Notizie dalle Campagne
dicembre 2006
28.12.2006
Con una quindicina di nuove operazioni per un valore complessivo di oltre 20 milioni di euro Banca Popolare di Milano (BPM) si conferma nel 2006 "banca armata": lo rivelano fonti pervenute alla Campagna di pressione alle "banche armate". BPM ha finora affermato di non "finanziare" il commercio delle armi, ma non c'è assolutamente niente da finanziare, c'è solo da riscuotere incassi e pagamenti per conto delle ditte che ne sono clienti. Tre in particolare quelle per le quali agisce BPM: Agusta spa, Alenia-Marconi e Selex per la quale la BPM ha in corso l'operazione di riscossione dalla Cina per Radar Ran 30X/I-T per oltre 5 milioni di euro. Dopo tre anni crediamo sia venuto il momento per le associazioni di chiedere spiegazioni alla BPM. Non si tratta solo di Banca Etica e Etimos, di cui BPM è socia, ma anche di numerose Ong che hanno il proprio conto corrente presso la BPM: da ActionAid a Emergency, dalle Acli milanesi alla Caritas ambrosiana, dal Banco Alimentare al comico genovese Beppe Grillo.
ContinuaTemi/paesi correlati: [Finanza] [Armi] [Etica e sistemi di valori] Foto: Banche e armi
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19.12.2006
Un appello per chiedere lo stanziamento dei 260 milioni di euro promessi al "Fondo globale per la lotta all'Aids, la tubercolosi e la malaria" è stato lanciato da diversi rappresentati di associazioni e Ong tra cui Salinari, Ciacci, don Ciotti, p. Zanotelli, Dentico, Agnoletto. "Mancano 20 milioni di euro per pagare la quota al Fondo globale del 2005 e 260 milioni promessi per il biennio 2006-2007" - denunciano i promotori. "Nonostante gli impegni politici presi sia dalla Commissione Esteri del Senato che dalla Commissione Bilancio, questi stanziamenti non sono stati recepiti nel maxi-emendamento della legge Finanziaria". Nei giorni scorsi anche l'Associazione delle Ong italiane aveva denunciato il non stanziamento di questi fondi.
ContinuaFonte: Terre des Hommes Italia Temi/paesi correlati: [Attivismo] [Malattie/Cure] [Cooperazione internazionale] Foto: Campagna mondiale per 'Fondo globale per la lotta all'Aids, la tubercolosi e la malaria'
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14.12.2006
Per noi, prima d'ogni altra considerazione, le dimissioni di Riccardo Petrella da presidente dell'Acquedotto Pugliese sono un colpo che subiamo tutti. Il presidente Nichi Vendola, Riccardo Petrella, tutto il movimento alternativo, i partiti che si sono impegnati nel far assumere al Governo dell'Unione l'impegno di non privatizzare i servizi idrici affermando il principio che proprietà e gestione devono restare pubblici , i sindacati che sono usciti dal silenzio, i comuni, le province e gli amministrazioni che non vogliono rompere i legami diretti con i loro cittadini, le imprese pubbliche che hanno voluto restare tali malgrado i ricatti economici. E alla fine il colpo, si ripercuoterà sullo stesso quadro politico nazionale ne siamo certi. Perciò nessuno si salva col gioco delle accuse e tirandosi fuori.
Continuadi Enrico Molinari del Comitato Italiano per una Contratto Mondiale sull'acqua Temi/paesi correlati: [Commercio] [Politica] [Acqua] Foto: Contratto Mondiale dell'Acqua
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11.12.2006
La «tirannia dei rapporti di potere» tra i partiti della maggioranza alla Regione Puglia, le «grandi difficoltà obiettive incontrate in ragione dello spappolamento operativo» in cui si trova l'ente. E anche il peso di «un certo personalismo presidenziale». Sono accuse pesanti quelle lanciate da Riccardo Petrella all’indomani delle sue dimissioni da presidente dell'Acquedotto pugliese. Il senso di questo gesto però è chiaro: un dissidio dalle radici profonde, quello con il presidente della regione Niki Vendola, che riguarda innanzitutto la natura giuridica del soggetto al quale affidare la gestione dell’acquedotto: «ripubblicizzare significa dare la gestione dell'acqua ad un soggetto di natura giuridica pubblica» - ha precisato Petrella. Ma alla base dello scontro, che giunge un anno dopo l’acquisizione dell’incarico, c’è anche il rigetto della proposta di creare un fondo sociale garantendo ai cittadini 50 litri di acqua al giorno gratuiti e il mancato distacco del servizio idrico dai mercati di capitale nazionali e internazionali privati.
ContinuaFonte: La nuova ecologia Temi/paesi correlati: [Economia] [Società civile] [Acqua] |
06.12.2006
Sempre più allarmante il bilancio del mercato internazionale della pellicceria in termini di animali uccisi: la produzione mondiale di pellicce di visoni nel 2006 si stima abbia superato i 44,6 milioni contro i 30,2 milioni del 2000. Un mercato guidato dai Paesi scandinavi - Danimarca e Svezia in testa - con una produzione di pelli di visone pari a 16,8 milioni nel 2005, seguiti dalla Cina con 8 milioni, mentre in Italia la produzione di pellicce di visone è in calo: stata di 200 mila unità nel 2005 a fronte delle 300 mila nel 1997. Nonostante tante campagne, queste pellicce sono in vendita anche in Italia: la Lega antivivisezione (LAV) ha perciò organizzato manifestazioni da venerdì a domenica nelle principali città italiane per sensibilizzare l'opinione pubblica e chiedere ai gruppi La Rinascente e Coin di bandire la vendita di capi in pelliccia. "La Coop ha già aderito alla nostra richiesta, primo Gruppo della grande distribuzione ad aver deciso di bandire le pellicce a partire dalla collezione autunno inverno 2006-2007" - dichiara Roberto Bennati, vicepresidente Lav.
ContinuaFonte: LAV - Lega Anti Vivisezione Temi/paesi correlati: [Commercio] [Animali] [Attivismo] Foto: Campagna "Nati senza pelliccia" - da Lav
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01.12.2006
Ieri 30 novembre è stato presentato in una Conferenza stampa il disegno di legge (Ddl) bipartisan di 37 senatori e 120 deputati per la messa al bando delle cluster bombs in Italia. Il Ddl modifica la legge 374/97 (per la messa al bando delle mine antipersona) e ne estende gli effetti alle munizioni cluster, ordigni che colpiscono prevalentemente la popolazione civile. L’Italia è uno degli almeno 57 Paesi al mondo che hanno nei propri arsenali munizioni cluster, definizione che comprende sia le bombe d’aereo che munizioni più piccole d’artiglieria. La richiesta della messa la bando delle cluster bomb nasce da una Coalizione internazionale composta da più di 115 organizzazioni della società civile che, con una campagna che ha preso il via nel novembre del 2003, ha chiesto la cessazione dell’uso, della produzione e del commercio di queste armi, e l’assunzione di responsabilità da parte degli utilizzatori per la bonifica dei territori colpiti e l’assistenza alle vittime.
ContinuaFonte: Campagna Italiana Contro le Mine - ONLUS Temi/paesi correlati: [Mine] [Armi] [Legislazione] |
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