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Togo: l'opposizione manifesta dopo il golpe silenzioso

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Il colpo di stato dello scorso 5 febbraio in Togo è passato largamente inosservato sulla stampa italiana. Ma questo non vuol dire che la situazione non sia grave, anzi proprio l'assenza di attenzione da parte della Comunità Internazionale rischia di aggravare ulteriormente la situazione. Il presidente Eyadema, che ha mantenuto in modo violento e repressivo il potere per 38 lunghissimi anni nella totale disattenzione internazionale, è morto lo scorso 5 febbraio. I militari, violando la costituzione del Paese, hanno messo al potere il figlio del dittatore, Faure, al posto del Presidente del Parlamento, così come prescrive la costituzione.

Migliaia di persone sono scese in strada oggi a Lome, in Togo, per chiedere al nuovo presidente Faure Gnassingbé di lasciare il potere e per sottolineare che il Togo è una Repubblica e non una monarchia ereditaria. Solo ieri era stato tolto il bando di ogni manifestazione pubblica. Ieri si è recata nella capitale Lomé una delegazione dei Paesi dell'Organizzazione internazionale per la Francofonia (Oif). I rappresentanti delle comunità di lingua francese guidate dall'ex-presidente di Capo Verde Antonio Mascarenhas hanno chiesto al ministro degli Esteri Kokou Tozoun quali misure intendano adottare le autorità di Lomé per ristabilire l'ordine costituzionale. Faure Gnassingbé ha assicurato che si svolgeranno le elezioni presidenziali nel giro di 60 giorni, e oggi ha detto ai suoi sostenitori che intende candidarsi. I leader dell'opposizione criticano però la sua candidatura.

"Per l'occidente ovviamente nessun problema se si uccidono dei togolesi che lottano per la democrazia. Come si sa nel Togo non esiste nessuna produzione di petrolio, e dunque i diritti umani e la democrazia per i potenti signori del G8 non ha nessuna ragione di esistere" - scrive Andrea Genovali dell'associazione Puntocritico che continua con il racconto. "La forte risposta dell'Unione Africana e della Cedeao, invece, hanno costretto il figlio del dittatore ad osservare il limite di 60 giorni per andare a nuove elezioni, così come prescrive la costituzione. Ma questa disposizione ovviamente non garantisce niente, in quanto non c'è nessuna concreta garanzia che si possano fare vere elezioni trasparenti, né che i candidati presidenti dell'opposizione democratica possano svolgere una vera campagna elettorale".

"La Comunità internazionale, l'Unione Europea e il nostro governo debbono alzare la pressione sul governo del Togo affinché siano, appunto, garantite elezioni democratiche vere nelle quali tutti i candidati alla presidenza possano svolgere liberamente la propria campagna elettorale e che lo svolgimento delle operazioni di voto siano veramente trasparenti e libere. E' necessari dunque l'invio di osservatori internazionali che vigilino attentamente sul processo elettorale". L'associazione Puntocritico si impegnerà per questo a fianco della comunità togolese in Italia per cercare di alzare il livello di attenzione dell'opinione pubblica italiana e delle Istituzioni, governo e Parlamento in primo luogo. A tal fine aderisce con determinazione all'appello lanciato dalla Comunità togolese in Italia a difesa di una svolta democratica in un paese che da 38 anni ha conosciuto solo la violenza e della dittatura.

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