Uranio impoverito, cosa dice la relazione finale della commissione

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Foto: Corriere.it

I militari italiani impegnati in patria e nelle missioni all'estero sono stati esposti a «sconvolgenti criticità» sul fronte della salute e della sicurezza del lavoro, che hanno «contribuito a seminare morti e malattie». È scritto nero su bianco nella relazione finale della commissione parlamentare d'inchiesta sull'uranio impoverito, presentata il 7 febbraio dal presidente Gian Piero Scanu (Partito democratico). Nel mirino il «negazionismo» dei vertici militari e gli «assordanti silenzi generalmente mantenuti dalle autorità di governo».

LA PRESUNTA RELAZIONE TRA URANIO E TUMORI. Gli esperti ascoltati dalla commissione hanno riconosciuto il nesso tra l'esposizione all'uranio impoverito e l'insorgere di patologie tumorali. La relazione finale cita in particolare l'audizione di Giorgio Trenta, presidente dell'Associazione italiana di radioprotezione medica, che ha «riconosciuto la responsabilità dell'uranio impoverito nella generazione di nanoparticelle e micropolveri, capaci di indurre i tumori che hanno colpito anche i nostri militari inviati a operare in zone in cui era stato fatto un uso massiccio di proiettili all'uranio».

MA L'ESPERTO SMENTISCE. Trenta, tuttavia, ha parlato di un «travisamento» delle sue parole da parte della commissione: «Non ho mai detto che l'uranio impoverito è responsabile dei tumori riscontrati nei soldati». Il presidente Scanu, ha aggiunto, «cita una perizia che avevo fatto in cui affermavo che l'uranio al massimo poteva essere il mandante, non l'esecutore materiale. Parlavo di un militare che lavorava in un campo di decollo degli aeroplani che portavano le bombe all'uranio impoverito in Kosovo, campo che aveva una pista in terra battuta. Quando gli aeroplani atterravano alzavano un polverone, e questo faceva sì che si inalassero microparticelle. Ma non di uranio, del materiale che stava sulla pista. In quella perizia ho dato colpa a nanoparticelle derivate dalle attività che si svolgevano nel sito, non certo all'uranio».

Il passaggio dell'audizione del professor Trenta citato dal presidente Scanu (seduta n. 14 del 23 marzo 2016).

Scanu ha replicato così: «Al professor Trenta fu chiesto due volte se confermava quella perizia e non ne negò la paternità. Non si riesce a capire per quale motivo ora voglia negare "la responsabilità di tali proiettili nel generare le nanopolveri che sono la vera causa di molte forme tumorali"». Le critiche della commissione d'inchiesta, in ogni caso, sono rivolte anche alla magistratura penale, i cui interventi «non appaiono sistematici» a tutela della salute dei militari. Con il risultato che «nell'amministrazione della Difesa continua a diffondersi un deleterio senso d'impunità».

LO STATO MAGGIORE DELLA DIFESA NON CI STA. Lo Stato Maggiore della Difesa, da parte sua, «anche alla luce delle dichiarazioni rilasciate dal professor Trenta», ha respinto con fermezza «le inaccettabili accuse» mosse dalla commissione, ribadendo «la più completa disponibilità alla collaborazione» e sottolineando «l'assoluta trasparenza di tutte le attività» svolte.

I CASI DEI MILITARI ATTIANESE E LETTIERI. In relazione a tre specifici casi emersi nel corso dell'inchiesta, la commissione ha trasmesso gli atti acquisiti alle procure competenti. Si tratta della vicenda che riguarda il militare Antonio Attianese, vittima di una grave patologia insorta a seguito della sua permanenza in Afghanistan, che ha denunciato l'atteggiamento ostruzionistico e le minacce di alcuni superiori. C'è poi il caso sollevato dal tenente colonello medico Ennio Lettieri, che ha affermato di essere stato direttamente testimone, nel corso della sua ultima missione in Kosovo, in qualità di direttore dell'infermeria del Comando Kfor, della presenza di una fornitura idrica altamente cancerogena di cui era destinatario il contingente italiano. Infine, la commissione ha trasmesso alla procura di Roma gli atti relativi all'audizione del generale Carmelo Covato, della Direzione per il coordinamento centrale del servizio di vigilanza, prevenzione e protezione dello Stato Maggiore dell'Esercito, che aveva affermato che «i militari italiani impiegati nei Balcani erano al corrente della presenza di uranio impoverito nei munizionamenti utilizzati ed erano conseguentemente attrezzati». Affermazioni che apparivano «in contrasto con le risultanze dei lavori della commissione e con gli elementi conoscitivi acquisiti nel corso dell'intera inchiesta».

C'È ANCHE L'AMIANTO. La relazione ha messo in luce i «molteplici e temibili rischi a cui sono esposti lavoratori e cittadini nelle attività svolte dalle forze armate, ma anche dalla polizia di Stato e dai vigili del fuoco». Non c'è solo l'uranio, ma anche l'amianto, presente in navi, aerei ed elicotteri. Tanto che la commissione ha accertato che «solo nell'ambito della Marina Militare 1.101 persone sono decedute o si sono ammalate per patologie asbesto-correlate». Desta poi «allarme» la situazione delle missioni all'estero, con «l'esposizione a inquinanti ambientali in più casi nemmeno monitorati». A fronte di questi rischi, i parlamentari hanno rilevato la difficoltà per le vittime di ottenere giustizia.

IL NODO DELLA VIGILANZA. Nei luoghi di lavoro delle forze armate, del resto, la vigilanza sull'applicazione della legislazione in materia di salute e sicurezza è svolta esclusivamente dai servizi sanitari e tecnici istituiti presso le stesse amministrazioni della Difesa. La proposta di legge Scanu, firmata da quasi tutti i membri della commissione, punta invece ad affidare la vigilanza al personale del ministero del Lavoro. Infine, la relazione ha constatato «l'inadeguatezza della tutela previdenziale garantita al personale delle forze armate, al quale è riservato un trattamento deteriore rispetto alla generalità dei lavoratori».

IL COMMENTO DELL'EX PRESIDENTE DELL'AIOM. L'ex presidente dell'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), Carmine Pinto, ha commentato così le conclusioni della commissione d'inchiesta: «Potenzialmente l'esposizione continua e a basse dosi all'uranio impoverito può essere cancerogena. Un tipo di esposizione continua e a basse dosi è proprio quella che potrebbe essersi determinata a danno dei militari» italiani.

Uranio impoverito, si stima che i militari colpiti siano più di 7 mila

Quella presieduta da Gian Piero Scanu è stata la quarta commissione parlamentare d'inchiesta sull'uranio impoverito. Le prime indagini risalgono all'inizio del 2000, quando si cominciò a studiare i possibili effetti del materiale contenuto nei munizionamenti della Nato usati nei Balcani.

PER L'OSSERVATORIO MILITARE I MORTI SONO 352. L'Osservatorio militare stima in 352 gli uomini delle forze armate italiane morti per effetto dell'esposizione all'uranio impoverito e in oltre 7 mila i malati, colpiti prevalentemente da carcinoma polmonare.

CHE COS'È L'URANIO IMPOVERITO. L'uranio impoverito è uno scarto del processo di arricchimento dell'uranio naturale utilizzato come combustibile. Per le sue caratteristiche (è 1,7 volte più denso del piombo e 2,5 volte più denso dell'acciaio) viene utilizzato nelle munizioni anticarro e nelle corazze di alcuni sistemi d'arma, dato il suo alto potere penetrante.

LE POLVERI TOSSICHE. Impattando col bersaglio, il proiettile all'uranio impoverito libera polveri tossiche che si depositano sul terreno o vengono portate in sospensione dal vento

Da: Lettera43.it

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