Viaggi e miraggi: lunedì mattina sull'autobus a Roma

Stampa

PROLOGO - "Se era pè me voi là rimanevate, io mica ve facevo salì! Tutta sta monnezza che ve portate appresso, tutta, ve la butterei de fori". "Signora, ma perché non scendi e stai zitta?"; "Scendi te, io c'ho il biglietto hai capito!?Te ce l'hai il biglietto? Senti quanto puzzate, tornatevene sotto i ponti dò vivete e levateve da qua".

Sulla settantina, paonazza in volto, la signora accompagna le parole con larghi gesti delle braccia, mimando lo slancio liberatorio di chi, gettando qualcosa di ripugnante, si è tolto un impiccio per sempre. Accartocciati uno sull'altro, dietro di lei - perché la signora, seduta, inveisce dando le spalle ai suoi interlocutori - una ragazza con passeggino, una signora anziana e due bambini con meno di 10 anni, tutti di etnia rom; la ragazza e la signora anziana se la guardano, ridacchiano indolenti mentre quella vomita insulti, e, con ampi gesti arroganti e plateali, la invitano a scendere o a tacere.

A quel punto lo stadio, che come ogni mattina registra il tutto esaurito, fa partire il boato: non c' è storia, la tifoseria casalinga la fa da padrone, e in un attimo partono a raffica i "c'hanno pure 'r coraggio de parlà", si scatenano i "ma perché non ve ne tornate da dò venite?", fioriscono i "l'autista ve dovrebbe fà scenne a voi co tutto 'r passeggino", "Eh, davero, bravaaa! (applausi)" "Sì infatti, se 'n annassero pure co sti regazzini, annatevene! (standing ovation)". Buongiorno: il lunedì mattina sull'autobus a Roma è servito.

IL VIAGGIO - Se si è abituati a prendere i mezzi a Roma, se si hanno sulle spalle anni e anni di onorata carriera nella disciplina del reperimento di spazi che non esistono , per arrivare a dire "pieno" devi vedere almeno due-tre passeggeri nel gabbiotto dell'autista. Stamattina, però, mi sento di dirlo: è pieno, ma proprio pieno sul serio, gremito, ricolmo, strabordante. Con la guancia sul finestrino, lo zaino da qualche parte lì sotto dove dovrebbero esserci i piedi, pigiato tra circa tredici corpi umani in quattro centimetri calpestabili, tento:

a) di respirare;

b) di non respirare proprio in faccia al tizio con cui abbiamo appena trovato un incastro miracoloso;

c) di non respirare troppo, dato il leggerissimo problema di aria viziata presente a bordo. Già, perché è presto, sono da poco passate le 8, quindi tutti sono usciti di casa vestiti abbastanza pesanti: non hanno calcolato che la Legge dell'Ottobrata Romana, in combinato disposto con una quantità di persone a bordo calcolabile in almeno 40 minuti di attesa per ogni fermata - e sono tante fermate: l'auto parte da Piazzale Clodio (quartiere Prati) e arriva a Laurentina (quadrante Sud di Roma) - , ha instaurato a bordo una temperatura tropicale, 50 gradi percepiti.

Nel tentativo di scongiurare l'asfissìa, qualcuno allunga il braccio e fa per aprire almeno un finestrino, in modo da godere di qualche prezioso attimo d'aria; ma proprio in quel momento, come colta da raptus improvviso, la signora seduta vicino al finestrino insorge: no, non se ne parla proprio, ma che è impazzito, poi uno si becca il colpo d'aria sulle spalle e non si muove più. La signora è anziana, cappotto polare e micidiale sciarpa di lana grezza, di quelle che inibiscono totalmente il passaggio dell'aria, della luce, probabilmente anche del suono; data l'età e soprattutto la veemenza della protesta, il ragazzo ritrae il braccio e desiste, masticando sottovoce improperi e maledizioni. Ma, svolta inaspettata, arrivano rinforzi: facendosi largo tra la calca, un signore avanza deciso verso l'autista; che aprisse perlomeno un pò d'aria condizionata, anche solo per qualche minuto, giusto per tirare un pò il fiato. Sarebbe bello, sarebbe splendido, peccato che l'aria condizionata non funziona.

Potrebbe essere la goccia che fa traboccare il vaso, l'inizio di una rivolta; e invece, d'un tratto, la mente torna alla scorsa estate, quando a boccheggiare senza aria condizionata immersi nella gradevole umidità di Roma c'erano almeno il doppio dei passeggeri attuali suddivisi su meno della metà degli autobus attivi. E il ricordo di quell'incubo, in un attimo, rende il sudare solo moderatamente e l'incastrarsi solo difficilmente quasi piacevole.

I VIAGGIATORI - A bordo, risponde presente all'appello la fascia del mattino presto: ragazzi che vanno a scuola, adulti che vanno a lavoro, anziani che vanno non si sa bene dove, non si sa bene perché così presto, soprattutto non si sa da che ora già stanno in giro (ma gira voce che abbiano costruito gli autobus attorno a loro; e, considerando che la maggior parte delle vetture sono antidiluviane, è tutt'altro che inverosimile).

I ragazzi, chi più chi meno, hanno stampata in faccia quell'espressione letargica che conosco bene, perché, al tempo, era esattamente quella mia e dei miei amici: l'incarnazione del vuoto cosmico, frutto del letale cocktail di sonno indomabile (è lunedì, quindi oltre a vedere e rivedere la Roma - e ci mancherebbe altro - , la domenica sera i gol della giornata li vedi perlomeno una quindicina di volte, tra Telegiornali, domeniche sportive e mille replay su Internet), la tragedia morale che ogni lunedì porta con sé e, ovviamente, la ferale Prima Ora della settimana che si avvicina inesorabile. I più nervosi sbuffano masticando amaro e giurando fedelmente a loro stessi che, compiuti diciotto anni, dell'autobus non vogliono mai più nemmeno sentire il nome.

I lavoratori, che in comune hanno lo sguardo già stanco, si distinguono per atteggiamento, ma spesso anche in base all'età. Tra loro spiccano:

a) Il Disilluso: spossato, stressato, silenzioso, egli fa della rassegnazione granitica la sua barriera contro il mondo circostante. Si posiziona nel carnaio di gente come andando incontro a un Destino prestabilito, privo di forze anche solo per immaginare, un giorno chissà quanto lontano, di poter fare il tragitto casa-lavoro seduto (SEDUTO!). Impermeabile ad ogni avvenimento, egli si fa forte di quell'indolenza cinica tipicamente romana che gli consentirebbe, anche in caso di olocausto nucleare a bordo, di liquidare la faccenda con un'infastidita alzata di spalle e lo sguardo di chi ti dice "le cose vanno così, andranno sempre così se non peggio, che ci vuoi fare?".

b) Il Combattivo: è carico a pallettoni da quando è suonata la sveglia, che ha probabilmente spento accoltellandola. Quando sale sull'auto sbraita contro chi non va un pò più in là: anche un perfetto idiota - come del resto ogni essere circostante - capirebbe che volendo c'è spazio per tutti se solo questi imbecilli avanzassero smettendo di proteggere quel loro comodo spazietto che si sono trovati. Quando è a bordo è subito disponibile a ogni tipo di polemica, in grado di argomentare su ogni branca dello scibile umano, dalle divisioni della sinistra hegeliana all'ultima clamorosa frase di Malgioglio nel confessionale del Grande Fratello: peraltro prediligendo, in entrambi i casi, la sempreverde chiosa "tanto si sa che poi i politici se magnano tutto". Quando scende, infine, si fa largo a gomiti alti, del resto lui va a lavorare, mica a girarsi i pollici come tutta questa massa di cafoni perdigiorno; basta un movimento sbagliato, una sola mossa che non gli va a genio e prenderebbe a capocciate sul setto nasale anche un bambino di 6 anni.

Gli anziani stazionano a bordo tenaci, sembrano i più tosti di tutti. Del resto sono svegli già da almeno sei ore, le 8 sono praticamente pomeriggio inoltrato, e quella sull'autobus non è che la terza tappa giornaliera, dopo il medico di base - presso cui sono stati istituiti camping gratuiti per anziani, in modo che possono comodamente dormire là dalla sera prima invece di arrivare a notte fonda - e le immancabili Poste, che assicurano scorrevolezza solo se si arriva prima che sorga il sole. C'è la signora con la sciarpa da Siberia, carrello d'ordinanza pronto ad accogliere una spesa in grado di uccidere eserciti; c'è lo scorbutico, che non aspetta che gli si lasci il posto ma scansa bellicoso chi si sta ancora alzando per cederglielo; c'è infine il fiero orgoglioso, fisico asciutto e sguardo severo, di quelli che, al contrario, se qualcuno osa offrirgli il posto a sedere lo fulmina seduta stante, e che non si permetta mai più, ché se poco poco gli gira male glielo fa vedere lui a quel moccioso chi è il vecchietto rincoglionito.

TERRA! - Tra uno slalom e l'altro, zigzagando esperto nella selva di macchine in doppia fila - perché che fai, il caffè non lo prendi? Dove parcheggi, che qua è impossibile? Che sarà mai, sto due minuti e vado via - , l'autobus alternativamente incamera e libera esseri umani ad ogni fermata. Nello spazio/tempo tra l'una e l'altra, un paio di inchiodate e un incidente epocale sfiorato a causa di un automobilista che, stanco di dover aspettare quegli interminabili 2 minuti di fermata, sorpassa a tutta velocità. Terra! E' stato un attimo: e anche stamattina, in qualche modo, sono arrivato a destinazione. Il lunedì mattina, sull'autobus a Roma, non ci si annoia mai.

PS: Ah, dimenticavo: alla mia fermata scende anche il gruppo Rom, seguito da una marea di insulti. Aiuto la ragazza a tirare giù il passeggino, dopo aver discusso pesantemente con una tizia che, dando man forte alla signora urlatrice sulla settantina, ha passato tutto il viaggio a maledire i rom, i loro bambini, e soprattutto i passeggini che ingombrano l'autobus. In mano, mentre scende rispondendo agli insulti, la signora rom anziana ha i quattro biglietti, ma ormai non frega più niente a nessuno: quell'impiccio si è tolto di mezzo.

Michele Focaroli

Ultime notizie

“L’Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro” (verde)

17 Novembre 2017
Serve in Italia una regia politica e istituzionale capace di valorizzare lo sviluppo sostenibile. (Alessandro Graziadei)

Una giusta transizione per salvare i lavoratori dei combustibili fossili

16 Novembre 2017
Il cambiamento climatico non colpisce solamente l’ambiente, ma ha anche un effetto diretto e indiretto sugli esseri umani. Gli effetti possono ripercuotersi sulla salute, sull’alloggio&nb...

Molestie sulle donne: cosa c’è di così difficile da capire?

16 Novembre 2017
Il caso Weinstein ha scoperchiato il classico vaso di Pandora su tutta una serie di vicende dolorose e poco edificanti. (Anna Toro)

Educazione di strada, dall’Italia al mondo

15 Novembre 2017
Esperienze concrete e prospettive teoriche si incontrano così nella vera battaglia da combattere, quella per i bambini. (Cristiano Morsolin)

Kazakhstan e Kirghizistan ai ferri corti

15 Novembre 2017
Cresce l'importanza dei Paesi dell'Asia Centrale, ma non mancano scintille e scaramucce, soprattutto tra i Paesi dell'ex blocco sovietico, divisi tra l'attrazione verso la Russia e quella verso la...