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mercoledì, 03 dicembre, 2008

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Opinioni

gennaio 2007

WSF: un momento della maratona finale - Foto di R. Brancolini
30.01.2007 L’Africa c’è e il Forum Sociale Mondiale (WSF) di Nairobi, appena concluso, lo ha dimostrato. Il continente considerato solo come terra di predazione e di spoliazione dalle grandi multinazionali del pianeta fa sentire la sua voce e da oggi il movimento altermondialista è ancor più globale. Non era facile né scontato. Perché l’Africa non è l’America Latina, né l’India, con i loro movimenti popolari di massa e una storia di resistenza radicata nei territori e nelle popolazioni. E perché le premesse di questo settimo FSM apparivano dense di contraddizioni e di ambiguità : la stessa scelta di Nairobi rischiava di far divenire il Forum un incontro limitato alle grandi ONG del nord del mondo e alle elites politiche di movimento. Ma poi, quando uno spazio si apre... E allora ecco le centinaia di bambini delle baraccopoli di Korogocho e di Kibera che, dapprima timidamente, poi in forma organizzata e determinata, irrompono nel Forum reclamando ed ottenendo ingresso libero, acqua e cibo gratuito per chi non può pagare. (di Marco Bersani)
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Temi/paesi correlati: [Commercio] [Società civile] [Sviluppo]
Foto: WSF: un momento della maratona finale - Foto di R. Brancolini
Ryszard Kapuscinski
25.01.2007 L’incontro con Kapuscinski è uno di quelli che lasciano il segno. Nato a Pinsk nel 1932 e scomparso la sera del 23 gennaio, l’uomo che nel pieno della rivoluzione iraniana poteva raccontare di avere già vissuto in prima persona ventisette (!) rivoluzioni, non narra mai di sé, ma sempre delle persone che ha incontrato, della gente comune che ha avvicinato. Come il bambino di otto anni che cuoceva il pane a Teheran e che finiva per perdere il lavoro tutte le volte che, in preda a una struggente nostalgia, scappava dalla città per tornare a casa dalla sua mamma. O come il venditore di tappeti, che racconta a Kapuscinski dell’importanza, per un popolo, delle cose apparentemente “inutili”, come l’arte o la spiritualità. (di Alberto Conci)
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Fonte: Unimondo
Temi/paesi correlati: [Guerra e Pace] [Cultura] [Attivismo]
Foto: Ryszard Kapuscinski
Donne di un sobborgo di Nairobi
20.01.2007 L’idea del World Social Forum (WSF), che raccoglie non solo idealmente circa 100mila sognatori è nata in contrapposizione all’idea del World Economic Forum (WEF) che raccoglie, concretamente, circa 2.000 potenti della terra ogni anno a Davos – Svizzera. I due eventi avvengono contemporaneamente con caratteristiche diverse; talvolta opposte. Ho la fortuna di collaborare per un piccolo network – OneWorld – che oltre ad aver dato il nome al WSF da sempre cerca di abitare e raccontare entrambi gli eventi. A nostro avviso, ambivalenti. Non solo. In passato ha tentato il dialogo tra i due mondi con una videoconferenza tra Porto Alegre e Davos ma ha fallito. Non tanto per assenza di linea telefonica, banda larga o altra diavoleria ma per mancanza di volontà. Il Sud o, meglio, coloro che pretendevano di rappresentare i Sud si rifiutarono di parlare con il Nord. Non c’è stata quindi l’occasione per le leader dei movimenti come Vandana Shiva o Susan Gorge d’ incontrarsi on line con i guru dell’economia come Gorge Soros o Bill Gates.
di Fabio Pipinato
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Fonte: Unimondo
Temi/paesi correlati: [Economia] [Società civile] [Sviluppo]
Foto: Donne di un sobborgo di Nairobi © Peter Armstrong
Manifestazione dei Sem Terra
17.01.2007 "Non ci illudiamo sul prossimo governo Lula. Crediamo che il paese andrà avanti partendo delle azioni della società e del popolo brasiliano" - afferma Marina dos Santos, membro del Coordinamento Nazionale del MST in questa recente intervista a Fazendomedia.com. "Il MST continuerà con l’occupazione delle terre e con le denunce contro la distruzione della natura promossa dall’agribusiness e dalle transnazionali della agricoltura". "Il principale nemico del MST è infatti l’avanzamento dell’alleanza tra latifondo, agribusiness e aziende transnazionali dell’agricoltura. Attualmente questo è il grande ostacolo per un processo massiccio di Riforma Agraria. L’agribusiness sta subordinando l’uso delle terre e le risorse naturale brasiliane alle necessità delle transnazionali come la Bunge, Cargill, Monsanto, Stora Enzo, Syngenta e ADM e alla speculazione del mercato finanziario internazionale".
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Temi/paesi correlati: [Brasile]
Foto: Manifestazione dei Sem Terra © Radio Netherlands / Radio Netherlands
Sfollati in Somalia
15.01.2007 Si ricorda Ustica, nessun colpevole! Fa molto notizia la strage di Erba, i vicini "normali" sembrano essere proprio loro gli assassini. Poi ci sono le stragi a cui siamo abituati, come in Iraq, Afghanistan, Terra Santa. Poi ce ne sono tante altre dimenticate in altri conflitti, appunto dimenticati’. Poi ci sono le stragi a causa della fame, della sete ma ormai anche questa è cosa normale...
Poi ci sono le stragi di questi giorni in Somalia, dove “sarebbero centinaia i civili uccisi nel corso dei raid aerei americani" (ma Washington afferma che è stato uno solo), e di quelli effettuati da elicotteri etiopici nel sud della Somalia, contro gli ultimi santuari dei miliziani islamici, e con l'obiettivo di eliminare le cellule di al Qaida presenti nell'area”. "Sarebbe auspicabile evitare azioni unilaterali" - dice il portavoce della Farnesina, Pasquale Ferrara. "Gli Usa si riservano il diritto di ricorrere allo strumento militare.... Purtroppo - ha concluso Ferrara - gli interventi militari comportano la possibilità di vittime civili innocenti". Normale, no? di Renato Sacco
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Temi/paesi correlati: [Conflitti] [Politica] [Emergenze]
Foto: Sfollati in Somalia © Manoocher Deghati/IRIN
L'Assemblea Generale dell'Onu
10.01.2007 "Mai più". La Società delle Nazioni, prima, e le Nazioni Unite, poi, sono state fondate su questo imperativo. Noi, popoli delle Nazioni Unite, decisi a salvare le future generazioni dal flagello della guerra che per due volte nel corso di questa generazione ha portato indicibili afflizioni all’umanità. L’Onu, quindi, come strumento sovranazionale che i popoli si sono dati per prevenire la guerra come summa dell’antipolitica, dell’afonia del dialogo che incombe costantemente sulle relazioni internazionali. Non solo guerra ed i suoi secolari strascichi di bombe e mine esplose, rifugiati ed economie azzerate. Altri conflitti violenti affliggono l’umanità come la fame, le calamità naturali, l’assenza d’acqua, la miseria che consegue l’ipernatalità o la corruzione, il “mercato iniquo”, la deregolazione dei territori, l’analfabetismo e conseguente violenza sulle donne. Tutto ciò ha provocato la Comunità Internazionale ad istituire molte agenzie specializzate, dipartimenti ed uffici in grado di rispondere sia ad emergenze che a problemi complessi e talvolta strutturali.
di Fabio Pipinato
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Temi/paesi correlati: [Diritti umani] [Nazioni Unite] [Politica]
Foto: L'Assemblea Generale dell'Onu
Cartolina digitale di Nairobi
05.01.2007 Mi è capitato recentemente tra le mani l’articolo di Binyavanga Wainana (Granta 92, 2005) in cui, con grande satira, il giornalista keniota, dà consigli a giornalisti e scrittori non africani che vogliono scrivere sull’Africa. Scrive: “Non mettere mai una foto di un africano per bene sulla copertina del tuo libro, a meno che non sia un africano che abbia vinto il Premio Nobel. Metti invece un Ak-47, o costole prominenti o seni nudi. Nel tuo testo tratta dell’Africa come se fosse un solo Paese dove fa tanto caldo ed è sempre polveroso, con vastissimi paesaggi erbosi e tanti animali, con gente alta e magra che muore di fame. Oppure fa caldo, caldissimo con gente cortissima che mangia scimmie. Non preoccuparti di dare molti dettagli. L’Africa è grande: 54 paesi, con 900 milioni di abitanti che sono occupati a morire di fame e a far guerra e certamente non leggeranno il tuo libro. Il continente è pieno di deserti, foreste, altopiani, savana e altre cose, ma al tuo lettore non gliene importa nulla. Allora nelle tue descrizioni sii romantico, evocativo e molto generale”. p. Nicola Colasuonno
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Temi/paesi correlati: [Africa] [Informazione & Media] [Società civile]
Foto: Cartolina digitale di Nairobi © Centre for Development and Population Activities
In un'azienda rumena - da Commissione europea
04.01.2007 "No agli allarmismi: l’ingresso nell’Unione Europea di Romania e Bulgaria, avvenuto il 1° gennaio, non provocherà un esodo in massa verso le nostre città" - afferma una nota della Caritas Ambrosiana. "L’Italia non deve temere. Tutt’altro: l’apertura delle frontiere porterà alla luce i cittadini invisibili che oggi sono già presenti nel nostro paese e incoraggerà a prosciugare le sacche di lavoro nero alimentate proprio dalla clandestinità". Caritas Italiana stima che nel 2007 arriveranno dalla Romania almeno 60mila persone. Più o meno le stesse che sono entrate l’anno scorso, al culmine di un flusso che si è andato consolidando negli ultimi anni. Un numero, in ogni caso, compatibile con il fabbisogno di manodopera espresso dall’Italia. Considerazione a parte merita la questione dei rom, "minoranza consistente nel paese neocomunitario, che soffre di condizioni di discriminazione e di disagio sociale" - sostiene la Caritas Ambrosiana.
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Temi/paesi correlati: [Politica] [Lavoro] [Migrazioni]
Foto: In un'azienda rumena - da Commissione europea

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