Un ponte per: 'Fermiamo il massacro di Gaza!'

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In fuga dai bombardamenti israeliani - Foto da: articolo21.info

Il Governo israeliano sabato scorso ha lanciato un massiccio attacco militare su Gaza: centinaia di bombe su 240 obiettivi, nella zona più densamente popolata del mondo.

Il risultato era inevitabile e qualifica questi attacchi come crimini di guerra, che hanno causato ad oggi la morte di oltre 300 palestinesi e il ferimento di più di 600 persone, tra cui moltissimi civili. La tragedia si aggiunge a 2 anni di assedio in cui Gaza è stata tagliata fuori dal resto del mondo producendo la più grave crisi umanitaria dall'inizio dell'occupazione israeliana, con il 79,4% della popolazione della striscia sotto la soglia di povertà, ed un tasso di disoccupazione del 45,5% (Palestine Monitor Factsheet).

Come dice in apertura il comunicato dell'associazione nonviolenta ICAHD (Israeli Committee against House Demolitions): "Facciamo massima chiarezza. Gli attacchi massicci di Israele su Gaza oggi hanno un solo obiettivo sottostante: gestire il conflitto, fermare il lancio di razzi su Israele da una Gaza assediata e affamata senza porre fine alla causa di quegli attacchi, 41 anni di Occupazione Israeliana sempre più oppressiva senza il minimo segno che uno Stato Palestinese sovrano e sostenibile potesse emergere". La tregua è stata rotta da Israele più volte, con una serie di attacchi su Gaza che solo a novembre hanno ucciso sei palestinesi e hanno portato quindi alla ripresa delle ostilità da entrambi i lati.

Ma il punto non è chi abbia rotto la tregua: concentrarsi sul lancio di razzi serve a nascondere il vero obiettivo del governo Israeliano - rovesciare il governo di Hamas – e nascondere il fatto che Israele preferisce il controllo alla pace. Anche la popolazione israeliana vittima di lanci di razzi è ostaggio del proprio governo, che ha negato ai due popoli un vero processo di pace.

E' urgente opporsi all'arroganza di Israele che assume di poter fare ciò che vuole in totale impunità, ed è necessario cessare l'uccisione di civili da entrambe le parti. Hamas dice di aver tentato tutte le opzioni pacifiche senza risultato, e chiama ora una Terza Intifada di sangue. Affinchè invece la spirale di violenza si fermi, la comunità internazionale deve rompere il silenzio e agire affinchè Israele fermi gli attacchi militari su Gaza, ponga fine all'assedio e rispetti i diritti umani del popolo palestinese.

Chiediamo che l'Italia e l'Unione Europea interrompano gli accordi commerciali e militari privilegiati che intrattengono con Israele. Una "Terza Intifada nonviolenta" è possibile solo se tutti noi sosteniamo la resistenza popolare della società civile palestinese e dei pacifisti israeliani che si oppongono all'occupazione con le manifestazioni, le azioni legali, il disinvestimento e il boicottaggio.

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