Una biblioteca delle cose

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Ci vediamo più tardi?

Sì, prima faccio un salto in biblioteca.

Che libro cerchi?

Libro? Mi serve un trapano!

Immaginatevi questo dialogo. Vi suona strano? Potrebbe, ma dopo aver letto le righe che seguono vi sembrerà la cosa più logica al mondo. Anzi: perché non ci abbiamo pensato prima?

Ambientazione: un container in disuso in una delle più grandi metropoli europee, Londra. La voglia di valorizzarlo, di trarne uno spazio utile, di condivisione e incontro, all’insegna dell’abbattimento degli sprechi e del potenziamento delle relazioni. Un’idea che si accende: una biblioteca! Ma non una biblioteca qualsiasi… una biblioteca delle cose! Un investimento sulla cultura del risparmio, del prestito, su proposte ed esperienze di economia collaborativa.

Nasce più o meno così la Library of things, un negozio dove si possono noleggiare a prezzi decisamente politici oggetti che utilizziamo sporadicamente e i cui costi di acquisto difficilmente riusciamo ad ammortizzare. Possono essere elettrodomestici, strumenti di lavoro, utensili specifici che ci servono solo ogni tanto e che non sempre ci è possibile chiedere in prestito a qualche familiare o conoscente. E dev’essere capitato a molti, perché nonostante abbia aperto da poco più di un anno, l’esperienza di questa realtà londinese ha riscosso un successo insperato, a partire dalle spese iniziali che è stato necessario sostenere e che sono state in gran parte coperte grazie a un’operazione di crowd funding che ha avuto esiti decisamente positivi. La partecipazione di cittadini e potenziali noleggiatori ha permesso l’acquisto di macchine per falciare il prato, pulitrici a vapore per tappeti e piastrelle, attrezzatura per il campeggio e vari utensili per il fai da te.

Ad oggi questa realtà conta centinaia di membri e rappresenta un modello innovativo di commercio, che risulta anche molto snello vista la possibilità di controllare preventivamente la disponibilità dell’oggetto desiderato sul sito della biblioteca: un sistema che si basa su rispetto e condivisione, sentimenti che, a dispetto di quanto si possa pensare e di quanto molte notizie ci costringano a pensare, sono molto diffusi tra le persone, che evidentemente hanno ancora un gran bisogno di fidarsi del prossimo.

Non solo una sharing economy dei servizi, non solo banche del tempo, ma anche un’economia del prestito che globalmente si presume possa valere, entro il 2025, intorno ai 335 miliardi di dollari l’anno e che conta tra i suoi più illustri e controversi attori realtà come Airbnb, Uber, Zipcar e Taskrabbit, destinati a modificare nel profondo sia il rapporto tra domanda e offerta, sia le abitudini di noi cittadini.

E quella della biblioteca delle cose è un’esperienza arricchita da laboratori e workshop (qui si può imparare a rammendare, per esempio), un patto tra chi noleggia e chi prende a noleggio che ha regole precise quanto efficaci, basate sul valore del bene comune e sulla cura di ciò che si condivide, nell’utilizzo e nelle finalità, con sconosciuti che come noi hanno voglia di fare qualcosa insieme all’insegna della reciprocità. Insomma, un’idea replicabile anche nelle nostre città, con un motto che vale per tutti e tutte: perché comprare quando possiamo prendere in prestito?

Anna Molinari

Giornalista pubblicista, laureata in Bioetica presso la Facoltà di Scienze Filosofiche di Bologna, ha frequentato a Roma la scuola di Scienze politiche internazionali, cooperazione e sviluppo di Focsiv e ha lavorato presso il Ministero dell’Interno - Commissione per il Riconoscimento della Protezione Internazionale e il Consiglio Italiano per i Rifugiati. Dal 2011 cura per Fondazione Fontana Onlus e in provincia di Trento laboratori formativi e percorsi di sensibilizzazione rivolti a scuole e cittadinanza su temi a carattere sociale, con particolare attenzione a tutela ambientale, sovranità alimentare, stili di vita sostenibili ed educazione.

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