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Unicef: 26mila bambini muoiono al giorno per cause prevenibili

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Copertina del Rapporto Unicef 2008

Più di 26mila bambini sotto i 5 anni muoiono ogni giorno nel mondo per cause che potrebbero essere facilmente prevenute come le malattie infettive, le diarree, la malnutrizione cronica e la malaria. È il dato principale che emerge dal Rapporto annuale presentato oggi dall'Unicef sulla condizione dell'infanzia nel mondo dedicato quest'anno al diritto alla salute: "Nascere e crescere sani".

"Le sorprese che emergono dal Rapporto 2008 sono molte, sia per quanto riguarda le cause della mortalità infantile sia per quanto riguarda i risultati ottenuti dai diversi paesi" - ha sottolineato il Presidente di Unicef Italia, Antonio Sclavi, presentando a Roma il rapporto alla stampa in concomitanza con il lancio internazionale a Ginevra. "Tra i paesi in via di sviluppo sono Cuba, Sri Lanka e Siria a emergere tra i paesi che hanno ottenuto i massimi risultati nella riduzione della mortalità infantile, mentre Sierra Leone e Angola, insieme all'Afghanistan, continuano ad avere i più alti tassi al mondo di mortalità infantile e anche di mortalità da parto, chiara indicazione di come le conseguenze dei conflitti si protraggano per molti anni anche dopo la fine delle ostilità".

Per la prima volta nel 2006, infatti, le morti dei bambini sono scese sotto i 10 milioni (9,7 milioni), ma Medio Oriente e Nord Africa, Asia meridionale e Africa Subsahariana "non sembrano avviate a raggiungere il quarto Obiettivo di Sviluppo del Millennio che prevede la riduzione di 2/3 della mortalità infantile entro il 2015" - avverte il Rapporto. Tra le principali cause di morte per i bambini sotto i 5 anni vi sono: complicazioni neo natali (36%); polmonite (19%), diarrea (17%); malaria (8%); morbillo (4%); Aids (3%). Il Rapporto segnala che una persona su 5 non ha accesso a forniture di acqua potabile e circa la metà sono prive di adeguati servizi igienico-sanitari. Il numero di bambini che muore per malattie diarroiche è stimato a circa 2 milioni l'anno, circa il 17% di tutte le morti infantili 0-5 anni.

"I conflitti spesso portano a emergenze complesse, con scontri armati, popolazioni sfollate e insicurezza di cibo, con conseguenze particolarmente letali per i bambini" - segnala il Rapporto. Attualmente oltre 40 paesi, il 90% dei quali a basso reddito, sono coinvolti in conflitti e degli 11 paesi in cui il 20% o più di bambini muoiono prima di raggiungere i cinque anni (Afghanistan, Angola, Burkina Faso, Ciad, Repubblica democratica del Congo, Guinea equatoriale, Guinea Bissau, Liberia, Mali, Niger e Sierra Leone) oltre la metà hanno sofferto a causa di gravi conflitti armati sin dal 1989. Inoltre i più alti tassi di mortalità tra le popolazioni rifugiate tendono a verificarsi nella popolazione infantile, in particolare tra i bambini al di sotto dei cinque anni.

Il rapporto prende in esame anche le strategie di lotta alla mortalità infantile, neonatale e materna di questi ultimi decenni, rilevando come gli interventi più "tradizionali" abbiano ottenuto "grande successo" nel contrastare le cause più frequenti di decesso tra i più piccoli, come infezioni o diarrea. "Si tratta di misure salvavita semplici ed economicamente sostenibili, quali l'allattamento esclusivo al seno, le vaccinazioni, l'utilizzo di zanzariere trattate con insetticidi, la somministrazione d'integratori di vitamina A" - ha concluso il Direttore generale dell'Unicef, Ann Veneman, presentando il rapporto a Ginevra. La sfida è garantire che i bambini possano accedere a un'assistenza medica continuativa sostenuta da solidi sistemi sanitari nazionali ma al contempo basata sull'impegno e il coinvolgimento consapevole e informato delle comunità locali. [GB]

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