Ucraina: lavoriamo per avvicinare i popoli

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Foto:  Pressenza.com

Mauro Colombo è segretario esecutivo dell’Associazione Italia-Ucraina Maidan, associazione culturale che opera da vari anni nel campo dell’aiuto umanitario alle popolazioni colpite dalla guerra, dell’informazione sulla realtà dell’Ucraina e sulla fratellanza tra i popoli. In questi giorni l’Associazione ha spedito in Donbass due containers di aiuti umanitari.

Mauro, puoi intanto darci i dettagli di questa ultima operazione e spiegarne il perché?

Dai primi giorni del conflitto, l’Ucraina ha dovuto gestire un’enorme quantità di problemi, tra i quali il 1.400.000 profughi interni provenienti dalle zone del Donbass occupate dai separatisti filorussi e dalla Crimea, illegalmente annessa alla Russia. La risposta della società civile è  stata esemplare e si sono attivate molte associazioni sul territorio. Purtroppo la disponibilità economica in Ucraina è molto scarsa a causa di oltre 26 anni di crisi. Noi abbiamo lavorato con la diaspora in Italia organizzando raccolte fondi per poter inviare vestiti,  cibo e materiale sanitario. Oltre a contribuire alle necessità pratiche ci interessa molto che ai profughi fuggiti dalla guerra arrivi un messaggio importante: non siete soli, non credete alla propaganda, i vostri fratelli sono qui e si occupano di voi.

Perché  hai nominato la Crimea? Li non c’è la guerra…

Prima  dell’annessione illegale alla Russia, le lingue ufficiali erano l’ucraino, il russo e il tataro. Ora è solo il russo e le minoranze etniche ucraina e tatara sono state vittime di gravi  discriminazioni e abusi fino  dai primi giorni. Molti hanno perso la casa o l’attività commerciale, in favore dei nuovi occupanti. Molte migliaia di persone hanno abbandonato la penisola temendo per la propria incolumità e quella dei propri cari. Al leader tataro e parlamentare ucraino Mustafà Djemilev è  stato vietato l’ ingresso sulla sua terra, la Crimea.
Ma di questo ci sarebbe molto da parlare.

La situazione sul terreno qual è?

Ora la situazione profughi è stabile, la guerra si percepisce solo sulla linea del fronte, ma tutto il paese si aspetta cambiamenti radicali e profondi. Si respira una certa insofferenza perché da una parte non è semplice mettere mano a gravi problemi che affliggono il paese, dall’altra ci sono molte forze che si oppongono ai cambiamenti. In molti casi il ”nemico” non è  oltre il fronte, bensì  all’interno del paese.

C’è un certo silenzio sul conflitto da quando sono stati raggiunti degli accordi di cessate il fuoco: quali sono le prospettive verso una pace definitiva?

Al momento il conflitto è  classificato ” a bassa intensità ‘: ciò  significa che due morti e cinque feriti in media al giorno e 3  milioni di persone in ostaggio di pazzi mercenari non sono urgenti per nessuno. Gli accordi di Minsk sono stati disattesi dai primi minuti successivi le firme. Putin non abbandonerà mai la Crimea perché strategica a livello militare. Il conflitto in Donbass serve alla Russia per tenere sotto scacco l’Ucraina e impedirle di sfuggire alla propria orbita. Sarà un conflitto congelato come è  stato, ed è  ancora, per Trasnistria, Ossezia del Nord, Inguscezia, Abkhazia e Nogorno Karabak. Forse a molti i nomi di queste regioni risulteranno sconosciuti; spesso siamo distratti quando le bombe cadono provenendo da est… comunque fanno  parte dello stesso disegno. La pace non sarà  possibile finché saremo indulgenti sulla violazione degli accordi internazionali e finché l’ ONU sarà immobilizzata dalla possibilità  di porre il veto da parte dei paesi più  potenti. Nel frattempo lavoriamo con la gente nell’intento di frenare l’escalation di odio e favorire l’avvicinamento tra i popoli a dispetto degli interessi delle élite dei potenti.

Oliver Turquet da Pressenza.com

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