Economia

Dopo un millenario regime monarchico e 15 anni di Stato repubblicano ispirato a principi socialisti (sono state nazionalizzate le banche, le assicurazioni, gli istituti finanziari, i trasporti e le poche industrie esistenti), l'Etiopia è uno dei Paesi più poveri del mondo. La secessione dell'Eritrea ha pregiudicato l'assetto geoeconomico del Paese, in quanto, oltre a essere la regione più ricca e sviluppata (in buona misura ciò anche per merito dell'attiva presenza italiana), occupa l'intera fascia costiera etiopica, privando così dello sbocco al mare i più importanti assi commerciali dello Stato. Una consistente aliquota del bilancio nazionale è devoluta alle spese militari, mentre si stima che almeno 2,5 milioni di abitanti siano in uno stato di totale indigenza e necessitino di una completa assistenza alimentare. Inoltre, la siccità di cui il Paese soffre da anni e i gravi disagi della situazione bellica hanno costretto oltre 1,5 milioni di Etiopici a lasciare i loro villaggi e a spostarsi in altre zone. Per lo sviluppo agricolo del Paese si rende necessaria l'abolizione dei preesistenti rapporti di produzione di tipo feudale; la riforma fondiaria, con la nazionalizzazione delle terre, ha decretato l'esproprio dei latifondi e l'assegnazione alle famiglie contadine dei piccoli appezzamenti di terreno (non superiori ai 10 ha) appositamente ripartiti. Ciò dovrebbe da un lato dare nuovi incentivi ai piccoli coltivatori diretti, dall'altro portare alla creazione delle cooperative agricole. Sono tuttavia ancora troppo forti i retaggi di un conservatorismo che per secoli, sino ai giorni nostri, non è mai stato toccato da spinte innovatrici, nemmeno da quella che, pur con tutti i suoi aspetti negativi, ha indotto il colonialismo in altri Paesi africani (nei quali per esempio ha dato avvio a forme moderne di sfruttamento delle risorse naturali) a porre le basi di una economia commerciale più aperta nei confronti del mondo esterno, o al limite semplicemente a realizzare nuove vie di comunicazione. Sanità e istruzione sono diventati obiettivi primari del nuovo governo, base di un rinnovamento indispensabile allo sviluppo.

Agricoltura. L'agricoltura occupa la stragrande maggioranza della popolazione attiva. Pur dominando l'agricoltura più povera, quella di autosussistenza, i nuovi programmi di sviluppo hanno permesso una certa espansione delle colture commerciali di piantagione quali caffè (principale merce d'esportazione), mais, tabacco, cotone, arachidi, canna da zucchero. Oltre il 40% dei prodotti agricoli destinati all'esportazione o alla lavorazione industriale è fornito da grandi aziende statali (ne sono state istituite più di 100). L'arativo copre appena l'11,4% della superficie territoriale, sebbene una larga porzione di terre non ancora sfruttate sia coltivabile. Ai fini del consumo locale le principali colture sono quelle cerealicole, che trovano negli altipiani della voina degà condizioni climatiche e pedologiche particolarmente adatte. Questa regione, salubre e ben coltivata, produce anche legumi, frutta, ortaggi e soprattutto caffè; dalla quollà si ricavano invece cotone, tabacco, banane e altri prodotti tropicali, mentre la degà , saltuariamente coltivata, è nel complesso una zona destinata al pascolo. La produzione globale di cereali è assai diminuita dal 1975 a oggi, soprattutto a causa della siccità, e ciò sottolinea drammaticamente la gravità della situazione del Paese. Fra le colture prevalgono il mais, l'orzo, il miglio e il sorgo, tipici cereali africani, mentre è stato introdotto dagli Italiani il frumento. Assai diffusi sono i legumi e vari ortaggi (cipolle, pomodori ecc.) consumati localmente come le patate, le banane, i datteri e altra frutta tropicale. Nel complesso la produzione è insufficiente ai fabbisogni del Paese che deve ricorrere alle importazioni e agli aiuti esteri. L'unica coltura commercialmente redditizia è il caffè, diffuso in due aree principali, il Caffa e ancor più l'Harar; nel Caffa molte piante sono spontanee, tanto che si ritiene essere il caffè originario dell'acrocoro etiopico. Dalla zona di Harar proviene anche il qat, le cui foglie hanno proprietà stupefacenti. Tra le colture industriali le principali sono il cotone e la canna da zucchero, quindi l'agave sisalana, il tabacco e, tra le piante oleaginose, il sesamo, le arachidi, il ricino. Il cotone proviene soprattutto dalle zone irrigue della Rift Valley, dove esistono moderne piantagioni; la canna da zucchero è coltivata sia nelle stesse zone sia ne ll'estrema fascia sud-occidentale, presso il confine con il Sudan. Dopo le gravi crisi del 1982 e 1983 la situazione è andata migliorando. Lo sfruttamento forestale riguarda poche aree del Paese (foreste e boschi coprono il 12% della superficie nazionale); se ne ricava però una cospicua varietà di legname oltre a essenze di alto valore commerciale; il legname viene lavorato per lo più ad Addis Abeba e a Gimma.

Allevamento. Grande rilievo per l'economia etiopica ha l'allevamento, di tradizioni antichissime; vi sono nel Paese 30 milioni di bovini, che sfruttano soprattutto gli estesi spazi delle savane; infatti, le aree a prato e a pascolo permanente coprono il 18% del territorio etiopico. In funzione dell'allevamento bovino sono stati istituiti vari moderni macelli, dislocati nelle zone più ricche (di Dessiè, Gonder ecc.). Diffusi sono anche gli ovini e i caprini; largamente impiegati per i trasporti sono i muli e gli asini, cui seguono i cavalli e i dromedari. Molto elevato è altresì il numero dei volatili da cortile. Nonostante l'abbondanza di capi di bestiame, il settore zootecnico, che è il secondo per importanza dopo l'agricoltura, ma che l'introduzione di moderne tecniche e la selezione delle razze renderebbero suscettibile di notevoli sviluppi, avvia all'esportazione solo le pelli: esempio macroscopico delle arcaiche forme di produzione.

Pesca. Buone possibilità aveva anche la pesca, data la ricchezza ittica del Mar Rosso; ma la costa appartiene ora interamente all'Eritrea.

Risorse minerarie. Le risorse minerarie dell'Etiopia sono ancora poco note. Si sfruttano da tempo giacimenti di platino e di oro e sembra ne esistano di ferro, rame, zinco e piombo; inoltre dalla Dancalia si ricava salmarino. È stata rilevata infine la presenza di petrolio e di gas naturale nel sud-est del Paese, ma sinora non si conoscono le reali consistenze dei giacimenti che non sono sfruttati. La potenzialità idrica dell'Etiopia è notevolissima e grandiosi progetti sono in corso per l'utilizzazione soprattutto delle acque del Nilo Azzurro.

Industrie. Le industrie, eminentemente al servizio del mercato interno, sono in gran parte concentrate ad Addis Abeba. Esse riguardano fondamentalmente la trasformazione dei prodotti agricoli locali. Un settore tradizionalmente molto sviluppato è quello della lavorazione del cuoio, che però si articola su imprese a livello artigianale. Ad Akai, vicino alla capitale, funziona l'unica acciaieria del Paese (paradossalmente fra i primi nella storia ad avere ideato la metallurgia del ferro), cui si aggiungono una raffineria di petrolio, vari cementifici e delle cartiere.

Comunicazioni. Le vie di comunicazione sono ancora enormemente carenti, il che costituisce un ostacolo assai grave per lo sviluppo del Paese; molte zone sono tuttora prive di collegamenti con la capitale o i centri maggiori. Le strade si sviluppano per 38.000 km; però solo le principali direttrici sono asfaltate o comunque presentano buone condizioni di percorribilità. Le due strade che uniscono Addis Abeba con Asmara (Eritrea) passando per Gonder e per Dessiè assicurano le comunicazioni meridiane, che si completano con la strada per il Kenya: la superstrada che collega Addis Abeba con Nairobi è anzi parte integrante del sistema autostradale dell'Africa orientale. Da Massaua (Eritrea) parte la ferrovia che, raggiunta Asmara, prosegue fino ad Agordat e che fu arditamente realizzata dagli Italiani sull'impervia scarpata dell'altopiano. A questa ferrovia si aggiunge la Addis Abeba-Gibuti, costruita alla fine del XIX secolo da una compagnia francese e che rappresenta sempre un'infrastruttura di rilievo, benché non svolga più il ruolo di un tempo. Quanto al traffico marittimo,esso è assicurato per la maggior parte da Assab (per il cui porto tuttavia transita annualmente poco più di un milione di t di merci e di cui l'Etiopia dovrebbe continuare a usufruire grazie ad accordi con il governo eritreo); l'Etiopia si avvale altresì del porto di Gibuti, nella contigua omonima Repubblica, e dal 1977 di quello di Mombasa nel Kenya. Estesa è la rete aerea interna, servita dalla compagnia nazionale Ethiopian Airlines, che inoltre collega l'Etiopia con vari Paesi africani, europei e asiatici.

Commercio. I commerci interni sono ancora poveri. I generi d'importazione provengono soprattutto dal Giappone, dall'Italia, dalla Germania e dai Paesi europei dell'Est; comprendono autoveicoli, macchinari, prodotti chimici e industriali in genere, combustibili ecc. Le esportazioni vedono nettamente al primo posto, con oltre il 60% del valore totale, il caffè, seguito dalle pelli e dal cuoio nonché da qualche prodotto agricolo; in passato dirette principalmente negli Stati Uniti, sono oggi orientate anche verso l'Europa e il Giappone. La bilancia commerciale è marcatamente deficitaria. Finanziariamente l'Etiopia riesce a salvaguardare la propria economia ricorrendo largamente all'aiuto straniero