Zone Umide: risorse ecologiche ed economiche

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L’inquinamento diffuso dell’agricoltura, gli scarichi industriali e civili, il massiccio sfruttamento delle risorse, il consumo di suolo hanno portato alla perdita, nell’ultimo secolo, del 64% delle zone umide della Terra. Per questo il 2 febbraio di ogni anno si celebra la Giornata Mondiale delle Zone Umide che ricorda la sottoscrizione della Convenzione di Ramsar, sulle rive del Mar Caspio il 2 febbraio 1971, data che ha sancito la tutela, a livello mondiale, di queste aree che contribuiscono a sostenere la grande varietà della vita sul nostro pianeta, conservando la biodiversità, immagazzinando l’anidride carbonica e mitigando gli effetti del cambiamento climatico. Nel mondo, inoltre, anche la vita dell’uomo dipende direttamente dalle zone umide: paludi, stagni, laghi, fiumi, pianure alluvionali, stagni salati, estuari, mangrovieti, lagune e barriere coralline sono il centro di numerose attività fondamentali al sostentamento di più di un miliardo di persone e non è un caso che lo slogan della giornata di quest’anno sia “le zone umide per il nostro futuro: i mezzi di sussistenza sostenibili”, a sostegno del ruolo economico, oltre che ecologico, che la diversità delle specie viventi favorita da questi ambienti umidi può generare. 

Anche in Italia “Le zone umide costituiscono un ambiente perfetto alla sosta e al rifugio di numerosi uccelli migratori come la volpoca, le fischione, il piovanello, il gabbiano roseo e l’avocetta” ha ricordato Federparchi, che come ogni anno aderisce all’iniziativa con delle iniziative mirate alla salvaguardia di queste preziose aree. “In Italia il 12% delle specie animali totali, che diventano il 40% aggiungendo quelle vegetali, e quasi il 50% delle specie di uccelli presenti, sono legate alle zone umide, che svolgono un ruolo importante per le specie migratorie e per le numerose attività economiche che sostengono, come la pesca, il turismo e l’agricoltura” ha ricordato la federazione che dal 1989 riunisce e rappresenta gli Enti gestori delle aree protette naturali italiane. I siti che rispondono alle caratteristiche Ramsar individuati e protetti in Italia sono attualmente 53 per una superficie totale di oltre 60.000 ettari, presenti in 16 regioni. Si tratta di ambienti e paesaggi molto significativi le cui funzioni ecologiche sono fondamentali, sia come regolatori del regime delle acque, sia come habitat di una particolare flora e fauna. 

In occasione di questa Giornata, in tutto il Belpaese e come ogni anno, i circoli di Lagambiente hanno guidato lo scorso fine settimana curiosi ed eco turisti alla scoperta di queste aree con il birdwatching e passeggiate in sentieri immersi nella natura capaci di svelare un mondo di infinità varietà e bellezza, ma non sempre così conosciuto. “Le nostre iniziative promosse in occasione della Giornata mondiale delle zone umide coinvolgono, oltre ai siti Ramsar riconosciuti, anche quelle zone umide considerate minori e spesso non riconosciute con lo status previsto dalla Convenzione: si tratta di aree acquitrinose, paludi, torbiere oppure zone naturali o artificiali d'acqua, permanenti o transitorie, opere artificiali rinaturalizzate, casse di espansione, invasi di ritenuta, cave di inerti per attività fluviale, canali e vasche di colmata… Tutte aree poco conosciute dai cittadini e molto spesso non tutelate dalle istituzioni, ma che possono svolgere un ruolo di primo piano nelle strategie per frenare la perdita di biodiversità e porre un freno agli effetti dei cambiamenti climatici”.

Nella Sicilia minacciata dalle estrazioni petrolifere e dove la ong del cigno verde chiede che il Governo confermi la scelta di rinunciare alle estrazioni petrolifere con una moratoria immediata contro le trivellazionile attività degli ambientalisti sono state particolarmente intense e domenica 31 gennaio dalle tre punte della Sicilia, sono partite numerose escursioni per osservare la ricchezza di vegetazione e fauna di questi ecosistemi. Sono state interessate principalmente le riserve di tre zone della Sicilia; la riserva di Capo Feto in provincia di Trapani, la riserva di Pantano Scicli in provincia di Ragusa e la Riserva naturale orientata di “Laghetti di Marinello”, nel comune di Patti. “L’iniziativa del 31 non rimarrà isolata” ha sottolineato Carmelo Ceraolo, presidente di Legambiente del Longano, “con i trekking alla scoperta di un habitat unico e suggestivo ai piedi del promontorio del Tindari, ci faremo ancora portavoce insieme a Legambiente Sicilia della salvaguardia di questi preziosi ecosistemi, una rete di passeggiate esploratrici che rientrano nel programma di promozione all’educazione ambientale, di rivalorizzazione e interventi di recupero ambientale dell'area”.

L’organizzazione e la promozione del turismo naturalistico, non solo in Sicilia, rappresentano una delle migliori opportunità di sviluppo per le comunità locali, in particolare in queste zone insulari. “I laghetti di Marinello innanzitutto colpiscono per il loro inconsueto e affascinante aspetto paesaggistico, rivestendo notevole importanza per il gran numero di specie animali e vegetali che ospitano”, ha concluso Ceraolo, “a dispetto delle premesse e del valore ambientale di questa realtà i laghetti sono stati trasformati in discariche abusive a cielo aperto ove è possibile rinvenire rifiuti di ogni tipo. Un insulto al paesaggio e ai visitatori”. Ma ponendo attenzione sull’importanza di tutte le riserve italiane e sulla necessità di rispetto e conservazione dell’ambiente che ci circonda, i circoli di Legambiente anche quest’anno si sono fatti portavoce di un evento internazionale utile a ricordarci che per proteggere questi preziosi ecosistemi serve l’impegno diretto delle istituzioni e soprattutto la sensibilizzazione dei cittadini.

Alessandro Graziadei

Sono Alessandro, dal 1975 "sto" e "vado" come molti, ma attualmente "sto". Pubblicista, iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2009 e caporedattore per il portale Unimondo.org dal 2010, per anni andavo da Trento a Bologna, pendolare universitario, fino ad una laurea in storia contemporanea e da Trento a Rovereto, sempre a/r, dove imparavo la teoria della cooperazione allo sviluppo e della comunicazione con i corsi dell'Università della Pace e dei Popoli. Recidivo replicavo con un diploma in comunicazione e sviluppo del VIS tra Trento e Roma. In mezzo qualche esperienza di cooperazione internazionale e numerosi voli in America Latina. Ora a malincuore stanziale faccio viaggiare la mente aspettando le ferie per far muovere il resto di me. Sempre in lotta con la mia impronta ecologica, se posso vado a piedi (preferibilmente di corsa), vesto Patagonia, ”non mangio niente che abbia dei genitori", leggo e scrivo come molti soprattutto di ambiente, animali, diritti, doveri e “presunte sostenibilità”. Una mattina di maggio del 2015 mi hanno consegnato il premio giornalistico nazionale della Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue “Isabella Sturvi” finalizzato alla promozione del giornalismo sociale.

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