Unire le differenze per non essere indifferenti

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Abbiamo scelto l'Emilia Romagna perché da sempre, in quella terra, Memoria e Impegno sono ingredienti indispensabili perché il "sogno" della giustizia si incarni nel tessuto quotidiano della società.
Non solo: proprio in questa "nostra" Regione, a Savignano sul Panaro (prezioso punto di riferimento per i nostri percorsi di formazione), è nato quel largo movimento di impegno per la legalità - Avviso Pubblico - che ha saputo coinvolgere concretamente amministrazioni comunali e istituzioni pubbliche per una legalità sempre di più al servizio del "bene comune". Si tratta ora di raccogliere il testimone che ci hanno lasciato quanti hanno pagato con la vita l'Impegno per un'Italia libera ed un'Europa-casa-comune per continuare, nel presente, il servizio da loro prestato perché l'umanità non debba più vivere schiacciata da soprusi e da forme di illegalità che colpiscono chi è meno tutelato.

Solo all'interno di queste dimensioni - Memoria ed Impegno - è possibile far incontrare generazioni diverse per "camminare insieme" e per costruire in comune accordo una legalità capace di generare quella solidarietà e quell'accoglienza che assumerà, per tutti, il nome di giustizia. Ma non sono solo le diverse età ad incontrarsi nella giornata del 21 marzo e in quelle che la preparano. Vogliamo unire anche le nostre sensibilità, capacità e competenza per fare fronte comune contro ogni ingiustizia e illegalità. Vogliamo unire "le differenze per non essere indifferenti"; per non delegare qualcuno al bene comune chiudendoci nella ricerca esasperata del solo bene individuale o familiare. Perché oltre l'illegalità delle mafie e delle criminalità organizzate esiste anche la colpa - morale e civile - dell'indifferenza, della passività e della sfiducia verso qualsiasi forma di impegno sociale e politico.

Ad una ragazza che, in uno dei tanti incontri all'interno delle scuole tenuti da Antonino Caponnetto lungo la nostra penisola, gli chiedeva qual è il modo ideale per combattere la mafia, Caponnetto rispondeva: "Organizzare le forze del bene. Quanto è importante l'impegno nel sociale, nel politico. Ai giovani bisogna dire: "organizzatevi, tenetevi in contatto tra scuole, dibattete tra voi, discutete con gli insegnanti. Vivete la politica come libero dibattito di idee, come sfida generosa tra gli uomini. Fatela vostra, prendetela come costante esempio di vita. Volete una città più bella? E allora mettiamoci tutti al lavoro e dimentichiamoci delle minacce degli uomini del male. Impediamo che siano loro a decidere sul vostro avvenire. Riappropriatevi della vostra capacità di costruire il futuro.". Antonino Caponnetto (che negli anni 1983-88 è stato giudice del pool antimafia a Palermo) ci ha lasciato pochi mesi fa, ma le sue parole restano vere e suonano al nostro tempo come testamento da raccogliere, da fare nostro e da continuare ad incarnare.

Dobbiamo, insieme, "costruire futuro e organizzare la speranza". Nessuna difficoltà e nessun conflitto può spaventarci, scoraggiarci o spingerci a passiva rassegnazione. Dobbiamo, al contrario, educarci a tenere "occhi aperti" per cogliere il positivo che esiste e per contrastare quel cattivo esempio che ci arriva proprio da coloro che utilizzano parole come "legalità, giustizia e solidarietà" senza però poi incarnarle nella vita concreta del nostro Paese. Negli ultimi mesi abbiamo assistito a velocità impressionanti per costruire leggi deboli con i forti e forti con i deboli.
Le differenze che hanno fatto dell'Emilia Romagna una terra di accoglienza, di solidarietà e di integrazione tra culture, popoli e "credo" così diversi, rappresentano, per tutti noi, un pungolo a perseverare sulla strada intrapresa e a rinnovare determinazione e passione perché si possa arrivare a vivere insieme quella "convivialità delle differenze" - per utilizzare un'espressione cara a mons. Tonino Bello, vescovo di Molfetta di cui ricorre proprio quest'anno il decimo anniversario della sua morte - perché la solidarietà assuma la dimensione dell'essere ognuno corresponsabile anche dell'altro.
Solo a queste condizioni sapremo creare insieme quelle condizioni di Pace ferme nel dichiarare il No alle guerre lontane da casa, ma ugualmente disponibili a superare i conflitti che appartengono alla nostra quotidianità, là dove ognuno di noi vive, studia e lavora.

Un cammino certamente in salita, ma già iniziato. Un percorso che da anni ci vede uniti a "lavorare" perché nessuno utilizzi legalità e solidarietà per generare divisioni o separazioni tra chi è più garantito e chi, invece, è meno protetto. Disposti a proseguire con tutti coloro che, a titolo diverso, spendono - nell'oggi - risorse ed energie personali perché il domani del nostro Paese e dell'umanità sappia fare tesoro anche delle esperienze di legalità e di giustizia conquistate ieri.

(don Luigi Ciotti - Libera)

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