Uranio impoverito: sequestrato l’intero Poligono di terra di Quirra

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Foto: Ecologiae

Il Gip del Tribunale di Lanusei, Paola Murru, ha emesso un decreto di sequestro preventivo dell'intero Poligono di terra di Quirra e di Capo San Lorenzo. Il reato sarebbe quello di disastro ambientale. Il decreto di sequestro vieta completamente ogni attività agropastorale all'interno dell'area e quindi devono essere allontanati dal perimetro del poligono tutti i capi di bestiame che vi pascolano.

Secondo il giudice esisterebbero prove che le esercitazioni e l'attività che si sono svolte finora provochino gravi danni alla salute degli uomini e degli animali. L'area interessata dai sequestri, eseguiti dal Corpo forestale dello Stato e della Squadra mobile della questura di Nuoro, si estende su 375 ettari. Il magistrato non ha invece interdetto nel poligono «Una attività militare, industriale e commerciale, preventivamente autorizzata dal ministero della difesa».

Prosegue l'inchiesta della Procura della Repubblica di Lanusei sulla presenza di uranio impoverito nel Poligono di Perdasdefogu-Salto di Quirra, dopo le morti di alcuni allevatori della zona e le malformazioni riscontrate in diversi animali. Il procuratore della Repubblica, Domenico Fiordalisi, ha disposto il sequestro probatorio di tutte le sorgenti, i canali, pozzi e condutture che si allacciano all'acquedotto di Quirra «In quanto esistono prove inconfutabili che l'animale nato anni fa con due teste è nato all'interno di Quirra». Secondo Fiordalisi, tutta l'acqua dell'area sarebbe contaminata da nanoparticelle provenienti dai brillamenti di munizionamento eseguiti nel poligono». La Procura, sta procedendo con la riesumazione dei corpi delle vittime di tumore al sistema linfo-emopoietico che vivevano nella zona del Poligono.

Due giorni fa La Nuova Nuova Sardegna ha rivelato un fatto clamoroso che avveniva nella terra del defunto atlanticissimo presidente della Repubblica Francesco Cossiga: «Anche i Paesi dell'Est Europa che facevano parte del Patto di Varsavia, durante la Guerra Fredda, avrebbero effettuato esercitazioni e fatto brillare materiale bellico nel Poligono sperimentale interforze di Perdasdefogu-Salto di Quirra». Anche questo emerge dall'inchiesta della Procura di Lanusei, avviata nel gennaio scorso per accertare la possibile presenza di uranio impoverito nelle armi usate nella base militare sarda e il legame con le numerosi morti per tumore di abitanti della zona. Secondo il giornale sardo, dai documenti acquisisti da Fiordalisi nel Poligono di Perdasdefogu e in altri, oltre che negli uffici del ministero della difesa, risulterebbe che o che «I Paesi dell'Est Europa abbiano chiesto di effettuare esercitazioni in Sardegna. C'è il timore, quindi, che anche gli eserciti di quei paesi abbiano fatto esercitazioni».

«Il sequestro del poligono di Quirra in Sardegna è una svolta importante che puó finalmente portare all'individuazione della verità sull'uso dell'uranio impoverito nelle esercitazioni militari da parte del Ministero della Difesa». E' il commento del presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli che aggiunge: «Chiediamo che il Ministero della Difesa apra subito i suoi archivi e il ministro della Difesa La Russa dica tutta la verità, rendendo noto da quando e in quali poligoni è stato usato l'uranio impoverito mettendo a rischio la salute dei militari e delle popolazioni che vivono nei pressi dei poligoni».

«In Italia ci sono decine di poligoni su cui grava il sospetto della presenza di materiale radioattivo e di uranio - conclude Bonelli -. Per questa ragione chiediamo subito che si attivi subito una commissione d'inchiesta aperta ai famigliari delle vittime dei tumori nelle forze armate che da anni cercano risposte. Chiediamo inoltre che si provveda immediatamente ad avviare un'indagine epidemiologica realizzata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che indaghi sull'incidenza di tumori e malattie causate dalla radioattività nelle aree limitrofi ai poligoni militari».

«Finalmente il poligono di Quirra è stato posto sotto sequestro e sono state vietate le attività agropastorali nell'area risultata gravemente inquinata, dove da troppo tempo molte persone si ammalano di gravissime patologie. Ora però, è necessario e imprescindibile portare avanti il piano di monitoraggio ambientale e epidemiologico necessario a chiarire le cause dei decessi e delle malattie che colpiscono persone e animali e bloccare le esercitazioni militari».

Così Vincenzo Tiana, presidente di Legambiente Sardegna e Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente hanno commentato la notizia del sequestro dell'area da parte del Gip Lanusei

«La magistratura sta svolgendo un'inchiesta seria e puntuale - hanno commentato i responsabili dell'associazione ambientalista - ma per la sicurezza di tutti, non è accettabile il proseguimento delle esercitazioni e delle attività collaterali in questa area».

«Ci auguriamo - conclude la nota dell'associazione - un rapido intervento da parte dei Ministeri dell'Ambiente e della Salute per mettere in sicurezza i territori e l'ambiente marino, l'immediata moratoria delle esercitazioni, la bonifica sia a terra che a mare dei residuati delle esercitazioni compiute finora, la valutazione rigorosa, con le procedure della VIA, della VAS e della compatibilità paesaggistica, del danno ambientale e sanitario, che preveda anche misure di compensazione ambientale, la messa in sicurezza del territorio, la richiesta alla Regione della formazione di un comitato con gli enti locali per intraprendere un'indagine multidisciplinare che studi un programma di sviluppo territoriale».

Fonte: Greenreport

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