Una vita spesa nell'impegno e nell'attivismo ecopacifista

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Virginio Bettini - Foto: Youtube.com

Virginio Bettini, già docente di Analisi e Valutazione Ambientale e di Ecologia del paesaggio presso l'Università IUAV di Venezia dal 1971 al 2012, ora pensionato. Una vita spesa nell'impegno e nell'attivismo ecopacifista negli anni '70, in collaborazione con Barry Commoner della Washington University di St. Luois, Missouri e della New York University, Larry Canter della Oklahoma State University di Norman e Leonard Ortolano della Stanford University.

Come ti sei avvicinato all'ecologia? Che tipo di esperienze hai fatto da ragazzo per capire che l'ecologia era strategica per la politica?

All'ecologia mi sono avvicinato da ragazzo nel confrontarmi con la situazione ambientale del paese in cui sono nato ed in cui ho vissuto per tutta la mia giovinezza, Nova Milanese, ai margini dell'area metropolitana milanese. I fondamenti dell'ecologia del paesaggio della pianura mi sono stati indicati da mio nonno Biagio, il quale mi conduceva per la campagna, segnalandomi il significato delle aree agricole diversificate tra colture di grano, mais, prati, risaie, filari di gelsi con una forte presenza di canalizzazioni provenienti dal Canale Villoresi.

Un approccio che si è ulteriormente approfondito nel corso delle vacanze liceali, quando lavoravo come manovale presso la Cava Spizzi, dalla quale si estraeva materiale per le nuove costruzioni e la nuova urbanizzazione e sul cui utilizzo non vi era alcuna indicazione di tipo programmatico e pianificatorio. Mi chiedevo in continuazione come i cambiamenti in corso non tenessero conto delle continue violazioni a carico del paesaggio e le ragioni per cui non esistesse alcun intervento politico in merito.

 Che studi hai fatto e che percorso politico hai seguito?

Il mio primo pensiero da bambino era stato quello di fare il sacerdote, di andare a prete insomma. Sono stato per 3 anni, dalla quinta elementare alla seconda media nel preseminario di Masnago (Varese), comprendendo che non era quella la mia vocazione. Dalla terza media alla prima liceo classico sono stato educato al Collegio Ballerini di Seregno, passando poi al Liceo Statale Cesare Beccaria di Milano.

Nel frattempo il mio interesse si era rivolto alla medicina. Volevo diventare medico per poter lavorare nei paesi del terzo mondo ed affrontare le problematiche sanitarie delle popolazioni sottosviluppate, ma anche questo sogno svanì nel momento in cui mi resi conto che la medicina mi interessava in quanto l'uomo era molto condizionato dall'ambiente in cui viveva e che forse la qualità ambientale doveva avere la precedenza sulla qualità sanitaria.

Per caso, grazie ad un mio amore del momento, assistetti ad una lezione di Lucio Gambi, il grande geografo. Ne fui fulminato. Mi laureai con lui in geografia umana, con una tesi sul Parco di Monza e le sue trasformazioni, diventando suo assistente e tenendo il corso di ecologia umana e del paesaggio alla Università Statale di Milano. Nel frattempo il mio percorso politico era diventato quello del partito socialista.

 Ci sono episodi particolarmente importanti che hanno cambiato il tuo modo di vedere il mondo e che hanno segnato le tue scelte? 

Episodi importanti non ve ne sono stati. L'incidente di Seveso sarebbe avvenuto più tardi....Sono stato segnato dalla verifica del quotidiano, dai molti viaggi per l'Italia, l'Europa e le Repubbliche Socialiste, tra il il 1961 ed il 1967

Come hai conosciuto Barry Commoner? 

Ho conosciuto Barry grazie al fatto di averlo incontrato nel corso di un Seminario negli States nel 1970, nel corso del quale egli accennò al suo testo da poco pubblicato "The closing circle". Un vero testo di ecologia umana che traducemmo in italiano per Garzanti (Il cerchio da chiudere, 1972), dopo che, con lo stesso editore, nel 1971, era stato pubblicato il testo di Max Nicholson, “La rivoluzione ambientale”, cui avevo aggiunto una breve appendice dal titolo "La rivoluzione ambientale in Italia" (p.263-264). Max Nicholson era allora una delle autorità mondiali in campo ecologico.

Il testo di Commoner ottennne il premio Cervia Ambiente nel 1973. Con Barry Commoner pubblicammo, da Feltrinelli (1976), “Ecologia e lotte sociali. Ambiente, popolazione, inquinamento”, un testo che aveva una specifica appendice su Seveso.

Sempre da Garzanti fu pubblicato, nel 1980,  lo splendido libro di Barry Commoner, “La politica dell'energia”. L'unica strategia possibile per sopravvivere all'attuale crisi del petrolio ed a quella futura dell'uranio, al quale fu aggiunta un'appendice, firmata da me e da Giorgio Nebbia, dal titolo “Nessuna politica energetica in Italia”. La nostra conoscenza personale, la nostra amicizia e solidarietà su questi temi si rafforzò nel corso di congressi ed a seguito dell'incidente di Seveso.

Quale influenza ha avuto sulla tua formazione?

Sono stato commoneriano per il resto della vita.

"Ecologia e lotte sociali. Ambiente, popolazione, inquinamento" edito da Feltrinelli (1976), un manuale di storia ecopacifista e di denuncia di eventi inquinanti clamorosi che ledono la salute delle persone, come nel caso di Seveso. Vuoi parlarne? 

Potrei forse aggiornarlo, per ora preferisco che, chi ancora non l'abbia letto, lo legga presto e ci faccia le proprie considerazioni in rapporto a molti eventi successi dopo il 1976. 

Come si rapporta il disastro ambientale provocato dall'Icmesa di Seveso con il caso Ilva di Taranto?

Non ho mai comparato i due eventi, anche perché, dal punto di vista della struttura, della localizzazione e della situazione urbanistica non si può certo parlare di una comparazione possibile. Sono indubbiamente due fatti significativi che dovrebbero molto insegnare alle popolazioni che sono interessate da simili impianti in tutto il paese.

Tu sei uno dei fondatori in Italia dell'ecopensiero. Quali altri compagni di viaggio hai avuto?

Il mio vero, unico compagno di viaggio è stato Giorgio Nebbia, chimico, professore di merceologia all'Università di Bari.

Allora tu eri marxista. Lo sei ancora?

Sì, lo sono ancora...

Con Commoner siete stati in Vietnam, per quale motivo? 

Volevamo semplicemente far capire quale fosse il disastro ambientale dovuto ad una guerra che aveva riempito di diossina gran parte del territorio vietnamita...

Laura Tussi e Alessandro Marescotti da PeaceLink.it

Note:

Chi è Virginio Bettini?  Breve “curriculum vitae” di un celebre Ambientalista.

Virginio Bettini, nato a Nova Milanese il 29-06-1942, ha avuto una formazione universitaria da geografo-ecologo. Assistente di Lucio Gambi presso l’Istituto di Geografia Umana dell’Università degli Studi di Milano dal 1967 al 1971. Dal 1971, chiamato da Giovanni Astengo, fondatore della Facoltà di Pianificazione del Territorio dell’Università di Architettura di Venezia (IUAV), ha insegnato ecologia, analisi e valutazione ambientale ed ecologia del paesaggio fino al 1° novembre 2012. Dal 1972 al 1974 ha anche insegnato igiene ambientale presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Firenze. A conclusione di ogni anno di corso, ha portato gli studenti a confrontarsi, sul territorio, con le problematiche ambientali ed urbanistiche dei nuovi progetti.  Allievo di Barry Commoner, professore della Washington University di St. Louis del Missouri e della New York University, ha curato l’edizione italiana di alcuni suoi testi, tra i quali: “Il cerchio da chiudere” (Garzanti, 1972), “La politica dell’energia” (Garzanti,1980), “Far pace col pianeta” (Garzanti, 1990). Con lui ha scritto “Ecologia e lotte sociali” (Feltrinelli, 1976). 

Negli oltre 40 anni di ricerca si è occupato: 

 -delle problematiche ambientali dell’energia elettrica da carbone, con particolare riferimento alle centrali di Gioia Tauro (Bettini V., Campeol G., Riparo A., Una centrale senza pianificazione, Casa del Libro, Reggio Calabria, 1984), Brindisi e Ravenna, pubblicando il testo “Borotalco nero”, Franco Angeli, 1984, 
 -di analisi ambientale (L’analisi ambientale, CLUP, Milano 1990) 
 -della scelta dei siti per la localizzazione di centrali nucleari, pubblicando: Contro il nucleare, Feltrinelli, 1977; Siti impossibili, Feltrinelli, 1981; Scorie, l’irrisolto nucleare, UTET Libreria, 2006; Il nucleare impossibile, UTET Libreria, 2009 
 -di ecologia urbana (Elementi di ecologia urbana, Einaudi, 1996; Ecologia urbana, l’uomo e la città, UTET Libreria, 2004) 
 -di valutazione dell’impatto ambientale (Bettini et Al., Il bilancio d’impatto ambientale, CLUP-CLUED, 1984; L’analisi ambientale, CLUP, 1990; Bettini V., Canter L., Ortolano L., Ecologia dell’impatto ambientale, UTET Libreria, 2000) 
 -di ecologia del paesaggio (Bettini V., Marotta L., Tosi S.S.,La ViaFrancigenain Italia, alla ricerca del paesaggio, Ediciclo editore, 2011) 
 -dei progetti relativi all’alta velocità (TAV, i perché del NO, UTET, 2006) 
 

A partire dagli anni ’70 è stato membro di commissioni italiane ed internazionali sulla valutazione di impatto ambientale di piani e progetti.  Tra i primi ricercatori italiani a far parte della IAIA (International Association for Impact Assessment) ha affrontato il tema della burocratizzazione delle procedure di Valutazione di Impatto Ambientale e di Valutazione Ambientale Strategica, sostenendo la necessità che la popolazione interessata partecipasse alle decisioni in merito ai nuovi progetti in ambito territoriale.  Parlamentare europeo, eletto nella lista dei verdi arcobaleno per l’Europa dal 1989 al 1994.  In 15 anni di seminari e di ricerca sul campo con gli studenti, fra il 2000 ed il2014, haproposto le vie storiche europee come tracciato di unità paesistica ed ambientale, oltre che culturale e religiosa.  Giornalista pubblicista, ha collaborato, su temi ambientali, con testate nazionali, con Rai Tre e conla Radiodella Svizzera Italiana.  Ha diretto il mensile scientifico “Ecologia” e la rivista “Acqua, aria, ecologia”  Membro, dal gennaio 2013, dell’Osservatorio Regionale Ambiente Salute della Regione Liguria in merito ai progetti relativi alla centrale Tirreno Power di Vado Ligure-Quiliano (provincia di Savona). Membro, dal 2013, dell’Osservatorio Nazionale CCN sullo stoccaggio/smaltimento delle scorie nucleari prodotte dalle centrali ora dismesse.

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