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Ue/Acp: mobilitazioni contro gli Accordi di Partenariato Economico

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Manifestazione contro gli Epa in Kenya - foto: M. Gordon/Christian Aid

Ieri, 27 settembre, si è tenuto in tutto il mondo lo "Stop Epa Day", una mobilitazione mondiale nel quinto anniversario dell'avvio dei negoziati tra Unione europea e Paesi dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico, per la firma degli Accordi di Partenariato Economico (APE/EPA). A cinque anni di distanza e pochi mesi dalla scadenza fissata per prossimo 31 dicembre 2007, la società civile europea e di Africa, Caraibi e Pacifico si è mobilitata per opporsi alla logica degli interessi di espansione degli affari europei che ormai permea questi accordi di liberalizzazione.

Da alcuni anni 76 Paesi di Africa, Caraibi e Pacifico, denominati con la sigla ACP, sono coinvolti nei negoziati con l'Unione Europea per siglare degli accordi di libero scambio chiamati Accordi di Partnership Economica (EPA). "Stiamo parlando di un gruppo di Paesi fra i più poveri del pianeta, il cui prodotto interno lordo totale è 1.400 volte inferiore a quello dell'Unione Europea" - riporta l'osservatorio Tradewatch.

"Questi EPA non vengono dal nulla, poiché fin dalla sua nascita, la Comunità europea ha firmato accordi con le sue ex colonie. Ma mentre le precedenti Convenzioni si basavano su un concetto di (parziale) solidarietà e "sostegno allo sviluppo", gli EPA prevedono che le concessioni siano reciproche e che l'apertura dei mercati sia "sostanzialmente totale": una condizione che mette sullo stesso piano economie totalmente diverse. L'Europa chiede di liberalizzare non solo il mercato delle merci, ma anche quello dei servizi, degli investimenti e degli appalti pubblici e vuole nuove regole per imporre i diritti di proprietà intellettuale. Tutte cose che non porteranno alcun aiuto ai Paesi africani".

I timori delle organizzazioni contadine trovano conferma anche in rapporti ufficiali, come quello della Commissione economica per l'Africa delle Nazioni Unite. Pubblicato nel 2005, il rapporto sostiene che ciò che i cittadini dei paesi Acp guadagnano come consumatori dal previsto abbassamento iniziale dei prezzi, indotto dall'apertura dei mercati, lo perdono in quanto produttori, perché difficilmente l'agricoltura locale potrà competere con i prodotti provenienti dalla Ue o da altri paesi.

Secondo CRBM, Fair e Manitese, "sono ancora troppi i temi sui quali le parti negoziali non hanno trovato un accordo e la Commissione sta accelerando in maniera ingiustificata le trattative per terminare entro dicembre, minacciando un peggioramento delle preferenze commerciali qualora tale data fosse superata senza una firma degli EPA". "L'ostinazione europea di prevedere nelle bozze di accordi misure vincolanti in materia di servizi e investimenti, inoltre, non è giustificata da nessuna norma WTO" - scrivono le associazioni.

"Il parlamento italiano ha l'opportunità di assumere un ruolo di indirizzo autorevole per il governo rispetto agli accordi APE, colmando il vuoto di partecipazione democratica che ha caratterizzato questi cinque anni di negoziato. È importante che lo faccia subito, senza che temi importanti come lo sviluppo africano vengano delegati ala logica economicista della Commissione che ha dimostrato negli anni la sua inadeguatezza e che è anche alla base dell'attuale stallo dei negoziati commerciali multilaterali della WTO" - conclude il comunicato delle associazioni che invitano a partecipare ad un'azione telematica inviando un messaggio al primo ministro protoghese José Socrates Carvalho Pinto de Sousa, il cui Paese detiene la presidenza di turno della Ue. [GB]

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