“Uno tsunami di migranti alla conquista dell’Europa”: niente di più FALSO

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Murale di Banksy in Glastonbury, Somerset – Foto: Banksy

Italia. Chiacchiere da bar attorno a un mazzo di carte, lungo i corridoi bianchi di una sala d’attesa di un medico o, perché no, nel talk show politico nella fascia di colazione/post-pranzo/post-cena/spuntino di mezzanotte. A un “non è che possiamo accoglierli tutti noi” fa eco un “già non c’è lavoro per noi, cosa verranno mai a fare questi” o ancora un “va bene l’accoglienza degli immigrati ma va limitata entro certi numeri, che da tempo l’Italia ha superato”, e infine il proverbiale ma sempre attuale “ma proprio tutti qui devono venire?” (a cui talvolta si aggiunge la tripletta: ci usurpano il lavoro, vengono per rubare o spacciare droga o anche peggio, pesano sui nostri servizi sanitari aumentando le liste d’attesa dei cittadini che pagano le tasse). I toni e le argomentazioni non cambiano di molto quando l’oggetto della discussione è il numero degli immigrati in Italia, un flusso spesso ritenuto inarrestabile, eccessivo, tale da mettere in difficoltà le capacità di accoglienza del nostro Paese, se non dell’Europa intera.

Opinioni, interpretazioni e giudizi spesso distorti, che non trovano riscontro nei dati reali circa i flussi globali delle migrazioni nel mondo. Gli italiani non sono però da soli in questa analisi pregiudiziale, tanto che l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari ha messo a punto un dossier che intende smontare ben 8 “falsi miti” legati alla migrazione. Il primo tra questi riguarda proprio il flusso migratorio in movimento dai Paesi impoveriti del sud del mondo a quelli del nord, ricchi, che costituirebbe il principale esistente. FALSO: il movimento da sud a nord interessa appena (si fa per dire) il 40% del traffico ordinario. Un 33% è rappresentato da flussi sud-sud, ossia da un Paese in via di sviluppo a un altro; il 22% da quelli nord-nord; e solamente un 5% dei migranti si sposta dal nord al sud del pianeta. Peraltro è bene puntualizzare che i 232 milioni di migranti che si sono mossi nel 2013 costituiscono il 2,5-3% dell’intera popolazione mondiale; una percentuale che in generale appare sovrastimata in maniera impressionante nei Paesi di accoglienza dei migranti.

Sono circa 5 milioni e mezzo gli stranieri presenti in Italia, poco meno del 10% della popolazione, di cui i clandestini costituirebbero circa lo 0,5% della popolazione, secondo i dati aggiornati al 2012 forniti dall’ISMU, Istituto per lo Studio della Multietnicità della Fondazione Cariplo. Un numero estremamente esiguo se confrontato con lo tsunami umano che pretenderebbero i nostalgici della purezza italica.

Da non dimenticare inoltre che, nel rispetto dell’articolo 10 della Carta Costituzionale, oltre che di diversi trattati internazionali in materia di rifugiati e apolidi, l’Italia è chiamata a concedere il diritto di asilo allo “straniero al quale sia impedito nel suo Paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana”. Non sorprenda dunque che il Paese accolga nel suo territorio rifugiati, una scelta che comporta l’ovvia pregressa azione di accoglienza e identificazione degli aventi diritto di asilo. È lo stesso Ministero degli Interni italiano a indicare che l’Italia si colloca al 6° posto tra i Paesi europei per numero di rifugiati, dopo Germania, Francia, Regno Unito, Svezia e Olanda, facendo riferimento al rapporto dell’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati (Unhcr) 2012. Il sito non fornisce però alcun dato numerico di quelli messi in evidenza dall’Unhcr: al dicembre 2012 i rifugiati in Italia erano 64.779, pari a meno di 1 rifugiato ogni 1000 abitanti. Una cifra senz’altro significativa ma ben lontana dai 589.737 della Germania, dai 217.865 dalla Francia, dai 149.765 del Regno Unito e, in rapporto al numero di abitanti del Paese, anche dai 92.872 della Svezia e dai 74.598 della piccola Olanda.

Basta poi alzare lo sguardo ben al di là dell’Europa per rendersi conto che i flussi di migranti (e rifugiati) con cui i Paesi europei hanno a che fare sono solo una minima parte rispetto alle reali emergenze affrontate da altri Stati al mondo, spesso con disponibilità finanziarie e possibilità di ricezione ben inferiori dell’UE. Nel 2012 ad esempio il Pakistan ha accolto 1 milione e 640 mila rifugiati afghani, e ben 862 mila afghani sono stati ammessi anche in Iran. La ragione principale delle migrazioni rimane l’incubo della guerra: il 55% dei rifugiati proviene da Paesi stravolti da conflitti armati, oltre all’Afghanistan, Somalia, Siria, Iraq e Sudan; e anche Mali e Repubblica Democratica del Congo. Proprio l’estrema emergenza spinge le persone a rifugiarsi nei Paesi limitrofi a quello di appartenenza da cui sono in fuga; è per questa ragione che ben l’81% dei rifugiati è ospitato in Stati impoveriti del sud del mondo e, di questi, circa un quarto nei 49 Stati meno sviluppati del pianeta.

C’è di che riflettere sull’immagine di un’Italia invasa da migranti “a tutto vantaggio degli altri membri dell’UE”. Ancora più, mettendo da parte una visione eurocentrica, di un presunto allarme tsunami di migranti che dal sud povero del mondo si muoverebbe verso l’opulenta Europa. Come spesso accade, il confronto coi numeri restituisce un po’ di realtà e fa giustizia di tanti enunciati falsi, di cui probabilmente varrebbe la pena chiedersi chi trae vantaggi politici ed economici.

Miriam Rossi

Questa pubblicazione è stata prodotta con il contributo dell'Unione Europea, nel quadro dei programmi di comunicazione del Parlamento Europeo. La responsabilità sui contenuti di questa pubblicazione è di Unimondo.org e non riflette in alcun modo l'opinione dell'Unione Europea. Vedi la pagina del progetto  BeEU - 8 Media outlets for 1 Parliament 

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