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Wto: manca l'accordo a 47 giorni da Hong Kong

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Ancora una manciata di giorni e sapremo se Hong Kong si avvia sulla scia del precedente vertice di Cancun o se la sesta conferenza ministeriale dell'Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto) produrrà una accordo stile Ginevra 2004. Il mese di ottobre è stato un mese di fuoco per i negoziatori, tanto elevato è stato il ritmo di incontri e il numero di proposte negoziali presentate. Dopo le nuove offerte agricole euro-americane sono seguiti diversi documenti di quasi tutti i gruppi attivi in seno all'organizzazione mondiale del commercio: G10, G20, G33, paesi ACP. Ancora però non si profila alcun accordo sul delicatissimo tema dell'agricoltura, tanto che il presidente del comitato agricolo, il neozelandese Crawford Falconer, ha dichiarato che il negoziato è in sala di rianimazione e che "nel giro di una decina di giorni i dottori dovranno decidere se staccare la spina o no".

Ma come trovare un accordo fra esigenze così diverse come quelle espresse dai diversi paesi membri? Gli Stati Uniti vogliono accesso al mercato, ovvero ridurre il più possibile i dazi, mentre l'Ue è più prudente ed ancor di più lo sono i paesi del G10. Anche l'India non è entusiasta della proposta USA, mentre il Brasile, avendo forti interessi nell'esportazione, sì. I paesi ACP (Africa, Carabi e Pacifico) hanno proposto tagli molto blandi (15-30%), molti PVS hanno criticato questa loro proposta (Colombia, Pakistan, Costa Rica, Equador e Malesia), il Pakistan ha addirittura polemizzato con la proposta del G20 relativa a un tetto massimo dei dazi, giudicandola troppo poco ambiziosa. Ma c'è poco da stupirsi, la realtà è che non esiste una agricoltura, ne esistono molte e tentare di ingabbiarle in un unico schema indirizzato a favorire quella di tipo industriale a tutto favore della grande distribuzione e delle imprese agroalimentari è impresa possibile solo se si fa ricorso a strumenti coercitivi.

I negoziati procedono alacremente anche sugli altri tavoli: quello del NAMA (prodotti industriali) dove l'obiettivo è concordare una formula per il taglio delle tariffe, e nei servizi dove già circola una bozza di dichiarazione ministeriale che chiede a tutti i paesi membri di vincolare al GATS le aperture di mercato già realizzate.

L'Ue come più volte dichiarato nei precedenti numeri di questa newsletter, spinge molto in questo settore, considerandolo come la compensazione per le sue presunte concessioni in agricoltura. Indiscrezioni parlano di una richiesta rivolta ai paesi sviluppati di "offrire" 139 fra i 160 settori classificati dal WTO, mentre ai paesi in via di sviluppo ne sarebbero richiesti 96. Si tratta di una richiesta estremamente esosa! Ma se non si sblocca il negoziato agricolo, non c'è possibilità di accordo.

Sempre per quanto riguarda l'Europa, a mettere i bastoni fra le ruote al nostro commissario al commercio, Peter Mandelson, continua ad essere la Francia che contesta l'offerta agricola considerandola eccessiva. In realtà facendo qualche calcolo risulta che Mandelson non ha offerto altro che il risultato dell'ultima riforma della politica agricola del 2003, ma l'opposizione francese non accenna a rientrare e, anche se per motivi sbagliati, sembra andare nella giusta direzione di far fallire Hong Kong.

Roberto Meregalli (Beati i costruttori di pace/Rete di Lilliput)

Fonte: Tradewatch - Osservatorio sul commercio internazionale promosso da Campagna Riforma Banca Mondiale, Crocevia, Fondazione Culturale Responsabilità Etica, Gruppo d'Appoggio al Movimento contadino dell'Africa occidentale, Mani Tese, Rete Lilliput, ROBA dell'Altro mondo fair trade, Fair)

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