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Wto: al via a Ginevra i negoziati, le Ong chiedono nuove regole anticrisi

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La sede del WTO a Ginevra

In concomitanza con la settima Ministeriale del WTO (Organizzazione mondiale del commercio) - che è iniziata oggi pomeriggio a Ginevra - Arci, Fair e Legambiente hanno promosso un documento-appello dal titolo "Wto e Co2: a 10 anni da Seattle, diamoci un taglio!" (in .pdf) in cui chiedono appunto di "dare un taglio" alle liberalizzazioni ma anche alle emissioni climalteranti, considerato che la prossima settimana si aprirà alla Conferenza sul clima di Copenhagen l’altra grande partita sul futuro del pianeta legata ai cambiamenti climatici.

"Questo è un vertice diverso dai precedenti, perché arriva in piena crisi economica, finanziaria, sociale ed ambientale" - sottolineano nel comunicato le tre associazioni. "Eppure, mentre nelle riunioni di G8 e G20 i leaders globali fanno a gara per mettere faccia e firme sotto proposte di ri-regolazione di borse e mercati finanziari, ai negoziati Wto non si presentano. Affidano alle discrete mani dei loro ministri al commercio, nella defilata cornice di Ginevra, la missione di chiudere un nuovo pacchetto di liberalizzazioni che, lungi dal ristabilire un riequilibrio Nord-Sud, come denunciano anche i leaders dei Paesi in via di sviluppo, rischia di rafforzare il predominio di pochi interessi forti, a Nord come a Sud, a spese dei diritti di tutti gli altri".

In una petizione online al Ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini le tre associazioni chiedono "di rigettare ogni tentativo di portare a conclusione il Doha Round che, secondo l'impianto attuale, altro non farebbe che esacerbare piuttosto che risolvere gli effetti sociali ed ambientali dell'attuale crisi economica e finanziaria". "Il sistema commerciale globale non concede ai governi di proteggere e sostenere una produzione sostenibile di cibo per il consumo interno, nè di proteggere i contadini dai comportamenti predatori delle multinazionali" - evidenziano le associazioni. Le politiche promosse in questi anni dal Wto, Fmi e Banca Mondiale "hanno portato alla crisi alimentare globale che stiamo affrontando oggi, dove oltre 30mila persone muoiono ogni giorno a causa della povertà, molte delle quali a causa di malnutrizione e fame".

Nello specifico le tre associazioni chiedono che per la Ministeriale del Wto in corso a Ginevra, l'esclusione del capitolo agricolo dai negoziati della Wto, lasciando specifica competenza in materia alle organizzazioni ed alle agenzie delle Nazioni Unite dedicate allo scopo, come Fao e Ifad; una nuova regolamentazione dei mercati che possa frenare la speculazione sui mercati della materie prime, come molti Governi africani hanno proposto nella Wto e, infine, un sistema commerciale globale che disciplini il comportamento delle multinazionali, che metta in primo piano le regolamentazioni sociali ed ambientali rispetto alla liberalizzazioni degli investimenti e dei capitali.

"La Wto si è arenata da anni nell’esame di 17 diversi trattati, un pugno dei quali si occupa davvero di barriere doganali, tariffe e protezionismo – spiega da Ginevra Alberto Zoratti di Fair - mentre la maggior parte cerca di limitare la capacità degli Stati di sostenere le produzioni "pulite" e i piccoli e medi produttori agricoli e manifatturieri, di vietare la costruzione di fondi nazionali di stimolo alla ripresa, che aiutino le imprese e i lavoratori del proprio Paese, di fissare parametri di gestione dei servizi pubblici perché siano prevalentemente in mano ai privati senza che i Parlamenti nazionali possano dire niente al riguardo". L’ultima crisi economico finanziaria ha dimostrato l’insostenibilità di un sistema dove la finanza ed i capitali si sganciano dall’economia reale, dove persino il cibo diventa oggetto di speculazione finanziaria condannando alla fame oltre un miliardo di persone.

"Anni di deregulation, di liberalizzazioni, di primato del profitto – sottolinea Paolo Beni, presidente dell’Arci - hanno alimentato precarietà, perdita di posti di lavoro e disagio sociale, che aumenta non solo nei paesi più poveri, ma anche nelle nostre città. Questa crisi complessa ha dimostrato come i fallimenti del mercato siano alla base dei peggiori squilibri del pianeta, e come le ricette per curare questi disastri non possano essere le stesse proposte e riproposte da quasi trent’anni".

"La soluzione alle attuali crisi alimentare, produttiva e climatica - secondo Maurizio Gubbiotti di Legambiente - richiede un profondo e radicale spostamento da un’agricoltura e un modello energetico, industriale, produttivo, di distribuzione orientato all’esportazione, verso un’economia attenta ai bisogni del territorio, a Nord come a Sud. Non è più il momento di stare a guardare, è a rischio la stabilità e la sopravvivenza di intere comunità per gli anni a venire". [GB]

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