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In Italia, nel 2009, sono stati denunciati quasi ottocentomila infortuni sul lavoro. Mille persone hanno perso la vita, più di due al giorno. Dati drammatici, preoccupanti. Il bollettino di una guerra mai dichiarata, ma che si combatte ogni giorno sui posti di lavoro. Lo stesso presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha lanciato un monito, affermando che sono ancora troppe le negligenze: “la sicurezza sul lavoro, l'incolumità e la salute dei lavoratori, devono essere valori primari e indiscutibili per un Paese civile”. Per sensibilizzare la popolazione su questo tema, sono state lanciate diverse campagne, come i "10 punti fermi" di "Io lavoro sicuro". Punti semplici che vanno a toccare i nervi scoperti del sistema. Come il secondo: "Lavorare in nero non è mai lavorare in sicurezza". Il lavoro sommerso nel nostro Paese è infatti in crescita: gli irregolari sono circa 650.000 e producono il 17% del Pil nazionale. Una bella fetta. Per far calare queste cifre allarmanti servono controlli e verifiche puntuali, ma anche corsi di formazione per i lavoratori che devono essere garantiti dai datori di lavoro. Spesso, infatti, gli incidenti avvengono nei primi giorni d'assunzione e vedono coinvolti lavoratori stranieri che hanno poca dimestichezza con la lingua e con le nuove norme.
Diffondere ai colleghi di lavoro i 10 punti fermi di Io lavoro sicuro
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Esponente politica colombiana/francese, è stata protagonista di un lungo sequestro dal 2002 al 2008 ad opera della guerriglia colombiana delle FARC. Nata a Bogotà nel 1961 da una famiglia di diplomatici, si trasferisce presto a Parigi dove completa gli studi di scienze politiche e ottiene la cittadinanza francese, sposando un diplomatico di stanza in Nuova Zelanda. Ma l’impegno civile di Betancourt la richiama sempre in patria: nel 1994 entra nel Parlamento colombiano con una propria forza politica ecologista e schierata contro la corruzione e il narcotraffico dilaganti nel paese. Pur tra continue minacce di morte aumenta la sua attività politica candidandosi nel 2002 alle presidenziali della Colombia, nel momento in cui le FARC controllavano intere regioni e avevano imposto una zona smilitarizzata. Proprio visitando questa zona Betancourt viene catturata dalle FARC. La sua lunga prigionia, segnata da continui spostamenti nella foresta, da condizioni di vita durissime ma da una incrollabile fiducia nella libertà (via radio Betancourt riesce più volte a parlare con la madre), diventa un caso internazionale, risolto il 2 luglio 2008 a seguito di complesse e ancora poco chiare trattative.
Per approfondire.
Campagna 1 fan 1 albero: 2011 - Anno internazionale delle foreste.
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