Vietnam: diritti umani vs libero mercato

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Una volta era cogito ergo sum. Oggi si è passati ad un più moderno consumi dunque esisti! L’Unione europea e il Vietnam hanno, anche per questo, concluso lo scorso 3 dicembre i colloqui per l’accordo di libero scambio commerciale denominato Free Trade Agreement (FTA), mettendo fine ad una lunga fase negoziale. Dopo l’accordo di principio raggiunto lo scorso agosto, ora le parti hanno risolto anche i pochi punti rimasti sul tavolo delle trattative in estate, sbloccando un mercato con un potenziale enorme per le imprese europee. A detta dei firmatari, infatti, l’accordo innescherà una nuova ondata di “investimenti ad alta qualità in entrambe le direzioni” e per il Presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, “contribuirà alla transizione del Vietnam verso un’economia più competitiva, intelligente e verde”. Ne siamo proprio sicuri?

Una cosa è indubbiamente vera. Il Vietnam, come ha spiegato la fiduciosa commissaria europea al commercio Cecilia Malmström, è una “una vivace economia di oltre 90 milioni di consumatori, con una classe media in crescita e una forza lavoro giovane e dinamica”. Il mercato del Paese asiatico, quindi, “ha un grande potenziale e offre numerose opportunità per l’export in campo agricolo, industriale e dei servizi”, ha concluso la commissaria. Dopo l’intesa commerciale siglata nel 2014 con Singapore, con questo accordo, l’Unione continua così la sua conquista del sud-est asiatico e a quanto pare fa un passo avanti verso un futuro accordo di libero scambio a livello regionale tra Ue e ASEAN, cioè l’Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico

Esiste però il “lato oscuro” di questo accordo di libero scambio con il Vietnam, che preoccupa non poco l’Associazione per i popoli minacciati (APM). Per l’associazione “Gli interessi economici hanno avuto, ancora una volta, la priorità rispetto ai diritti umani. L’Unione Europea ha voluto a tutti i costi ignorare ogni possibile ostacolo con un paese economicamente promettente e sembra non dare importanza al fatto che il Vietnam ha una forma di governo totalitaria che nega la libertà di stampa, di opinione, di religione e di riunione”. In particolare l’APM ha criticato la mancata istituzione di un’istanza che esamini in modo indipendente i reclami e le denunce di presunte vittime di violazione dei diritti umani

Una posizione che non ha trovato d’accordo la commissaria europea Malmström, secondo la quale invece “l’accordo da particolare importanza al rispetto dei diritti dei lavoratori e della sostenibilità”. Sempre secondo la Malmström, infatti, “l’accordo può essere sospeso nel caso si verificassero importanti violazioni dei diritti dei lavoratori o dei termini fissati nell'accordo”. Una spiegazione che ha lasciato perplessa l’APM perché a detta degli attivisti “Una tale sospensione non solo è poco probabile, ma è poco realistico pensare che possa effettivamente essere messa in atto dall’Ue. Per quanto importante sia il rispetto dei diritti dei lavoratori, l'Europa sa benissimo che i diritti umani includono molto di più dei soli diritti dei lavoratori”. Tra le altre cose, l’accordo siglato il mese scorso non prevede alcun diritto per le vittime vietnamite di furto di terre e di esproprio per la realizzazione di eventuali nuovi mega-progetti, né la tutela per legge di chi critica apertamente la realizzazione di queste grandi opere.

Non si tratta di un problema da poco per il Vietnam, visto che nel Paese asiatico attualmente ci sono decine di persone in carcere perché appartengono o alla minoranza cinese o ad uno dei popoli indigeni presenti nel paese, altre semplicemente per la loro resistenza al land grabbing. “Nell’aprile 2014 sette agricoltori che protestavano per il furto delle loro terre sono stati arrestati e condannati a pene detentive dai 6 ai 22 mesi. Nel luglio 2015 sono stati arrestati altri sei agricoltori per lo stesso motivo. L’attivista per il diritto alla terra Ho Thi Bich Khuong è invece stata arrestata nel dicembre 2011 e condannata a sette anni di carcere per aver avviato tramite internet delle campagne per la tutela dei diritti terrieri” ha raccontato l’APM. Ma in carcere finiscono anche i critici dei mega-progetti minerari. Nel migliore dei casi, alla fine della loro condanna detentiva, gli attivisti subiscono l’espulsione e la privazione della cittadinanza. Tra questi c'è l’attivista per i diritti umani Cu Huy Ha Vu, che per il suo impegno contro una miniera di bauxite, “Dopo aver scontato diverse lunghe pene detentive, è stato espulso dal paese nel 2014 ed è stato privato della cittadinanza vietnamita” ha concluso l’APM. 

A detta dell’associazione che dal 2008 si occupa di campagne per informare l’opinione pubblica sulle violazioni dei diritti umani nel mondo “Questo accordo che tralascia consapevolmente i diritti umani è particolarmente grave poiché secondo le dichiarazioni della stessa Ue dovrebbe fungere da modello per futuri accordi economici”, un modello che ti considera se hai un mercato e consumi, a patto che tu non voglia rivendicare i tuoi diritti di cittadino ancor prima che di lavoratore. Riassumendo e usando le parole del Direttore dell’Ufficio Commerciale del Vietnam in Italia e Consigliere Economico e Commerciale dell’Ambasciata del Vietnam in Italia Bui Vuong Anh, “tutti noi con questo accordo ci troviamo in un new game in cui tutti i partecipanti devono saper adeguarsi alle nuove regole. Se le imprese sapranno coglierne le opportunità in modo immediato, l’accordo appresenterà una grande possibilità di espandere la propria capacità produttiva”. Varrà lo stesso per i diritti di lavoratori e cittadini o saremo ancora nel solito old game?

Alessandro Graziadei

Sono Alessandro, dal 1975 "sto" e "vado" come molti, ma attualmente "sto". Pubblicista, iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2009 e caporedattore per il portale Unimondo.org dal 2010, per anni andavo da Trento a Bologna, pendolare universitario, fino ad una laurea in storia contemporanea e da Trento a Rovereto, sempre a/r, dove imparavo la teoria della cooperazione allo sviluppo e della comunicazione con i corsi dell'Università della Pace e dei Popoli. Recidivo replicavo con un diploma in comunicazione e sviluppo del VIS tra Trento e Roma. In mezzo qualche esperienza di cooperazione internazionale e numerosi voli in America Latina. Ora a malincuore stanziale faccio viaggiare la mente aspettando le ferie per far muovere il resto di me. Sempre in lotta con la mia impronta ecologica, se posso vado a piedi (preferibilmente di corsa), vesto Patagonia, ”non mangio niente che abbia dei genitori", leggo e scrivo come molti soprattutto di ambiente, animali, diritti, doveri e “presunte sostenibilità”. Una mattina di maggio del 2015 mi hanno consegnato il premio giornalistico nazionale della Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue “Isabella Sturvi” finalizzato alla promozione del giornalismo sociale.

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