi/paesi correlati: [Iraq] [Risoluzione dei conflitti] [Società civile] |
29.09.2004
"Ad un pacifismo ideologico fatto solo di discorsi e di cortei subentra un pacifismo fatto di gesti e di progetti concreti" commenta Alessandro Marescotti di Peacelink dopo la liberazione delle due Simone. "La conclusione positiva della vicenda del rapimento di Simona e Simona (e dei duo collaboratori iracheni) ci consegna una responsabilità enorme. Mai in Italia due persone impegnate nel movimento pacifista erano diventate così note, mai avevano così colpito i sentimenti e l'immaginazione dell'opinione pubblica". "La loro liberazione non ci deve portare a creare nuovi eroi ma a costruire - come diceva Brecht - quel mondo libero che non ha bisogno di eroi. E tutto questo dipende solo da noi".
ContinuaFonte: Peacelink Temi/paesi correlati: [Risoluzione dei conflitti] [Attivismo] [Società civile] |
11.09.2004
Da Enrico Euli, formatore alla nonviolenza e docente all’Università di Cagliari, parte una riflessione sull’attuale fase del movimento per la pace. “L’attuale nostro movimento non ha sviluppato strutturalmente le caratteristiche di lucidità, organizzazione ed efficienza. Mentre la situazione appare disperata e, probabilmente, senza sbocchi, è giusto provare a ragionare ancora su cosa sarebbe bene fare o non fare insieme. In questa fase l’azione pacifista e di cooperazione in Iraq non può contrastare il processo e rischia un effetto frustrazione. E’ necessario intervenire a livello adeguato con azioni di pressione forte e continuata sui luoghi che determinano il contesto e/o con la costruzione di metacontesti paralleli ed alternativi, ma autorevoli”…(continua)
ContinuaFonte: Rete Lilliput Temi/paesi correlati: [Risoluzione dei conflitti] [Attivismo] [Società civile] Foto: Enrico Euli - formatore di nonviolenza
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10.09.2004
"Occorre che succeda qualcosa di tragico affinché la cooperazione internazionale umanitaria, arrivi nelle prime pagine dei giornali. Fa piacere che la maggior parte delle istituzioni e dei rappresentanti del mondo politico esprimano la loro solidarietà e riconoscenza a chi opera in paesi poveri e in condizioni di difficoltà. Crea amarezza l'accusa di avventurismo, di fare "vacanze intelligenti" di essere "utili idioti" di chi sa quale entità, di essere "spie del governo" fatta da qualcuno anche alle volontarie rapite in Iraq. Credo sia doveroso richiamare alcuni principi che orientano il nostro lavoro umanitario e di cooperazione...".
Continuadi Vincenzo Pira - Direttore di Movimondo Fonte: Movimondo Temi/paesi correlati: [Iraq] [Conflitti] [Società civile] [Cooperazione internazionale] Foto: Dibattito sulla cooperazione
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03.09.2004
Indipendenza, imparzialità, neutralità. Sono tre dei sette principi del Movimento della Croce rossa. Quella italiana li ha rispettati? Due interviste di Lettera 22, una a Gian Galeazzo Monarca, già presidente della Cri Lombardia, e l'altra a Gianni Rufini, docente di aiuto umanitario e peacekeeping, rispondono alla domanda. E denunciano "un danno che pagheremo per vent'anni, un danno enorme che farà ritenere gli italiani inaffidabili".
ContinuaFonte: Lettera22-Associazione indipendente di giornalisti Temi/paesi correlati: [Guerra e Pace] Foto: Enzo Baldoni a Najaf - da Bloghdad
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02.07.2004
"Mancava l’Onu a celebrare il "passaggio di poteri" avvenuto a Baghdad con due giorni di anticipo. L’inviato speciale, Lakhdar Brahimi, dopo aver definito Paul Bremer "un dittatore" ha annunciato le sue dimissioni. Comprensibile, dopo che tutte le principali raccomandazioni formulate per la formazione del cosiddetto Governo Provvisorio sono state ignorate dal proconsole Bremer e dall’uscente Governing Council che, nella sostanza, è succeduto a se stesso" - commenta Fabio Alberti di "Un ponte per...".
ContinuaFonte: Un ponte per... Temi/paesi correlati: [Iraq] [Nazioni Unite] [Risoluzione dei conflitti] [Società civile] Foto: Sessione del Consiglio di Sicurezza
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30.06.2004
Il Sunday Times conferma: per i tre italiani è stato pagato un riscatto. Troppe cose rimangono ancora da spiegare della liberazione di Agliana, Cupertino e Stefio, i tre italiani prigionieri della guerriglia irachena. Nessuno ha la verità in tasca. Ma certamente, noi abbiamo delle buone fonti. Che ci siamo procurati direttamente in Iraq, a dispetto dei mortaretti che ci scoppiavano intorno. Una certezza, però, l’abbiamo. Quelli che ci hanno dato degli sciacalli, quelli che ci hanno accusato di mentire, adesso avranno una ottima ragione in più per tacere. E per leggere, probabilmente per la prima volta, le cose che abbiamo scritto sulla vicenda degli ostaggi italiani.
Continuadi Maso Notarianni (Direttore responsabile di Peacereporter) Fonte: Emergency Temi/paesi correlati: [Italia] [Iraq] [Risoluzione dei conflitti] [Informazione & Media] Foto: I tre ostaggi italiani - da Peacereporter
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