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Unhcr: preoccupante spirale di violenza in Darfur

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Sfollati in Darfur - foto: © UNHCR/H.Caux

L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha espresso "preoccupazione per il deflagrare della violenza nel Ciad orientale, dove si sono verificati di recente un attacco ai gendarmi di guardia ad un campo profughi ed un numero sempre maggiore di rapine di automobili". L'UNHCR teme, inoltre, che l'attacco da parte dei ribelli a Khartoum, la capitale sudanese, lo scorso fine settimana potrebbe avere un ulteriore effetto destabilizzante nell'est del Ciad: come misura precauzionale, l'Agenzia ha quindi ridotto le proprie attività ed i movimenti degli operatori - riporta un comunicato dell'Unhcr.

Nel corso degli ultimi tre mesi si è verificato un aumento vertiginoso nel numero di attacchi armati nella parte orientale del Ciad. Il primo maggio è stato ucciso il capomissione di Save the Children, ad aprile è morto un autista della stessa organizzazione e, a febbraio, due gendarmi del CNAR sono stati colpiti a morte a Farchana ed a Bahai. L'UNHCR e le altre organizzazioni umanitarie stanno lavorando con il governo ciadiano, le forze di sicurezza in Ciad dell'Unione Europea (EUFOR) e la missione di peacekeeping delle Nazioni Unite (MINURCAT) per porre fine al clima di impunità nel Ciad orientale attraverso una serie di nuove misure, coperte, per ora, dal riserbo.

L'attacco nella capitale sudanese da parte dei ribelli potrebbe creare ulteriori problemi di sicurezza nel Ciad orientale e ciò, a sua volta, potrebbe avere un effetto sulla fornitura di assistenza umanitaria ai rifugiati ed agli sfollati della regione. In via precauzionale, l'UNHCR ha ridotto i movimenti dei propri operatori e sta mettendo in atto solo le attività essenziali come seguire le persone che beneficiano di assistenza legale, la distribuzione di alimenti ed acqua e la fornitura di cure mediche. L'11 maggio un aereo Antonov non identificato ha sorvolato il campo profughi di Oure Cassoni, vicino a Bahai ed a sei chilometri dall'instabile confine tra Ciad e Sudan, provocando il panico tra i 28mila rifugiati che vi sono ospitati.

Circa 8mila rifugiati sudanesi, parte di un gruppo più numeroso di 13.500 persone arrivate nel Ciad orientale tra febbraio e marzo, sono ancora accampati all'aperto a Birak, a circa 70 chilometri ad est di Guereda e vicino al confine con il Sudan. Molti dei bambini e delle donne tra di loro sono in attesa di essere trasportati al campo profughi di Mile, ma l'UNHCR ha dovuto rimandare il trasferimento a causa delle precarie condizioni di sicurezza in tutta la zona di confine. A marzo l'Agenzia ha trasferito 5.287 rifugiati arrivati di recente in Ciad al campo profughi di Kounoungou, vicino a Guereda, che, con una popolazione di 19mila persone, è ormai saturo. A causa delle condizioni di sicurezza ad aprile si sono potuti trasferire solo 200 rifugiati al campo di Mile.

Un accordo di pace tra il nord e il sud del Sudan aveva messo fine alla guerra civile nel 2005 e rilanciato l'economia del paese con la ripresa della produzione di greggio nel sud, ma l'accordo non ha coperto il conflitto scoppiato in Darfur cinque anni fa. Gli esperti internazionali stimano che circa 200mila persone siano state uccise e che 2,5 milioni siano rimasti senza casa nel Darfur da quando i ribelli non arabi hanno preso le armi. Il governo ha detto che l'attacco contro Khartoum ha escluso il Jem da qualsiasi accordo di pace. Il coprifuoco rimane in vigore in alcune parti di Omdurman. Posti di blocco dei militari presidiano i principali incroci.

L'UNHCR e le organizzazioni partner si prendono cura di circa 60mila rifugiati provenienti dalla regione sudanese del Darfur ed ospitati in tre campi nella regione di Iriba. In tutto 250mila rifugiati sudanesi vivono in 12 campi profughi nel Ciad orientale, mentre gli sfollati interni in Ciad sono 180mila.

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