Tutela dell’ambiente: mettiamola nella Costituzione

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Foto: Cittanuova.it

L’Italia è bellissima ma abituati a vederla senza guardarla, l’abbiamo trascurata. I padri costituenti ne erano coscienti e così scolpirono nella magna carta: «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». Nel lungimirante articolo 9 vengono espressi quei valori che, tra loro connessi, sono oggi cruciali per lo sviluppo di società chiamate a fare i conti con gli abusi arrecati alla terra.

Con la tutela del paesaggio i costituenti avevano colto che il nostro patrimonio di bellezze naturali e artistiche era di tale rilevanza da doverne dare rango costituzionale onde assicurarne la protezione per le future generazioni. Oggi questo passaggio meriterebbe di essere rafforzato. L’eco sviluppo è la sfida del secolo, le crescite economiche non possono più prescindere dal ripensare i modelli di crescita poichè le risorse naturali non sono infinite. Ciò comporta la ridefinizione dei sistemi urbanistici e delle reti per la mobilità nonché avere più cura delle fonti idriche, delle terre e biodiversità e altro ancora.

La sostenibilità è una rivoluzione culturale giacchè comporta la consapevolezza di tutti della necessità di stili di vita più sobri. I fatti vanno già in questa direzione anche se ora pare che il Presidente Trump voglia andare a ritroso nella storia. Ecologia ed economia sono due facce della stessa medaglia, “eco” richiama la comune radice greca “Oikos” ovvero alla casa con i suoi abitanti.

Il nostro Paese potrebbe divenire un esempio di sistema virtuoso capace di coniugare le opere dell’ingegno umano con l’ambiente. In questo senso i successi planetari di Expo e del Bosco verticale dell’Arch. Stefano Boeri sono emblematici. Ma v’è un di più di senso. Papa Francesco con la Laudato Sii ha rilanciato le ragioni teologiche che fanno dell’ecologia una questione evangelica cruciale. La Terra è stata affidata alla custodia dell’uomo e la sua salvaguardia è una esigenza profondamente biblica da cui derivano giustizia e pace.

La frontiera di un nuovo e più intenso impegno spirituale, culturale, economico e politico. Quindi allora il passaggio «..la tutela del paesaggio..» potrebbe essere attualizzato per rafforzare l’impegno della Repubblica nella tutela dell’ambiente e per la promozione di uno sviluppo sostenibile in quanto strettamente connessi ai primari diritti dell’uomo quali salute (art. 2) e lavoro (art.1). I tanti casi industriali di disastro ambientale evidenziano gli effetti nefasti derivanti dalla loro scissione. Questa modifica potrebbe meglio costituire la fonte giuridica per pensieri, progetti e azioni. La terra chiama, le facciamo eco?

Alberto Mattioli da Cittanuova.it

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