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Uranio impoverito: le vittime chiedono di fermate il disegno di legge salva-generali

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I malati e le famiglie colpite dalle patologie legate all'uranio impoverito chiedono in una nota di “fermare il decreto contenente le misure che di fatto deresponsabilizzano i vertici militari in relazione ai casi di malattia e infortunio che possono riscontrarsi sui soldati reduci dalle missioni all’estero”. Il Senato sta discutendo il decreto legge 1/2010 con cui lo scorso primo gennaio il Governo ha rifinanziato le missioni internazionali di peacekeeping. Questa legge esclude la punibilità della linea di comando per la contaminazione durante l'espletamento delle attività militari.

"Nei giorni scorsi – scrivono l’Associazione Vittime Uranio e l'associazione Anavafaf di Falco Accame – è approdato in Senato il decreto legge 1/2010. Al quarto comma dell’articolo 9 si legge che: «...non è punibile a titolo di colpa per violazione di disposizioni in materia di tutela dell’ambiente della tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, per fatti connessi nell’espletamento di attività e operazioni o addestramento svolte nel corso di missioni internazionali, il militare dal quale non poteva esigersi un comportamento diverso da quanto tenuto, avuto riguardo alle competenze ai poteri e ai mezzi di cui disponeva in relazione ai compiti affidatigli».

Con questo articolo il legislatore modifica le responsabilità dei militari in relazione ai problemi di inquinamento e salute. “Si tratta semplicemente – segnalano le associazioni - di una norma vergognosa e anticostituzionale, un tentativo di dare un colpo di spugna alle responsabilità di chi ad esempio ha inviato i nostri militari all’estero senza informarli dei rischi connessi all’esposizione all’uranio impoverito, di chi non ha adottato le norme di protezione e di chi non ha fatto rispettare le stesse una volta emanate. Ci aspettiamo che il Parlamento rispedisca al mittente, questa norma “salva generali”.

Tutto ciò può riguardare infatti la mancata applicazione delle norme di protezione nei riguardi dell’uranio impoverito e delle nano-particelle. In Somalia (1992-94) e poi in Bosnia e Kossovo (dal 1995 al 99) non sono state applicate norme di protezione, mentre è noto che i militari Usa si proteggevano con tute, occhiali e maschere. Forse qualcuno si è preoccupato delle sentenze che sempre più, negli ultimi tempi, si pronunciano a favore del risarcimento a militari, tornati dalle missioni ammalati, o deceduti a seguito di patologie ricondicibili a contaminazione da uranio impoverito.
Nel caso di Giambattista Marica, per esempio, risarcito con 545.061 euro, nella motivazione della sentenza, emessa dal tribunale di Firenze a dicembre 2008, i giudici hanno sostenuto le responsabilità del Ministero della Difesa. “Non ha disposto - si legge nella sentenza - l’adozione di adeguate misure protettive per i partecipanti alla missione in Somalia. Nonostante fosse sotto gli occhi dell’opinione pubblica internazionale la pericolosità specifica di quel teatro di guerra, e nonostante l’adozione da parte di altri contingenti di misure di prevenzione particolari”.

Secondo Falco Accame, presidente Anavafaf, Associazione nazionale vittime arruolate nelle forze armate, «la norma dell’art.9 del D.L. 1/2010, è del resto in contrasto con quanto stabiliscono i codici militari, circa i doveri dei comandanti riguardo alla tutela della salute del personale dipendente. Ed è anche in contrasto con quanto riguarda la legislazione nazionale sulla tutela della salute nei posti di lavoro (legislazione valida anche in campo militare).

"L’adozione della norma su citata, porterebbere ad una gravissima de-responsabilizzazione dei comandanti, in quanto non prevede alcun controllo su comportamenti (che non possono essere a priori considerati ineccepibili)" - sottolinea Adele Parrillo suTerranews. Basti pensare a quanto accadde in Somalia nell’Operazione Ibis, (1992-94) con lo stupro delle donne somale da parte di militari del Tuscania». Secondo Accame «è da tener presente che gli ormai oltre duemila casi di malattia, per possibile contaminazione da uranio impoverito dipendono, in larga misura, dalla non adozione di misure di protezione e dal non aver adottato il ‘principio di precauzione’. La norma su citata potrebbe diminuire l’attenzione sull’esigenza di assicurare, per quanto possibile, protezione al personale dipendente».

Va ricordato che il Governo Prodi II - con la legge n°244 del 24 dicembre 2007 di Finanziaria 2008 - aveva stabilito il riconoscimento della causa di servizio e all’erogazione di risarcimenti, a chi avesse contratto infermità o patologie tumorali legate all’esposizione di proiettili all’uranio impoverito. Una spesa di 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008-2010. Il D.L. 1/2010 è stato approvato alla Camera il 9 febbraio di quest’anno ed è stato trasmesso al Senato dove sarà discusso, con il numero 2002. [GB]

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