Notizie dalle Campagne
luglio 2007
20.07.2007
Il commercio di armi rappresenta il 2% delle esportazioni europee, ma raggiunge tra il 20 e il 30% delle operazioni garantite dalle ACE, le Agenzie di Credito all'Esportazione. Lo rivela uno studio dell'ENAAT, la Rete europea contro il commercio di armi che evidenzia come "le organizzazioni internazionali che si occupano delle ACE, a partire dall'UE e dall'Ocse, escludono completamente il settore militare e della difesa da qualunque forma di trasparenza o regolamentazione". Questo permette a molte imprese attive in questi settori "di ottenere la copertura delle ACE per operazioni destinate a Paesi poveri o fortemente indebitati senza adeguati controlli" - sottolinea l'Enaat. "Anche l'italiana Sace non rende pubblica alcuna delle operazioni di copertura dell'export di armamenti: una vera anomalia visto che nostra legge chiede trasparenza alle banche private che appoggiano questi commerci" - commenta Giorgio Beretta della Campagna di pressione alle "banche armate" che è parte della rete Enaat.
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13.07.2007
Il Gruppo Intesa-Sanpaolo sospende definitivamente "la partecipazione a operazioni finanziarie che riguardano il commercio e la produzione di armi e di sistemi d’arma pur consentite dalla legge 185/90". Lo riporta una nota pubblicata sul sito del Gruppo che sottolinea come la posizione intende "dare una risposta significativa a una richiesta espressa da ampi e diversificati settori dell’opinione pubblica che fanno riferimento a istanze etiche". La nota ha decorrenza immediata e "eventuali operazioni giudicate coerenti con lo spirito di 'banca non armata' potranno essere autorizzate in via straordinaria dal Consigliere Delegato e CEO e saranno oggetto di informazione anche sul sito internet della Banca". "Un passo importantissimo - commenta Giorgio Beretta della Campagna di pressione alle "banche armate" - perché, a fronte di politiche ben diverse dei due istituti, ha portato tutto il gruppo Intesa-Sanpaolo ad adottare la policy più rigorosa e trasparente. E di primaria rilevanza in quanto assunto da una banca, come la SanPaolo, finora ampiamente attiva nel settore tanto che lo scorso anno ricopriva da sola quasi il 30% di tutte le operazioni".
ContinuaTemi/paesi correlati: [Finanza] [Armi] [Attivismo] Foto: Banche e armi
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04.07.2007
"Nel primo anno di questa legislatura la crisi che attraversa il settore della cooperazione non è stata di certo superata. Tuttavia qualcosa ha iniziato a muoversi e a segnare un avanzamento che non può essere trascurato": lo afferma l'introduzione del "Libro bianco sulla cooperazione allo sviluppo" presentato oggi a Roma dalla campagna Sbilanciamoci! Se "la mancanza di risorse continua a tenerci in fondo alla classifica dei donatori internazionali" - nel 2007 l’Aps rimarrà intorno allo 0,2% - tuttavia nella nuova legislatura "abbiamo assistito ad una inversione di tendenza dei fondi stanziati in finanziaria – riportati a 600 milioni di euro – e ad alcune prese di posizione di alto valore rispetto agli impegni multilaterali oltre che alla presentazione della legge delega di riforma della legge sulla cooperazione, un’iniziativa attesa da tempo". Nei giorni scorsi, inoltre, il decreto extragettito approvato dal Consiglio dei Ministri ha stanziato 260 milioni di euro per il 'Fondo Globale per la lotta a Aids, Tubercolosi e Malaria'.
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03.07.2007
Sono finiti i tempi in cui le congregazioni religiose affidavano i loro risparmi ai “banchieri di Dio”. Ora preferiscono operare in proprio. Ci provano i Salesiani che, insieme agli Orionini e alla Fondazione Cariplo, si lanciano nella grande finanza e danno vita ad un Fondo comune di investimento italo-lussemburghese da 5 miliardi di euro, destinato prevalentemente agli ordini religiosi e agli enti non profit. L’accordo, ufficializzato alla fine del mese di maggio, ha avuto una lunga gestazione e vede come principale protagonista don Giovanni Mazzali, economo generale della Congregazione salesiana dal 1996 ma anche presidente della Polaris Investment Sa, una società finanziaria con sede in Lussemburgo costituita nel 2004 dalla Direzione Generale Opere don Bosco e dalla Piccola Opera don Orione per la gestione dei soldi dei due ordini religiosi. La scelta del Lussemburgo – uno dei ‘paradisi fiscali’ preferiti dai gruppi finanziari internazionali – non è casuale, come ammette lo stesso Mazzali: rispetto all’Italia ci sono “interessanti” vantaggi sul fronte fiscale e c’è una “maggiore duttilità ed esperienza” nella gestione dei fondi. Cioè meno tasse e più profitti. di Luca Kocci
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